Nuova sinodalità, crescono gli appelli al Papa per dire basta
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La lettera aperta del vescovo olandese Mutsaerts è l'ultima iniziativa in ordine di tempo che chiede a Leone XIV di fermare le numerose fughe in avanti di vescovi che con il pretesto della sinodalità stravolgono la dottrina cattolica. La questione di fondo a cui si deve dare risposta è: cos'è la Chiesa?
Lo scorso 13 agosto il vescovo ausiliare di ‘s-Hertogenbosch (Olanda), mons. Robert Mutsaerts, ha pubblicato sul suo blog una lunga Lettera aperta a Papa Leone XIV nella quale si elencano in modo rispettoso ma deciso, bene argomentato e chiaramente esposto, i gravi motivi di inaccettabilità della “nuova sinodalità”, considerata negativa per la Chiesa e dannosa per la salvezza delle anime.
Questo intervento, evidentemente dettato da una grave preoccupazione e da un forte senso di responsabilità episcopale, si aggiunge ad altre richieste rivolte a Leone XIV affinché blocchi i numerosi processi che stanno facendo deragliare la Chiesa.
Avevamo segnalato nei giorni scorsi come i cardinali Sarah e Burke avessero chiesto al Papa di dire alcuni “basta!”: stop alla nuova sinodalità, non permettere la diffusione nelle diocesi del rapporto del Gruppo 9 al Sinodo su gender e omosessualismo, preservare la Chiesa dalle infiltrazioni pagane, rivedere o lasciare tacitamente decadere Traditionis custodes sulle limitazioni al rito tridentino.
Come riferito dalla Bussola, il 13 agosto anche i genitori delle scuole cattoliche della diocesi di Amburgo hanno scritto al Papa, chiedendogli di bloccare l’imposizione delle Linee guida sull’educazione gender voluta dal loro vescovo, Stefan Hesse.
A ciò si aggiunge ora la richiesta di un altro “basta!”, appunto quella del vescovo Mutsaerts sulla nuova sinodalità. I sinodi ci sono sempre stati ma riguardavano argomenti particolari e venivano aperti e poi chiusi, ma il nuovo sinodo sulla sinodalità è permanente – scrive il vescovo – e «si potrebbe paragonarlo ad una riunione che si protrae all’infinito su come si debba riunirsi». La sinodalità da strumento è diventata il fine e vuole essere un «paradigma ecclesiale permanente».
Anche se dialoga, la Chiesa – continua il vescovo – non è dialogo, ma una realtà ricevuta, per la quale San Paolo usa verbi come ricevere, trasmettere, conservare. La nuova sinodalità si interessa di strutture, partecipazione, percorsi decisionali, responsabilità delle donne, inclusività, funzionamento degli organismi ecclesiastici e questo mentre la fede della Chiesa è in enorme difficoltà: «meno evangelizzazione c’è e più commissioni sulla evangelizzazione si creano».
Un punto di realistica desolazione è quando nella Lettera si legge che «Si naviga senza bussola». La nuova sinodalità è un processo di analisi dei processi. «Durante le diverse fasi consultive – osserva il vescovo – sono stati ammessi temi che toccano questioni sulle quali la Chiesa ha già una dottrina chiara». Se si continua a discuterne per anni, si dà l’idea che possa essere rivista e le analisi sono destinate a cambiare la dottrina senza dirlo, oppure a suscitare aspettative che non si possono soddisfare. La nuova Chiesa sinodale non parte da quanto ha ricevuto, ma dall’ascolto dei desideri, esperienze, frustrazioni, aspettative delle persone di oggi, ma quando queste confliggono col Vangelo, è l’uomo che deve cambiare e non il contrario: «La Chiesa dei martiri non ha cambiato il mondo romano organizzando incontri di ascolto su come i romani potessero percepire la comunità cristiana in modo più inclusivo».
La Bussola a più riprese ha messo in evidenza i pericoli della nuova sinodalità, mostrando che essa è – come dice anche il vescovo Mutsaerts – un metodo che pretende però di essere non solo un metodo, bensì la modalità stessa dell’essere Chiesa nella sua essenza e in tutte le sue articolazioni. Così essa rivela di avere alle spalle una teologia neo-modernista che fa coincidere dottrina e prassi, essenza ed esistenza. In conclusione, il vescovo segnala che la questione è in fondo ecclesiologica e «riguarda la domanda: cos’è la Chiesa? È innanzitutto una comunità che cerca insieme ciò che deve diventare? Oppure è innanzitutto una realtà divina che ha ricevuto ciò che deve essere?».
Gli allarmi come quest’ultimo di monsignor Mutsaerts e gli appelli a Leone perché faccia qualcosa sono fondati: in questo pontificato nessun altro tema sembra avere questa rilevanza, perché la nuova sinodalità pretende di investire tutti gli ambiti della vita della Chiesa. E molte cose stanno sfuggendo di mano. L’iniziativa del vescovo di Amburgo, richiamata sopra, vi rientra appieno, dato che la nuova sinodalità procede con il metodo dell’inclusione esistenziale. Lo stesso vale per i vescovi messicani che hanno ospitato all’inizio di agosto il IV Incontro Nazionale della Rete Cattolica Arcobaleno del Messico e che hanno dichiarato che l’omosessualità non è un peccato; oppure i parroci e le comunità della Germania che continuano ad affidare le omelie ai laici nonostante il divieto vaticano.
Ogni giorno assistiamo a fughe in avanti di avventurieri ecclesiali sollecitati dalla nuova sinodalità intesa come un nuovo modo di essere della Chiesa. Mutsaerts dice invece che abbiamo bisogno di «cattolici che non si chiedono continuamente come la Chiesa debba adattarsi al mondo, ma che hanno il coraggio di invitare il mondo a lasciarsi trasformare da Cristo».
Il Papa darà udienza a queste richieste? I dati ci dicono che Prevost fosse convinto della nuova sinodalità già da molto tempo, fin da prima della sua elezione. Sul tema egli potrebbe quindi sistemare la svolta di Francesco. Ma la storia non sempre è fatta dai dati che la precedono. Altrimenti il vescovo ausiliare di ‘s-Hertogenbosch avrebbe tenuto per sé le sue preoccupazioni.
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