Non bestemmiare, l’iniziativa a difesa del nome di Dio
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Combattere la bestemmia promuovendo adorazioni di riparazione nelle parrocchie e diffondendo materiale antiblasfemo. «Quando si tratta dell’offesa al nome di Dio, sembra che tutto sia permesso», dice alla Bussola uno degli ideatori del progetto. Che mira a diffondersi.
«O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra!» (Sal 8,2). Il Salmo 8, come altri passi delle Sacre Scritture, ci ricorda la santità del nome di Dio, quella stessa santità che pure è oltraggiata in molteplici forme, tanto più nel mondo secolarizzato di oggi. È esperienza comune sentire bestemmiare praticamente ovunque e ormai chiunque – vecchi e bambini, uomini e anche donne. C’è chi bestemmia con l’intenzione diretta di offendere Dio e i credenti, chi per rabbia, chi per abitudine, profanando il nome di Dio come se ciò fosse un mero intercalare. Un panorama desolante, di fronte al quale anche tra i fedeli c’è assuefazione o rassegnazione, e quasi nessuno si preoccupa di riparare le offese contro il Signore.
Ma in Friuli è sorta da alcuni mesi un’iniziativa che si propone proprio di risvegliare nei credenti lo zelo verso il nome di Dio e quindi verso il rispetto del secondo comandamento. A portarla avanti sono due fratelli, Alessio e Patrizia Console Pentrelli, che nell’ottobre 2025 – ispirati dall’idea di continuare la missione della madre defunta (Adriana Parisi, curatrice a suo tempo, con il francescano Adeodato Padovan, di un libriccino autoprodotto intitolato Dio ti ama, non bestemmiarlo) – hanno lanciato un sito Internet, https://holyname.it/, in cui sono raccolti articoli che riflettono sull’onore da dare al nome di Dio, si danno consigli per smettere di bestemmiare, si mette a disposizione di tutti del materiale antiblasfemo, come vari tipi di volantini da stampare e delle dispense che possono servire come traccia per organizzare adorazioni eucaristiche di riparazione.
L’idea alla base è che solo restituendo a Dio l’onore dovuto al Suo nome le nostre società potranno cambiare. Come si può pensare infatti che una società possa essere orientata al bene quando molteplici sue attività – da quelle più materiali a quelle culturali, al lavoro e a casa – vengono compiute offendendo il nostro Creatore? «Questo è un tema su cui regna un assoluto silenzio, la società parla di tutt’altro. Viene chiesto di rispettare qualsiasi idea, qualsiasi ideologia, si pensi a tutto il controllo sulle parole tipico del politicamente corretto. Ma quando si tratta dell’offesa al nome di Dio e al credo dei cattolici, quindi a ciò che c’è di più sacro, sembra che tutto sia permesso, e si invocano la libertà d’espressione, la satira e altre giustificazioni», ci dice al telefono Alessio Console Pentrelli, un avvocato, sottolineando la contraddizione.
Una piaga, quella della bestemmia, che spesso non è avvertita nella sua gravità nemmeno dai credenti e dal clero. «Possiamo dire che il tema non scalda molto. Abbiamo scritto a delle diocesi del Nord Italia, a uffici di comunicazione sociale, a parrocchie, e non abbiamo ricevuto risposta quasi da nessuno. Certamente, questi organismi sono a volte presi da mille cose, dalla burocrazia, quindi forse non c’è il tempo di rispondere oppure ci può essere anche il fatto che si tratta di un tema che si ha paura di affrontare, cioè forse spaventa un po’ richiamare qualcuno su un comportamento che è peccato. In altri casi abbiamo ricevuto rinvii sine die oppure ci è stato detto che i modi non sono corretti o che le priorità sono altre».
Ma c’è anche chi ha accolto e favorito l’iniziativa, come la diocesi in cui vivono i suoi promotori, cioè quella di Concordia-Pordenone, che ha inserito sul proprio sito online la dispensa ideata per riparare le offese al nome di Dio tra le iniziative proposte per la Quaresima del 2026. E proprio durante l’ultima Quaresima i fratelli Console Pentrelli sono riusciti a organizzare sei adorazioni eucaristiche di riparazione – con incluse preghiere, letture e meditazioni in onore del nome di Dio – in sei diverse parrocchie della loro diocesi. «Abbiamo organizzato queste veglie con sacerdoti di cui conoscevamo la particolare sensibilità. Il riscontro è stato positivo. Alle adorazioni hanno partecipato in media una cinquantina di fedeli e una, in Veneto (a San Stino di Livenza), ha ricevuto anche l’attenzione della stampa locale, perché un giornalista è rimasto stupito da questo tipo di iniziativa, il che la dice lunga su come su questo tema regni il silenzio sia nella società che a livello ecclesiale».
L’obiettivo è diffondere l’iniziativa in altre parrocchie e diocesi, ma per questo è necessario che altri fedeli si mobilitino, sull’esempio dei santi che hanno sempre provato un particolare dolore per gli oltraggi al nome di Dio. Non solo Dio stesso ci ha lasciato un comandamento al riguardo, ma ha anche rivelato in epoca contemporanea – vedi i messaggi alla mistica carmelitana francese, suor Maria di San Pietro (1816-1848), a cui consegnò anche una preghiera ad hoc, detta “la Freccia d’Oro” – quale cura avrà verso quei Suoi figli che si premurano di offrirgli riparazione per le bestemmie.
