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VENEZUELA

Maduro in carcere, prigionieri politici liberi. Tornano gli italiani

Alberto Trentin e Mario Burlò sono liberi e tornano in Italia. Dopo l'arresto del dittatore Nicolas Maduro, la sua vice Rodriguez sta liberando i prigionieri politici, fra cui gli italiani tenuti letteralmente in ostaggio.

Esteri 13_01_2026
Mario Burlò e Alberto Trentini (La Presse)

Alberto Trentin e Mario Burlò sono liberi e tornano in Italia, dopo più di un anno in prigione in Venezuela, senza nemmeno esser passati da un giudizio in tribunale. La loro liberazione segue di due giorni quella del giornalista e politico italo-venezuelano Biagio Pilieri (ne avevamo parlato qui). La battaglia silenziosa del governo italiano per la loro scarcerazione si è conclusa con un primo, parziale, lieto fine. Parziale, perché gli italiani ancora in carcere, per motivi squisitamente politici, sono ancora una decina. Si è comunque aperto uno spiraglio, da quando il dittatore Nicolas Maduro è stato arrestato a seguito del blitz statunitense su Caracas del 3 gennaio scorso. Il suo regime è ancora in piedi, in carica è la sua vicepresidente Delcy Rodriguez, ma evidentemente c’è più disponibilità a trattare e fare concessioni.

«Ci hanno trattato bene, non ci hanno torturato», sono state le prime dichiarazioni di Trentini e Burlò, al momento della loro liberazione, prima della loro partenza per l’Italia. Risposte probabilmente di rito, perché dalla descrizione delle loro condizioni carcerarie, nella prigione di El Rodeo I di Caracas, nell’intervista rilasciata a La Repubblica, dal loro compagno di prigionia Iván Colmenares García (un avvocato colombiano), leggiamo tutt’altro che un “buon” trattamento: «Si sta sempre nella cella, tranne un’ora al giorno per andare al corridoio esterno dove si vede il cielo. Per portarti lì le guardie ti ammanettano e ti mettono un cappuccio sulla testa. Quando è arrivato, Alberto [Trentini, ndr] era sconvolto. Io e lui avevamo attacchi di ansia, per cui il servizio infermeria ci dava delle pillole di Sertralina (un antidepressivo, ndr). Mario [Burlò ndr] è più bilanciato, riusciva a rimanere calmo».

Le celle erano appena sufficienti per dormirci: «Ogni cella misura quattro metri per due, che diventano uno perché su un lato c’è la branda a castello. Tra la porta e il fondo ci sono sei passi, è tutto lo spazio che hai. Il bagno è un buco per terra, sporco di feci e infestato di scarafaggi. Sono celle buie, di sottomissione. In ciascuna mettono due persone». E il clima: «D’inverno un freezer, d’estate un forno. Vieni divorato dalle zanzare, di solito compaiono alle 18 e se ne vanno alle 2 di notte. Dormivo con le braccia infilate nella maglietta, e con i boxer sui piedi e sulla testa, per coprire il più possibile la pelle. Non so come ho fatto a non prendere la malaria».

Queste sono le condizioni in cui due italiani sono stati trattati per più di un anno, tenuti letteralmente in ostaggio dal regime di Maduro. Le accuse delle autorità venezuelane, infatti, erano quanto meno pretestuose. Alberto Trentini era in Venezuela come volontario della Ong francese Humanity & Inclusion. Il 15 novembre 2024 è stato fermato a un posto di blocco militare mentre era in viaggio da Caracas a Guasdualito. Le accuse nei suoi confronti, “terrorismo” e “cospirazione” ai danni delle autorità venezuelane, non sono neppure mai state formalizzate da un tribunale. Il compagno italiano di prigionia, Mario Burlò, è un imprenditore di Torino, tuttora sotto processo in Italia. Assolto nel febbraio 2025 in Cassazione, è ancora sotto processo per presunte irregolarità fiscali. Ma non è per questo che è stato arrestato in Venezuela, al confine con la Colombia, anche lui nello stesso mese di novembre 2024. Anche nei suoi confronti non sono state formalizzate le accuse fino a un anno dopo l’arresto: solo nel novembre 2025 era stato rinviato a giudizio, sempre con le stesse accuse di “terrorismo” e “cospirazione”.

Si trattava di ostaggi, dunque, di cittadini stranieri presi a caso e detenuti in attesa di scambi o di tempi migliori. I tempi migliori sono arrivati, ma non per Maduro che è stato arrestato. Bensì per i prigionieri politici italiani che stanno uscendo dal carcere. Non è ancora iniziata alcuna transizione verso la democrazia in Venezuela, ma la scarcerazione dei prigionieri politici, che sta procedendo anche per i detenuti venezuelani e di altre nazionalità, è un segno di buona volontà da parte della nuova presidente. Una buona volontà indotta dalla forte pressione americana, dopo il blitz del 3 gennaio e la cattura delle petroliere nell’Atlantico nel corso del fine settimana.