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Ora di dottrina / 208 – Il supplemento

Maria Mediatrice, il “sì” delle tre commissioni volute da Pio XI

Tutte e tre le commissioni incaricate, da papa Ratti, di studiare la questione della mediazione universale di Maria espressero parere positivo alla sua definibilità, dando un importante contributo teologico. E anche Pio XI si era detto d’accordo.

Catechismo 10_05_2026

Le tre commissioni volute da Pio XI, oltre a studiare la questione della mediazione mariana, dovevano esprimere il proprio votum relativamente alla definibilità della mediazione universale di Maria. Si trattava dunque sia di indagare la verità di questa dottrina sia di mostrare che essa era contenuta almeno implicitamente nella Rivelazione.

Le tre commissioni fecero giungere alla Sede Apostolica il proprio parere positivo, sottolineando come l’attenta considerazione delle Scritture e della Tradizione della Chiesa restituisca il senso di un’evidenza della mediazione universale della Vergine. Nella perizia belga è soprattutto Maria come nuova Eva, lettura tipologica significativamente presente negli scritti dei Padri della Chiesa, a fare da asse portante dell’argomentazione teologica. Il piano della Redenzione è concepito come riparazione dell’originale caduta, restaurazione e superamento della creazione del primo uomo e della prima donna. Il parallelo antitetico tra il primo e il nuovo Adamo, che fa perno sull’insegnamento paolino di Cristo come nuovo Adamo, colloca Maria Santissima come nuova Eva, riparatrice della caduta di lei con l’obbedienza della fede. Lo sviluppo del parallelo tra Eva e Maria si rivela particolarmente fecondo: al contrario di Eva e più di Eva, ella partecipa attivamente alla redenzione, da un lato acquistandoci le grazie (mentre Eva ci acquistò la morte), dall’altro come mediatrice della vita della grazia per la discendenza sua e del nuovo Adamo (come Eva fu la madre di tutti i viventi).

Ancora più fondamentale, il parallelo Eva-Maria permette di comprendere la predestinazione eterna di Maria in e con Cristo, nell’opera della nuova creazione. Nell’unico piano della creazione, Dio predestina con un unico e stesso decreto Adamo ed Eva ad essere i progenitori della stirpe umana; nell’unico piano della redenzione, la Trinità predestina con un unico e stesso decreto Cristo e Maria ad essere i progenitori della stirpe redenta. La prima donna era intimamente unita al primo uomo, perché tratta dalla sua carne e destinata a divenire una sola carne con Lui; la Donna è unita al nuovo Adamo, che, quasi rovesciando la prima creazione, è carne della sua carne e ossa delle sue ossa, e che con l’obbedienza della fede divenne un solo cuore con lui.

La teologia paolina è al centro anche della seconda perizia, quella spagnola. Questa volta però, grazie in particolare al contributo di P. José María Bover, autore di una monografia dedicata proprio alla teologia dell’Apostolo delle genti (Teologia de San Pablo, 1946, ristampata nel 2015), e di P. Amor Ruibal, si ha una particolare riflessione sul senso dell’insegnamento paolino che presenta Cristo come unico mediatore. L’incomprensione di come questa unicità si possa articolare con altre mediazioni, in particolare con quella di Maria, è stata per secoli la pietra d’inciampo per il mondo protestante e di una parte dei teologi cattolici, soprattutto in tempi più recenti.

In verità, l’affermazione paolina che, come vi è un solo Dio, così «uno solo anche è il mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Gesù Cristo» (1Tm 2,5), è da intendersi come mediazione primaria e assoluta. Essa pertanto non esclude, ma fonda le mediazioni secondarie e subordinate. Dall’altra parte però, quando si intende affermare la mediazione di Maria, come la si distingue da quella di Cristo, è necessario che la si distingua anche dalle altre mediazioni partecipate. Qual è dunque la specificità della mediazione della Vergine, rispetto, per esempio, alla mediazione sacerdotale o sacramentale?

Sia la perizia spagnola che quella di P. Garrigou-Lagrange offrono, al riguardo, un contributo importantissimo, che entrerà poi nel Magistero della Chiesa, e che ritroviamo concentrato in questa densa affermazione di Giovanni Paolo II, nell’enciclica Redemptoris Mater, 38: «la mediazione di Maria è strettamente legata alla sua maternità, possiede un carattere specificamente materno, che la distingue da quello delle altre creature che, in vario modo sempre subordinato, partecipano all'unica mediazione di Cristo, rimanendo anche la sua una mediazione partecipata».

«Maternità», «carattere specificamente materno»: si tratta in sostanza di comprendere la mediazione di Maria nell’ottica di quella maternità integrale che la pietà popolare e la liturgia della Chiesa ben conoscono e attestano da secoli. Poiché Maria è Madre di Cristo capo è anche Madre di Cristo corpo: la sua maternità integrale nasce dalla comprensione del Cristo totale, capo e membra. Da questa consapevolezza sono scaturiti svariati titoli mariani, che ritroviamo, per esempio, nelle litanie lauretane e che venerano la Vergine per la sua maternità posta a servizio degli uomini.

Per capire la verità di Maria mediatrice di tutte le grazie, si tratta dunque di comprendere appieno il significato della sua maternità spirituale: una vera madre ha a che fare con la generazione dei suoi figli, il loro nutrimento, il loro accudimento. E Maria è vera Madre nostra nell’ordine della grazia. La nostra generazione nelle doglie del parto è avvenuta con la sua partecipazione al sacrificio della Croce, ossia con la corredenzione; il nostro accudimento continua in ogni istante della vita dell’uomo nella distribuzione di tutte le grazie della Redenzione necessarie per la nostra salvezza e nella sua onnipotente intercessione.

Tutte le più ardue indagini e i più fini ragionamenti convogliano, alla fine, in questa verità che appartiene al sensus fidei. Le tre perizie, con i loro differenti approcci, hanno scrutato la Rivelazione, ritrovando che «all’interno del piano divino di salvezza e secondo la sua sapienza, Maria riceve il ruolo di Nuova Eva o socia di Cristo Redentore in quanto madre. Una volta posta l’unicità dell’opera redentrice, è questo il principio che emerge da tutte le perizie in un modo o nell’altro» (Sr Florence Coomans, Marie Médiatrice de toutes graces dans la Commission pontificale instituée par Pie XI [1922], p. 493).

La maternità divina la rende madre di tutti gli uomini e dunque mediatrice di tutte le grazie. Ed è precisamente per adempiere questa sua missione di mediazione materna che ella è stata ricolmata di tanti privilegi: la pienezza della grazia e l’immacolata concezione, la verginità perpetua, la sua gloriosa assunzione al cielo. Questi dogmi di fede ruotano attorno a questo centro così fondamentale dell’identità e della missione di Maria.

I teologi delle tre perizie hanno consegnato alla Chiesa dei lavori davvero preziosi e un unanime parere positivo. Pio XI aveva poi manifestato di essere pienamente favorevole a questa definizione, fosse anche “solo” mediante il Magistero ordinario. Una lettera di P. Bover conferma che il cardinale Mercier lo aveva rassicurato che «Sua Santità è convinto della verità della Mediazione universale e della sua definibilità» (in Ibidem, p. 485, nota 15) e che aveva chiesto alle tre commissioni di preparare una formula definitoria. Cosa accadde dopo, è un’altra storia.



Ora di dottrina / 208 – La trascrizione

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10_05_2026 Luisella Scrosati

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Ora di dottrina / 207 – Il supplemento

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03_05_2026 Luisella Scrosati

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Ora di dottrina / 206 – Il supplemento

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26_04_2026 Luisella Scrosati

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Ora di dottrina / 205 – Il supplemento

Corredentrice perché Mediatrice: il contributo della Commissio Hispanica

19_04_2026 Luisella Scrosati

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Ora di dottrina / 204 – Il supplemento

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12_04_2026 Luisella Scrosati

Van Crombrugghe, Lebon e Merkelbach furono i tre teologi nominati per i lavori della commissione di studio belga sulla mediazione universale di Maria. Una perizia di grande importanza, perché confermò che questa mediazione può essere definita «come verità dogmatica e dogma di fede».