Madonna della Provvidenza, una devozione voluta dal Cielo
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Nella chiesa di San Giuseppe dei Teatini, a Palermo, si venera un’immagine della Madonna della Provvidenza giunta in quel luogo per vie straordinarie e la cui festa cade in questi giorni di gennaio. Ecco la sua storia.
Non gode della fama né della sontuosità della festa di santa Rosalia, ma in questi giorni a Palermo si celebra la Madonna della Provvidenza, una devozione dalle origini soprannaturali che risale agli inizi del XVII secolo ed è legata alla splendida chiesa di San Giuseppe dei Teatini, in stile barocco, ai Quattro Canti, nel pieno centro storico del capoluogo siciliano.
I chierici regolari teatini – come si chiamano i membri dell’istituto religioso fondato nel 1524 da san Gaetano Thiene e dal futuro papa Paolo IV (ossia Gian Pietro Carafa, all’epoca episcopus theatinus, cioè vescovo di Chieti, da cui appunto il termine “teatini”) – erano arrivati a Palermo nel 1602; e l’anno seguente si erano insediati nella chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, come si chiamava allora.
In quegli anni si trovava a Palermo un fratello teatino di origine napoletana, Vincenzo Scarpato, devoto alla Madonna dell’Arco che si venera in Campania e morto in odore di santità, a cui sant’Andrea Avellino (1521-1608), teatino anche lui e suo maestro, aveva fatto una promessa che suona come una profezia: «Troverai a Palermo la tua Madonna dell’Arco». Fratello Vincenzo, con il permesso del superiore, si era rivolto a diversi pittori palermitani perché gli dipingessero un’immagine sul modello della Madonna dell’Arco. Ma nessuno riuscì a soddisfare il suo desiderio. Un giorno, per strada, incontrò un vecchietto che gli consegnò un involucro, con all’interno un dipinto: «Tieni, fratello Vincenzo, questo quadro, custodiscilo con rispetto e venerazione. Farà tante grazie e molti verranno a fargli visita anche da lontano». All’apertura dell’involucro, il teatino si ritrovò davanti agli occhi una bellissima immagine della Madonna, con la corona sul capo e Gesù Bambino con un melograno in mano (simbolo iconografico di martirio, seme di nuovi cristiani, e della Chiesa come corpo mistico di Cristo). All’atto di rialzare gli occhi per ringraziare il donatore, fratello Vincenzo dovette constatare che era già scomparso.
La notizia, nonostante l’iniziale prudenza nel diffonderla, divenne di dominio pubblico. I teatini e le auto
rità ecclesiastiche furono concordi nel ritenere che quel misterioso donatore non poteva che essere san Giuseppe.
Il quadro fu a un certo momento esposto alla pubblica venerazione in quello che è oggi l’oratorio della Facoltà di Giurisprudenza di Palermo, allora parte del convento dei teatini. Questo spazio fu sede per qualche tempo della confraternita della Sciabica, istituita nel 1609 da padre Salvatore Ferrari e così chiamata perché era aperta a ogni condizione sociale, con l’intento di portare a Dio ogni anima, un po’ come l’omonima rete a strascico, usata dai pescatori, è intesa a prendere ogni pesce. E proprio alla confraternita della Sciabica venne dato in custodia il quadro della Madonna, che nel 1645 fu trasportato solennemente nella cripta di San Giuseppe dei Teatini, cripta che nel frattempo era stata in buona parte adattata a chiesa ipogea (e ciò anche per rispondere alla richiesta degli stessi membri della confraternita, che erano cresciuti di numero e avevano bisogno di uno spazio più ampio per pregare). In pratica, era nato un nuovo santuario mariano.
La Madre di Dio non attese molto nell’arricchire quella chiesa sotterranea di un'altra grazia o, meglio, di una sorgente di grazie: nel pomeriggio del 7 gennaio 1668, un mercoledì, giorno tradizionalmente dedicato a san Giuseppe, padre Francesco Maggio, superiore dei teatini a Palermo, scoprì, sotto l’altare della Madonna, una fonte d’acqua, che venne benedetta otto giorni più tardi, il 15 gennaio, alla presenza tra gli altri di un chierico teatino ancora diciottenne, il futuro cardinale Giuseppe Maria Tomasi, proclamato santo da Giovanni Paolo II nel 1986.
Tornando al nostro quadro, fu lo stesso padre Maggio a dargli il nome di Madonna della Provvidenza. E nei suoi scritti riferì di molti miracoli e grazie elargite da Maria attraverso l’uso della “sua” acqua. Nel 1734 la Madonna della Provvidenza fu incoronata con le corone d’oro del Capitolo Vaticano, grazie all’antichità dell’effigie, alla persistenza della venerazione e alla fama di prodigi.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale la confraternita della Sciabica ha cessato di esistere e, inevitabilmente, ne ha risentito anche il culto. Oggi, a causa del peggioramento delle condizioni del santuario sotterraneo, dove è presente una copia, il quadro originale della Madonna della Provvidenza si trova nella chiesa superiore di San Giuseppe, nella terza cappella sulla sinistra. La festa cade la seconda domenica dopo l’Epifania – quest’anno, dunque, il 18 gennaio – a ridosso del giorno in cui fu benedetta la fonte; e prevede un triduo di preparazione (vedi qui il programma completo). Il mercoledì che segue la seconda domenica dopo l’Epifania (nel 2026, il 21 gennaio) c’è un’altra festa, con la solenne intronizzazione del Libro d’Oro sotto il quadro di Maria Santissima. Si tratta di un libro, rinnovato di anno in anno, in cui vengono iscritti coloro che desiderano mettersi sotto la protezione della Madonna della Provvidenza (si possono iscrivere anche i propri cari defunti) e in favore dei quali viene celebrata una Messa tutti i mercoledì dell’anno.
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Dal numero di febbraio 2026, la Bussola Mensile inizierà una rubrica dedicata ai santuari mariani italiani, alla scoperta delle loro origini, tradizioni e devozioni. Per informazioni, puoi scrivere a abbonamenti@labussolamensile.it e visitare labussolamensile.it
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