Monte Berico, 600 anni di fede e devozione
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Ricorre oggi il sesto centenario della prima apparizione della Vergine a Vincenza Pasini. Due anni dopo una nuova apparizione con la promessa di far cessare la peste e la richiesta di un tempio a lei dedicato, dove ancora oggi risuona un messaggio di speranza.
Un volto giocoso e giocondo, affettuoso e cordiale. In una parola materno. Di quella maternità accogliente, che ti avvolge in un abbraccio carico di amore. Qui, davanti a lei, ti senti figlio davvero. È la grande, grandissima statua della Madonna del Monte Berico. Oggi ricorre il seicentesimo anniversario delle apparizioni che coinvolsero l’anziana donna vicentina Vincenza Pasini. Quella statua sembra che ti parli, ti inviti a non temere, ad avere fiducia nel Signore. La devozione popolare è tanta: un grande santuario per un grande popolo fedele.
Un santuario che sorge su un colle che domina a sud-ovest la città di Vicenza, il Monte Berico appunto. E per giungere in questo luogo santo, due sono i percorsi che è possibile percorrere, oltre alla strada per le autovetture. L’uno è detto “dei portici”: il percorso passa attraverso circa 700 metri di porticati intervallati da 15 piccole cappelle che simboleggiano i 15 misteri del Santo Rosario. E poi c’è l’interminabile percorso di ben 192 gradini che comincia dal grande Arco delle Scalette eretto in onore della Beata Vergine in piazzale Fraccon nella città di Vicenza. Tutto qui, a Monte Berico, diviene poesia, preghiera, affidamento.
Luogo di devozione certamente, ma anche uno scrigno d’arte. A cominciare dalla famosa Cena di san Gregorio Magno di Paolo Veronese: un dipinto ad olio su telaposto sulla parete di fondo dell’antico refettorio del convento dei Servi di Maria a cui è affidata la cura della chiesa. Il quadro raffigura il momento in cui il pontefice Gregorio Magno, durante la tradizionale cena nella quale invitava i poveri, riconosce fra questi Gesù Cristo posto alla sua destra. Altra opera da ricordare è la pala dell’altare dedicato a san Giuseppe: vi è affigurata la Sacra Famiglia in Egitto. La pala è del 1796, opera di Francesco Menageot. Altra opera meritevole d’attenzione è la tela che ritrae l’Incoronazione della Vergine, opera di Jacomo Palma il Giovane, dipinta nel 1606.
Ma l’attenzione di tutti è solo per la statua della Vergine, all’altare maggiore. Domina tutto il santuario per la sua grandezza e bellezza artistica e spirituale. L’opera risale al 1428 circa. La Vergine è ritratta nella tipica iconografia quattrocentesca come Madre della Misericordia. Il grande volto, le braccia spalancate, il mantello che accoglie sotto la sua protezione i suoi figli. Immensa, grandiosa, posta in una grandissima nicchia, l’immagine è di pietra tenera dei Monti Berici, alta 1,70 metri, opera di Nicolò da Venezia. La corona che porta sul capo, invece, è del ‘900 realizzata da un gruppo di orafi vicentini: venne offerta alla Madonna dall’allora patriarca di Venezia, il cardinal Giuseppe Sarto, il futuro papa Pio X.
Ma perché è così importante questo santuario? Qual è la sua storia che ha suscitato così tanta devozione popolare? Dobbiamo fare un salto indietro nel tempo e arrivare al 7 marzo 1426 quando la Vergine Maria apparve a una donna del popolo, tale Vincenza Pasini. La donna fu testimone anche di un’altra apparizione: quella del 1° agosto 1428. È importante contestualizzare queste apparizioni della Vergine in un territorio come quello vicentino. All’epoca, da circa venti anni, il territorio viveva un susseguirsi di pestilenze. La Vergine allora chiese alla Pasini di far edificare in quel luogo, il Monte Berico, un santuario. Solo allora, la peste avrebbe finalmente lasciato quel territorio ormai così devastato. E così avvenne. La peste, grazie alla costruzione di questa chiesa, lasciò il popolo vicentino.
La prima pietra del santuario fu posta dal vescovo di Vicenza, monsignor Pietro Emiliani il 25 agosto 1428. Ovviamente, la chiesa non era quella che oggi possiamo ammirare: si trattava di una piccola “cappella” che venne costruita in soli tre mesi. L’anno dopo, sorse il convento: l’area sacra doveva essere custodita. I primi a custodire il piccolo luogo mariano furono i Brigidini, appartenenti all’Ordine del Santissimo Salvatore di santa Brigida, che rimasero al Monte Berico per circa sette anni. I Servi di Maria arrivarono solo il 1° giugno 1435: vennero da Brescia guidati da tale fra Antonio da Bitetto. La grande espansione del santuario avvenne nel 1578, ad opera del celebre architetto Andrea Palladio, in seguito a un voto della città di Vicenza: di ciò non abbiamo alcuna traccia perché il nuovo santuario palladiano venne demolito nel 1688, in occasione della costruzione di un nuovo edificio barocco che comunque si ispirò molto all’edificio del Palladio.
Un luogo sacro, due apparizioni, un messaggio di speranza: tutto questo è Monte Berico. Il fedele che vi giunge, con il cuore, si ritrova “rispecchiato” in quelle figure che sono poste sotto il manto della Vergine. Sale sul Monte, entra nel santuario, giunge davanti alla statua materna e sulle labbra non può che avere una sola preghiera, la supplica alla Madonna di Monte Berico: «O Vergine Santissima, Madre di Dio e Madre mia Maria, ti ringrazio che ti sei degnata di apparire sul Monte Berico e ti ringrazio per tutte le grazie che qui concedi a quanti a te ricorrono. Nessuno mai ti ha pregato invano. Anch’io a te ricorro e ti supplico, per la Passione e Morte di Gesù e per i tuoi dolori: accoglimi, o Madre Pietosa, sotto il tuo manto, che è manto materno; concedimi la grazia particolare che ti domando. Proteggimi da ogni male e specialmente dal peccato che è il male più grande. Deh! fa’, o Maria, Madre mia, che io goda sempre della tua amorosa protezione in vita e più ancora in morte e che venga poi a vederti in cielo e a ringraziarti e benedirti per sempre». E il volto di Maria, così “paffuto” e gioviale, sembra risponderti con un materno sorriso che esprime una sola parola: Amen.
- Per approfondire le apparizioni mariane con i Libri della Bussola leggi: Perché appare la Madonna, di Diego Manetti
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