Medicalizzare i corpi
GenerAzioneD recensisce positivamente un articolo che chiede alla società di accettare la transessualità, altrimenti rimarrebbe la mera medicalizzazione dei corpi.
«GenerAzioneD è un’Associazione Culturale apartitica, aconfessionale e priva di scopi di lucro, il cui obiettivo è informare in merito alle problematiche della disforia/incongruenza di genere in bambini, adolescenti e giovani adulti», così si legge sul sito di GenerAzioneD.
Sempre su questo sito si trova una recensione del saggio di Roberto Pugliese del 2025 “Curing the World by Modifying Bodies: The Medicalization of Cultural Discomfort”. Come spiega l’abstract, l’articolo «esamina il modo in cui le società contemporanee tendono a trasformare i conflitti simbolici, relazionali e culturali in problemi individuali da trattare clinicamente».
Nella recensione, citando il contenuto dell’articolo, si legge: «In diverse culture non occidentali, come alcune popolazioni native nordamericane, la tradizione hijra nel subcontinente indiano o la figura dei faafafine nelle Samoa, esperienze di genere non binarie trovano un riconoscimento sociale senza bisogno di medicalizzazione. La sofferenza non scompare, ma non viene trasformata automaticamente in patologia perché esiste uno spazio simbolico che accoglie la differenza. La medicalizzazione del disagio culturale appare come il segno di una fragilità simbolica, di una cultura che preferisce modificare i corpi piuttosto che rivedere le proprie categorie di normalità, identità e benessere».
In sintesi l'autore dice: cambiamo la mentalità corrente perché possa riconoscere la transessualità, altrimenti ci riduciamo ad operare le persone senza aver risolto il problema a monte. Ovviamente questo non è accettabile, inoltre una cultura pro trans non solo non elimina le operazioni di “cambio” del sesso, ma le incentiva.
GenerAzioneD purtroppo ha sposato questa impostazione orientata alla legittimazione della transessualità.


