• L'EDITORIALE

Nuovi scenari politici

La mutevolezza quotidiana degli avvenimenti finanziari sta paradossalmente aumentando l'area di sostegno al governo. E Casini diventa autonomo dal Pd...


Sulla scena politica italiana di questi giorni sembrano tornati i grandi dilemmi della scienza politica: è l’economia a governare la politica o la politica a governare l’economia? E l’economia, per essere governata, va assecondata oppure va presa per le corna e addomesticata con la forza? Da un lato sembrerebbe che un governo che dopo ogni sua manovra va a vedere l’indice Mib sia un governo debole. Però se la forza della politica consiste nell’assecondare l’economia secondo il motto che Bacone aveva coniato per il governo della natura (non la si governa se non ubbidendole) allora un Presidente del Consiglio come quello che è andato in Parlamento giorni fa è un presidente forte. Egli ha detto di mantenere i nervi saldi, che la situazione è sotto controllo, che non bisogna guardare ogni cinque minuti la Borsa ma solo due volte al giorno, che la manovra approvata è sufficiente, che se ne riparlerà a settembre alla riapertura delle Camere.

Se infine il buon governo è quello che prende l’economia per le corna allora Berlusconi l’ha incarnato non quando ha parlato al Parlamento, ma qualche giorno dopo, quando in una conferenza stampa con Tremonti e Letta ha deciso di prendere il toro per le corna: anticipazione del pareggio di bilancio di un anno, 4 riforme non da poco da approvare entro breve, niente vacanze estive, non c’è tempo da aspettare.

Obiettivamente il cittadino risulta un po’ disorientato. Però di questi fatti è possibile anche dare una lettura più positiva ed ottimista. Il discorso di Berlusconi in Parlamento e la conferenza stampa di qualche giorno dopo possono anche venire intese come un uno-due nel calcio, due mosse coordinate tra loro in due tempi. In Parlamento il premier ha posto la cornice di quanto è tuttavia positivo, i punti fermi da cui partire e nella conferenza stampa è partito, proponendo delle vie d’uscita. Politicamente la mossa ha spiazzato l’opposizione di sinistra che, come noto, è divisa tra falchi e colombe e ha messo in crisi in particolare Bersani dentro il Partito democratico. Costui, infatti, è stato sorpassato da Letta e perfino dalla Bindi nella esclusione di elezioni anticipate e di governi tecnici e nella disponibilità a dare il proprio responsabile contributo al governo – seppure da posizioni nettamente distinte – in questo momento di difficoltà.


Ma l’uno-due ha prodotto anche un altro effetto molto interessante. Ha permesso a Casini di avere lo spazio necessario per smarcarsi dall’opposizione di sinistra e fare una seria opposizione di centro. Casini, infatti, ha subito percorso la strada della responsabilità e della collaborazione con il governo, proponendo una Commissione bipartisan ove si elaborino strategie condivise per uscire dalla crisi e suggerendo l’anticipazione delle misure previste dalla manovra. Politicamente un successo per Berlusconi.


I lettori che hanno assistito alle battute reciproche tra Berlusconi e Tremonti in conferenza stampa – il “siparietto” come lo hanno definito i giornali – avranno udito che è stato Berlusconi a proporre al ministro dell’economia il coinvolgimento della BCE. Tremonti, sempre in diretta davanti ai giornalisti, ha detto che bisogna pensarci ma in questo momento la BCE non sembra coinvolgibile. Ed invece è stata coinvolta, perché a fronte della anticipazione al 2013 del pareggio del bilancio, la BCE si impegna ad acquisire titoli di stato italiani e, così facendo, ridurre il divario con quelli tedeschi e limitare i danni per un aumento degli interessi a carico dello Stato. Anche in questo caso l’uno-due ha dato i suoi frutti: in Parlamento il premier ha confermato la linea tremontiana del quieta no movere, poi in conferenza stampa ha impresso un nuovo movimento all’iniziativa politica, passando dalla teoria che l’economia si governa assecondandola a quella che invece afferma che bisogna prenderla per  le corna.


Nella mutevolezza quasi quotidiana degli avvenimenti finanziari, nel continuo cambiamento di ruolo nel gioco delle parti politiche, nella grande pluralità dei soggetti interessati a questa commedia cui stiamo assistendo (ove il presidente Napolitano se la vede anche con Draghi, si taglia lo stipendio ma non riduce di una unità le 40 macchine blu del Quirinale) ci sono comunque elementi che possono realisticamente contribuire a ridurre la nostra ansia. La sinistra non è minimamente in grado di proporre una alternativa politica al governo; se lo facesse ora, del resto, l’iniziativa apparirebbe uno sprezzo del Paese in difficoltà e un atto di egoismo politico; attorno al governo aumenta l’area dei responsabili; Casini si sta muovendo in autonomia da Fini e Rutelli e sta andando verso il prossimo congresso del suo partito in un rapporto nuovo con il Pdl; si sta configurando la possibilità di collocare un certa collaborazione a livello parlamentare senza ammucchiate di tipo politico; la scelta di anticipare l’azione intercetta i desideri della Confindustria e della Cisl … insomma, non avremo una politica che prende l’economia per le corna, ma ci sono le probabilità di un percorso meno instabile di quanto potrebbe sembrare.

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