Macron il censore, perde consensi allora imbavaglia i media di destra
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Macron non riesce a raggiungere una maggioranza nemmeno per la legge di bilancio. Sarà per questo che promuove una nuova legge per la verifica pubblica degli "standard etici giornalistici". Si oppongono i media del gruppo Bolloré.
Macron sempre più in crisi, tuttavia lui ed establishment laicista francese alzano le barricate e stringono il bavaglio nei confronti delle voci libere conservatrici e cristiane in vista del voto.
La Francia ha chiuso il 2025 senza che il governo, voluto da Macron e presieduto dal suo pupillo Sébastien Lecornu, abbia raggiunto un accordo parlamentare sul bilancio per l'anno 2026. Indispettito dalla ennesima prova di impopolarità e sfiducia parlamentare, Macron rilancia la stretta nei confronti della opposizione di centro destra e spinge le istituzioni alla censura delle voci libere, conservatrici e cristiane. La battaglia per la libertà di informazione è tutt’altro che terminata. Sebbene il bilancio della previdenza sociale per il 2026 sia stato approvato il 23 dicembre con una stretta maggioranza, i parlamentari non sono riusciti a raggiungere un accordo sul bilancio dello Stato prima della scadenza del 31 dicembre prevista dalla Costituzione.
Per la seconda volta, da quando Macron è stato rieletto Presidente della Repubblica nel 2022, la Francia è costretta a ricorrere allo stratagemma di una "legge speciale", di fatto un rinnovo del bilancio dell'anno precedente fino al raggiungimento di un accordo, dopo che lo scorso anno, i parlamentari erano già stati costretti a ricorrere a questa misura anche a seguito della sfiducia votata contro l’ex Primo Ministro Michel Barnier. A quest’ ennesima prova della poca saggezza e lungimiranza, oltreché l’assenza del minimo buon senso politico di Macron, si aggiungono nuove ed inquietanti trame intessute dal Presidente della Repubblica per censurare e mettere a tacere le voci dissenzienti ed i mass media liberi.
A fine novembre scorso Macron aveva pubblicamente chiesto un «sistema di etichettatura creato dai professionisti dei media», progettato per distinguere le testate giornalistiche che rispettano gli standard etici giornalistici da quelle che non lo fanno. Gli organi di stampa di destra di proprietà di Bolloré, soprannominato il "Murdoch francese" per via della sua vasta rete mediatica e della sua politica cristiana e conservatrice (e che da tempo si trova nel “mirino” di Macron e dei suoi accoliti), hanno giustamente polemizzato con Macron per la sua uscita più che inquietante e ambigua ed la sua proposta di creare un organismo a metà tra i sistema dell’informazione sovietico e il “ministero della verità” di George Orwell.
Le smentite dell’Eliseo di inizio dicembre non hanno per nulla placato i timori dell’opinione pubblica, tutt’altro. Lo scorso fine mese, l’emittente CNews, un canale televisivo conservatore di proprietà del miliardario di destra Vincent Bolloré, si è consolidata come il canale di informazione più seguito in Francia, nonostante le critiche del governo, le indagini e le sanzioni amministrative. CNews, il canale di informazione del gruppo Canal+, è in testa alla classifica dei suoi concorrenti nel 2025, come dimostrano i dati pubblicati da Médiamétrie, con una quota di ascolto media del 3,4%, ben al di sopra del suo diretto concorrente BFMTV (2,8%), LCI (2%) e dell'emittente pubblica Franceinfo (0,9%). Un cambiamento radicale nel panorama mediatico francese, come affermato dal Ceo di Canal+ France,«i fatti sono chiari: il popolo francese ci ha scelto. Questo slancio e questo contributo alla democrazia francese continueranno nel 2026».
Purtroppo il cambiamento radicale si sta sviluppando anche nelle politiche dell’Eliseo e dell’esecutivo nei confronti della stampa e della comunicazione ispirata ai valori conservatori, cristiani, più oggettiva e meno politicamente orientata. Infatti, lo stesso 30 dicembre, l'ente regolatore dei media francese Arcom ha annunciato l’ennesima diffida e multa nei confrotni di Cnews per alcune dichiarazioni rilasciate in onda sull'immigrazione o sull'islam che potrebbero apparire inviti alla «discriminazione». A conferma dell’inasprimento della pressione sui media conservatori e il desiderio di censura, l’ultimo tentativo di dicembre, segue di poche settimane quello di novembre, quando erano state le emittenti televisive e radiofoniche statali, France Télévisions e Radio France, a presentare denunce contro CNews e altre due emittenti conservatrici di proprietà di Vincent Bolloré. Per tutta risposta, non solo continua la crescita di ascolti e di lettori per i mass media del “Murdoch francese” ma anche i deputati conservatori finalmente hanno deciso di promuovere un'inchiesta parlamentare sulla «neutralità, il funzionamento e il finanziamento» della televisione e della radio di Stato ed il ruolo dei media pubblici in vista delle elezioni presidenziali del 2027.
I risultati dell’inchiesta parlamentare francese, che durerà fino a marzo, potrebbero segnare una tappa importante per la democrazia francese ed un ritorno a quella professionalità e obiettività di narrazione dei mass media pubblici che un tale paese merita in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno, nonostante i tentativi sciocchi e arroganti di un incattivito Emmanuel Macron.


