Mons. Moth: il celibato è controcorrente, come il Vangelo
L'aumento dei nuovi cattolici e il calo dei nuovi preti: intervistato da The Pillar il neo-arcivescovo di Westminster non si esalta per i primi e non si allarma per i secondi. La risposta non sta nelle fughe in avanti ma nel testimoniare l'amore di Dio in un mondo che vive tutto "a tempo determinato".
Ci va cauto a parlare di risveglio della fede mons. Richard Moth («aspettiamo cinque o dieci anni e poi vediamo cosa è successo»), ma soprattutto mette in guardia dal basare tutto sui numeri. Però i numeri del suo primo triduo pasquale da arcivescovo di Wesminster lasciano ben sperare: «Al nostro Rito di Elezione qui nella cattedrale di Westminster quest'anno, c'erano 790 persone – e non provenivano da tutte le parrocchie della diocesi – che si preparavano al battesimo e alla cresima. Nella mia vecchia diocesi di Arundel e Brighton, quest'anno hanno dovuto celebrare due Riti Elettivi. In realtà, ci siamo resi conto già l'anno scorso che avremmo dovuto farlo perché eravamo un po' troppo affollati. E in tutto il Paese si registra un aumento dei partecipanti», riferisce in una recente intervista a The Pillar.
«Ho iniziato a leggere la Bibbia. Cosa devo fare ora?», chiedono sempre più giovani ai parroci, segno che, comunque si vogliano leggere i numeri, qualcosa si muove. «Alcuni potrebbero dire che, beh, il mondo si trova in una situazione un po' difficile. Le persone si stanno forse rivolgendo alla fede per questo motivo? Può darsi», ma per mons. Moth i fattori sono molteplici, «non lo attribuirei a una sola causa. Sarebbe troppo semplicistico».
Battesimi in calo, cresime in aumento: motivo in più per non fermarsi alle cifre – «il dato di fatto è che la popolazione è in calo. Nascono meno bambini, quindi ci saranno meno battesimi. Questa è solo la mia esperienza personale, ma nella mia precedente diocesi (Arundel e Brighton), l'anno scorso il numero di cresime ha superato le mille», mentre rileva un dato interessante sui matrimoni: «Le parrocchie preparano al matrimonio molte coppie che poi si sposeranno all'estero».
In calo anche i nuovi preti, ma per l'arcivescovo non è che un ritorno a cento anni fa: l'eccezione, almeno in Inghilterra, semmai è la situazione vissuta finora « in cui, a causa di un significativo aumento delle vocazioni dopo la Seconda Guerra Mondiale, avevamo quasi più sacerdoti di quanti ne avessimo mai avuti prima». Ragion per cui non intende la situazione attuale come una «gestione del declino», ma come «un'opportunità» per ricalibrare le forze e coinvolgere tutti nella missione della Chiesa: «Il cammino sinodale che Papa Francesco ci ha chiesto di intraprendere è un aiuto in questo senso, perché non riguarda la dottrina, ma il modo in cui svolgiamo il nostro ministero» (si condivida o no il giudizio sulla sinodalità, è interessante notare che mons. Moth non la intende come un via libera al ribaltone dottrinale).
E il celibato? Per mons. Moth è «un grande dono per la Chiesa». L'intervistatore pone una domanda precisa evocando mons. Johan Josef Bonny, il vescovo di Anversa (Belgio) che vede nei preti sposati la risposta al calo di vocazioni. Un esempio da seguire anche a Westminster? «Risposta semplice: no». E spiega che «in una società in cui le persone tendono a non dedicarsi a una professione per tutta la vita», se chiedessimo a una persona di restare celibe, obbedire a un vescovo, pregare l'ufficio divino per cinque anni ci proverebbe, chiederlo per tutta la vita «è una richiesta impegnativa. Ed è controcorrente. Ma non c'è niente di male nell'essere controcorrente. Anzi, credo che ci troviamo in un momento in cui questi segni controcorrente del Vangelo diventano sempre più importanti, perché ci parlano delle vie di Cristo. Ci parlano, in definitiva, delle vie del regno dei cieli» e le varie vocazioni (sacerdozio, matrimonio, diaconato, vita religiosa) «sono diverse sfaccettature dell'amore di Dio». Che non è a tempo determinato.

