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La storia

Martina, la bambina in missione per la Madonna

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«Sin dalla nascita era guidata da qualcuno, anche se lo capimmo con chiarezza solo quando si ammalò: Maria Rosa Mistica entrò nella sua vita dopo che le fu regalata un’immaginetta». La storia di Martina Kluzer, morta a 7 anni per un tumore, dopo aver offerto la sua vita a Gesù e Maria per la conversione dei cuori: la Bussola ha intervistato i suoi familiari.
- Il dossier su Rosa Mistica

Ecclesia 08_07_2026

È fra i vecchi palazzi della periferia milanese, in una famiglia umile, che il Signore ha voluto manifestarsi in maniera straordinaria. Un fatto accaduto circa vent’anni fa, custodito a lungo e divulgato solo ora tramite un racconto pubblicato da Ares e intitolato Martina, il Cuore e la Rosa. Così, mentre la santità sembra il retaggio di un passato che si è chiuso con la morte di figure pubbliche come san Giovanni Paolo II o santa Teresa di Calcutta, in un secolo che colpisce l’innocenza, rendendo così meno limpido agli uomini il volto di Dio, i giganti della fede e della mistica oggi sono i santi bambini. Pare che Dio se li prenda prima che la società li possa sedurre e che li istruisca, li guidi, chiedendo loro un’offerta totale. Così ha fatto anche con Martina Kluzer († 7 giugno 2007), indicando al mondo come vivere e morire (a sette anni) senza la paura da cui oggi è assalito.

Con le altre tre figlie e il marito a fianco, Giovanna Pupillo Kluzer, mamma di Martina e autrice del volume insieme al giornalista Riccardo Caniato, spiega alla Nuova Bussola Quotidiana: «Era il 1999, io e mio marito Claudio eravamo ventenni quando concepimmo Martina. Ci volevamo bene ma non conoscevamo Gesù e i suoi insegnamenti, eppure Dio ha avuto misericordia di noi». Giovanna, infatti, aveva sognato san Pietro e san Carlo Borromeo che le dicevano che avrebbe ricevuto un dono: «All’inizio non capii, ma poi scoprii di aspettare Martina. La gravidanza si rivelò difficile per alcune infezioni contratte. In ospedale sognai padre Pio che riconobbi perché la mia famiglia d’origine è pugliese ma nonostante gli antibiotici i medici dissero che la piccola era a rischio. Quella notte, dormendo, vidi una grande mano che ne stringeva una piccina. La mattina gli indici infettivi erano scesi. Pochi giorni dopo mi sposai».

Martina nacque e «notammo qualcosa di particolare dalla prima infanzia: c’era un mistero dentro di lei. Non era difficile crescerla, ma capirla. Dovevo essere delicata, anche perché lei era rispettosa, riflessiva, per nulla egocentrica». Nel libro si capisce che c’era qualcuno a educarla, oltre ai genitori: «Era una bambina normale: amava le barbie e il cioccolato. Adorava i travestimenti. Però già all’asilo, se io e suo padre litigavamo, ci rimproverava; e se lui guardava le vallette in tv, lei spegneva e lo sgridava». Ma i genitori pensavano «fosse solo particolare, anche se a volte mi chiedevo come facesse a insegnarci il bene e il male con quella autorevolezza». Martina, poi, era solita pensare agli altri: «Se riceveva soldini dalla nonna, comprava vestiti per me. Si privava delle sue cose per donarle a chi chiedeva la carità e con la malattia ancora di più».

La sorella Doriana, che visse i primi cinque anni della sua vita insieme a Martina, racconta: «Ricordo il corridoio del reparto e in fondo un salone con i tavoli per i bambini, i giochi, l’angolo dei disegni e dei bracciali e lei lì, felice, a creare nuove cose da donare ai piccoli malati a letto». Solo ora Doriana capisce l’eccezionalità di una «bimba sottoposta a cure pesanti ma piena di vita. Io non vedevo l’ora di stare con lei perché il suo obiettivo era farmi divertire, preoccupata della fatica che dovevo fare io a causa dei suoi ricoveri. Prima di morire, quando voleva solo pregare, mi fece spazio nel letto perché desideravo vedere con lei un cartone. Poi si rimise a pregare». La famiglia spiega che «in ospedale lei si divertiva. Durante una terapia si mise a ballare sul letto con la flebo attaccata e, quando un dottore entrò e la sgridò chiedendole cosa combinasse, gli rispose che stava ballando. Lui scoppiò a ridere, cosa che in quel reparto i dottori non fanno».

I genitori si erano già accorti che Martina vedeva la Madonna e parlava con Gesù. Spiega Giovanna: «Sin dalla nascita era guidata da qualcuno, anche se lo capimmo con chiarezza solo quando si ammalò: Maria Rosa Mistica entrò nella sua vita dopo che le fu regalata un’immaginetta. Nello stesso tempo cominciammo a pregare al santuario della Bozzola: stavamo andando da mia sorella, allora buddista e oggi cristiana grazie a Marti, ma ci perdemmo trovandoci davanti al santuario. Mia figlia volle entrare e noi la assecondammo. Conobbe don Gregorio che la invitò ad andare a pregare lì ogni mercoledì sera, partecipando alla Messa di guarigione e liberazione. Non ne volle perdere una. Quando don Gregorio passava tra i banchi benedicendo, Marti mi diceva di vedere Gesù di fianco al sacerdote che toccava le persone, a quel punto si abbassava, metteva le manine giunte e pregava. Nello stesso periodo cominciò a chiederci di continuo di andare a Montichiari dove c’è la cappella di Rosa Mistica (la Madonna apparì a Pierina Gilli e la Chiesa ha concesso il nihil obstat al culto, ndr). Il viaggio in auto durava oltre un’ora. Mio marito una volta disse “no”: era stanco, Doriana anche, e poi, avendo perso il lavoro per stare con lei, dovevamo vigilare sulle spese. Ma lei piangendo implorò: “Non capite? La Madonna mi sta chiamando”. Non riuscimmo più a opporci».

Sono molte le richieste che la Madonna faceva a Martina, ma quel giorno fu particolare perché «era stata in ospedale dalle 7 alle 16 per la chemioterapia. Quando arrivammo a Montichiari corse prima da Gesù Crocifisso, di seguito nella cappella della Madonna, poi giù verso la chiesa, il tutto scalza. Prima di entrare baciò la croce (che ora sta sotto la scalinata, ndr), poi immerse i piedi nella fonte gelata, stette dentro a lungo girando e pregando. Infine, come sempre, salì e scese la scala in ginocchio». Cosa prova un genitore nel vedere una figlia aggiungere sacrifici a quelli già richiesti da cure pesantissime? Lo ricorda Giovanna: «La sgridammo perché si faceva male a fare le scale così, ma alla fine cedevamo alla sua forza e fede». E lei?: «Quella volta rispose che c’erano bambini in istituto che non potevano andare dalla Madonna, doveva farlo per loro». Martina non ebbe vita facile neppure a scuola: «C’erano bambini che per ignoranza pulivano la sedia da cui si era alzata e le stavano lontani. Io la invitavo a reagire e lei mi spiegava che anche Gesù subiva cattiverie ma che il male si vince con il bene». Giovanna faticava a capire, ma «ha vinto lei: tutti i suoi compagni vennero a vederla nella bara e dicevano che profumava, che era bella, rosa e sorridente. Al funerale furono in duecento dalla scuola».

Era buona ma non buonista: «Quando si avvicinava qualcuno in cui non c’era ignoranza ma malizia, abbassava la testa e taceva. Se vedeva che mi aprivo si faceva seria, io capivo e mi fermavo». Padre Serafino Tognetti, nella postfazione del libro, parla di una bambina dalla limpidezza straordinaria perché «come esige la vita cristiana il suo bene è il bene degli altri». La mamma conferma: «Quando andammo a Lourdes volle riempire il camper di taniche di acqua da portare all’istituto dei tumori: entrò in ogni camera, chiese a tutti di bere e anche se le persone dicevano di non credere lei replicava: “Fatelo comunque e se volete dite l’Ave Maria, che è meglio”. Diede l’acqua anche ai dottori. La maggioranza delle persone era lontana dal Signore ma bevvero tutti. Fu una grande grazia». Martina «si arrabbiava se i medici non ridevano, se il don che le portava l’Eucaristia (che prese con anticipo, ndr) era triste e mi diceva di ricordargli che era contenta di dare la vita a Dio».

Ma cosa vuol dire che decise di offrirsi a Gesù? Ci risponde la madre: «Ci dimostrò prima che tramite la preghiera e la fede Dio può tutto e poi che il fine della vita è il cielo». Commossa insieme al marito, Giovanna sottolinea: «Era completamente guarita ma quando ce lo comunicarono non era sorpresa perché era certa che Dio avrebbe risposto alle preghiere». Insomma, Martina non mollava fino a quando non otteneva, come emerge da altri episodi. «Ma ci svelò di più»: dopo una Messa alla Bozzola si addormentò in macchina e sognò la Madonna che le chiese se voleva andare con lei. «Le domandai cosa avesse risposto e, quando mi disse “sì”, mi arrabbiai. Ma lei replicò che non dovevo, perché aveva ottenuto in cambio il Paradiso per me, mio marito e Doriana e la grazia di sentirla sempre presente. Anche don Gregorio, contrariato, le chiese il perché della sua scelta: la risposta era che noi dovevamo fidarci della Madonna».

In un mondo che repelle la sofferenza Martina, ormai agonizzante, rifiutava perfino la morfina. «Diceva che altrimenti non riusciva a dialogare con Gesù e che Lui era l’unico in grado di alleviare la sua sofferenza». Sul letto di morte accaddero dei prodigi: «La vedevo dialogare con qualcuno e muoversi toccando cose che non vedevo. Le facevo domande e mi diceva a fil di voce che stava accarezzando Gesù, che era bellissimo e che la stava guarendo». In effetti Martina a un certo punto cominciò a muoversi nonostante la paralisi alle gambe, «ma poi mi disse che Gesù le aveva richiesto se voleva essere guarita nel corpo oppure seguirlo in Cielo realizzando un progetto che aveva per lei. Volle andare con Lui e disse il suo secondo “sì”. Dopodiché le gambe si bloccarono di nuovo, solo il giorno dopo alle 15 le sovrappose mettendosi nella posizione del crocifisso. Cercai di mettere giù la gamba per lo spavento, ma non ci fu verso. Le offrimmo l’acqua perché aveva detto di aver sete ma poi la rifiutò. Salì in cielo quella sera, con il volto della gioia».

È così che Martina oggi appare in sogno a diverse persone, guarendo bambini e malati. Un progetto che si sta realizzando: «Ed è vero, la sento presente», conferma Giovanna insieme alle figlie: «Quando la preghiamo per qualche scelta importante ci dà segni chiari per indicarci la via, ci mette vicino forme o animali che lei amava, come cuori, coccinelle o farfalle». In effetti Martina pare viva in questa casa, conosciuta e custodita come un tesoro anche dalle due sorelle nate dopo di lei. Grazie a Martina persone lontane da Dio si convertono oggi come durante la sua vita terrena. «Il primo convertito sono io», chiarisce papà Claudio: «La malattia fu una bastonata, ma lei ci mostrò Gesù vivo e operante. Era una combattente e mi è stata donata perché avessi la fede e la speranza con cui affronto il presente».



IL NUOVO LIBRO DELLA BUSSOLA

"Il Chicco di Grano": Dio parla attraverso dei "santi giovani"

Quello di Costanza Signorelli non è solo un libro che raccoglie storie di santi bambini e adolescenti dei nostri giorni, attraverso le loro parole e quelle dei loro genitori, ma è la descrizione di un messaggio che si intravede nella trama di queste brevi ma eloquenti esistenze. Da Il chicco di grano. Storie di “Santi Giovani” in mezzo a noi emerge infatti il desiderio di Dio di svelare al mondo la via per conoscere il Suo amore vivo ora.

LIBRI DELLA NUOVA BUSSOLA

"Nata per il Paradiso": la storia della bimba che cambia i cuori

Come può l’esistenza di una martire che ha sofferto praticamente tutta la sua breve vita svelare l’amore immenso che Dio può nutrire per una Sua creatura? Costanza Signorelli lo racconta in Nata per il Paradiso. La straordinaria vita di Laura Degan. Un libro "scandaloso", che dimostra la carnalità della presenza di Dio accanto agli uomini e che fa venire voglia di donarGli la vita.

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Per il 13 luglio la Madonna ha chiesto una particolare devozione a beneficio specialmente delle anime consacrate che tanto offendono il Signore. Tale richiesta è stata avanzata il 13 luglio 1947 a Pierina Gilli, la «piccola» veggente di Montichiari, le cui apparizioni sono ancora materia di studio della Chiesa.

Il decreto

Nulla osta per Rosa Mistica, frutto del dialogo Brescia-Roma

09_07_2024 Ermes Dovico

Prima la lettera del prefetto Fernández che riconosce «diversi aspetti positivi» nei messaggi diffusi da Pierina Gilli. Poi il decreto del vescovo Tremolada che concede il nihil obstat per la «proposta spirituale» legata al culto di Maria Rosa Mistica. Ecco i passaggi principali dei due documenti.

Intervista / Padre Yeher

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«I bambini possono diventare profezia perché con la loro semplicità nella risposta al Vangelo possono risvegliare la Chiesa e il mondo». La Bussola intervista padre Taras Yeher, tra i relatori del seminario di Arenzano (6-7 giugno 2026) volto ad approfondire il lascito spirituale dei piccoli e le basi teologiche a sostegno di possibili cause di canonizzazione.