• INTERVISTA

Nella storia di Hong Kong un ponte per la Cina

L'archivio della diocesi di Hong Kong, è una miniera di documenti e testimonianze sullo sviluppo della Chiesa in questa parte della Cina. Parla padre Louis Ha Ke-loon, archivista della diocesi e insegnante di Latino nelle università di Hong Kong.

Atto di costituzione della prefettura apostolica di Hong Kong

Passeggiando per Hong Kong e guardando edifici religiosi e civili provenienti dal remoto passato, non possiamo fare a meno di pensare all’importanza della memoria storica. Senza memoria storica siamo nulla, viviamo in una sorta di Alzheimer che non ci permette di fare tesoro degli esempi dei nostri padri e anche di imparare dai loro errori. Al filosofo George Santayana è attribuita questa frase: “Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla”. Il grande Cicerone diceva “historia magistra vitae”. Molte delle polemiche intorno ai rapporti fra Cina e Vaticano possono riferirsi anche ad una diversa interpretazione della storia e dei suoi sviluppi recenti, interpretazione basata su conoscenze diverse e a volte parziali.

Proprio per dare un poco di senso in profondità a questa situazione, è utile parlare con un sacerdote cinese che da 20 anni è archivista della diocesi di Hong Kong e appassionato latinista. Padre Louis Ha Ke-loon è sacerdote da quasi cinquant’anni ed esperto conoscitore della complessa storia della sua diocesi, a cui ha dedicato studi approfonditi. Padre Ha mi ha fatto visitare l’archivio e mi ha permesso ammirare l’originale dell’atto di fondazione di questa diocesi, l’atto che istituiva la prefettura apostolica nel 1841. 

Padre Ha, qual è l’importanza del vostro archivio per la storia del cattolicesimo di Hong Kong?
Qui abbiamo il primo documento che testimonia l’istituzione della prefettura apostolica di Hong Kong nel 1841, data che stabilisce l’inizio della missione cattolica nella nostra città sotto la dipendenza diretta di Propaganda Fide e indipendentemente dalla diocesi di Macao e quindi dal “padroado” portoghese. Questo è il documento più antico che abbiamo.

Quali sono gli altri importanti documenti del suo archivio?
Ce ne sono tanti, perché la storia di Hong Kong è molto abbandante e attraversa diversi periodi. Abbiamo i documenti delle missioni italiane, delle suore figlie di san Paolo di Chartres, le canossiane, che furono un grande aiuto per la missione. Poi quando la missione è passata nelle mani del clero locale, a partire dal vescovo Francis Xavier Hsu Chen-Ping, abbiamo i documenti anche di questa fase, compresi i documenti dei primi cardinali, che attestano questi importanti cambiamenti.

Hong Kong è stata ed è una città molto importante per i contatti con la Cina continentale, una città in cui si sono rifugiati molti che fuggivano dalle persecuzioni religiose, compresa la nostra religione cattolica. Abbiamo testimonianza di questo nell’archivio?
Ci sono delle corrispondenze, lettere e fotografie dei primi missionari espulsi dalla Cina. Possiamo vedere il clero di Hong Kong che andava a ricevere questi missionari ai confini con la Cina.

Avete contatti con archivi della Cina continentale?
È difficile. Poi adesso ufficialmente c’è una separazione dal Vaticano e noi, che siamo parte della Chiesa Cattolica universale, abbiamo difficoltà ad avere questi contatti. Ufficiosamente ci sono contatti, attraverso persone private. Anche per studiosi appartenenti alla Chiesa patriottica è difficile fare studi al di fuori della Cina, perché non hanno il permesso per fare questo. Ci sono comunque preti e suore di questo gruppo che vengono a Hong Kong e che vogliono sapere le notizie storiche che qui abbiamo.

La Chiesa in Hong Kong è stata fondata dai missionari europei, in buona parte Italiani. Lei pensa che i cattolici di oggi di Hong Kong, in grande maggioranza cinesi, hanno una memoria storica di questi fatti?
Io penso che hanno memoria storica. C’è un’impressione molto profonda dei sacrifici che questi missionari e missionarie hanno fatto, che sono stati un fondamento per lo sviluppo di Hong Kong.

Lei è anche molto impegnato in ambito universitario per l’insegnamento del latino. C’è interesse per questa lingua.
Siamo una città influenzata dalla civiltà occidentale e questa civiltà ha come fondamento la cultura romana e il latino. Il modo di vedere la realtà è romano. È molto importante per i cinesi di sapere e conoscere come questa civiltà ha sviluppato le scienze, la democrazia, etc. Io quando insegno latino cerco di insegnare attraverso la lingua anche la civiltà. Gli universitari partecipano, ogni anni quasi 30 studenti partecipano da varie facoltà.

In questi giorni viviamo tempi di tensione sulle politiche vaticane nei riguardi della Cina e ci sono state nei media molte polemiche. Lei è sacerdote da 47 anni, quindi ha una lunga esperienza. Che idea si è fatto?
Vedendo la realtà sono pessimista, ma guardando con gli occhi della fede non posso fare a meno di nutrire speranza.

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