Lo smartphone precoce impoverisce il capitale umano
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Una recente ricerca pubblicata sulla rivista Nature Human Behaviour da ricercatori delle università di Milano-Bicocca e Brescia conferma che l'accesso precoce ai social media e agli smartphone, prima dei 12-14 anni, riduce il rendimento scolastico.
Una recente ricerca italiana, pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale “Nature Human Behaviour” dai ricercatori delle università di Milano-Bicocca e Brescia, conferma che l'accesso precoce ai social media e agli smartphone, prima dei 12-14 anni, riduce il rendimento scolastico, in particolare nelle prove di italiano e matematica, dimostrando un effettivo rapporto di causa-effetto.
Un fatto grave, soprattutto per un Paese come il nostro dove alla scarsità di risorse e capitale umano, dovuta alla densità cronica, si dovrebbe far fronte quantomeno con la loro tutela. Perché dunque la meritevole campagna di sensibilizzazione radio-televisiva del governo , “Non è mai troppo presto – 9 consigli digitali per i neogenitori”, del Dipartimento per l’informazione e l’editoria e il Dipartimento delle politiche contro la droga e le altre dipendenze della Presidenza del Consiglio dei ministri, non viene trasmessa proprio nel periodo delle vacanze, martellando i genitori e richiamando la responsabilità?
L’Italia ha urgente necessità di capitale umano e questa recente ricerca deve inevitabilmente coinvolgere famiglie, comunità locali, scuole e istituzioni affinché il futuro dei ragazzi e del paese sia tutelato al meglio. La ricerca pubblicata lo scorso 3 agosto analizza l'impatto causale dell'età di primo accesso ai social media sulle competenze scolastiche degli studenti tra i 7 e i 16 anni. Lo studio si inserisce nel dibattito globale sugli effetti dei dispositivi digitali e dei social media sui preadolescenti, focalizzandosi in modo specifico sui risultati dell'apprendimento a lungo termine anziché sul benessere psicologico.
I ricercatori hanno integrato due fonti di dati principali relative a un campione di 5.227 studenti delle scuole superiori della Lombardia (coorti di nascita 2007 e 2008): l'indagine "EYES UP", che ha raccolto dati retrospettivi sulle abitudini digitali dei ragazzi, sull'età di acquisizione del primo smartphone e sull'apertura del primo profilo social e i dati longitudinali dell'INVALSI, che tracciano i punteggi standardizzati nei test di italiano, matematica e inglese ottenuti dagli stessi studenti in quattro momenti della loro carriera scolastica (gradi 2, 5, 8 e 10).
Per stabilire un nesso di causalità, lo studio adotta una strategia quasi-sperimentale di Difference-in-Differences (DiD) combinata con il bilanciamento statistico (matching), ovvero non potendo fare esperimenti in laboratorio sui bambini, si osservano le traiettorie nel tempo, ad esempio il cambiamento dei voti prima e dopo la prima media per gli utilizzatori precoci.
Gli studenti che hanno aperto un profilo social precocemente (in 1ª, 2ª o 3ª media) sono stati confrontati con i "ritardatari" (che hanno atteso la 1ª superiore o oltre, rispettando la soglia legale dei 14 anni prevista in Italia). I gruppi sono stati bilanciati accuratamente in base al background socio-economico e alle competenze dimostrate in 5ª elementare, prima dell'uso dei social. I risultati forniscono prove evidenti del fatto che l'accesso precoce ai social media influisce negativamente sull'apprendimento.
Peggioramento in Italiano e Matematica: gli studenti che hanno aperto un profilo in 1ª media (grado 6) hanno registrato in 3ª media punteggi inferiori in italiano e 0,18 in matematica rispetto ai ritardatari. In 2ª superiore (grado 10), il divario negativo è rimasto a -0,22 per l'italiano ed è cresciuto a -0,27 per la matematica. Per capirci in lingua corrente: un calo di 0,2 deviazioni standard nel sistema INVALSI equivale a circa 6 mesi di scolarizzazione persi.
Più l'account viene aperto precocemente, più l'effetto negativo è marcato sia nel breve che nel lungo termine. Il danno persiste e si intensifica anche quando i "ritardatari" iniziano a utilizzare i social in adolescenza. C’è un'unica eccezione, lo studio non ha riscontrato alcun effetto negativo sulle competenze di inglese. In ogni caso, l'uso precoce dei social è associato anche a una minore probabilità di ottenere voti eccellenti alla fine della scuola media, a livelli inferiori di performance accademica e a un maggior rischio di ripetenza alle superiori.
Infine, i dati indicano che la pervasività dello smartphone (cioè l'uso del telefono in momenti chiave come prima di dormire, appena svegli o durante i compiti) spiega tra il 33% e il 47% dell'effetto negativo in matematica e tra il 15% e il 34% in italiano. Sia ben chiaro ai genitori troppo intimoriti dall’imporre una regola o disciplina ai figli: l'età in cui si inizia a usare i social media è un fattore critico per lo sviluppo cognitivo e l'apprendimento. Oltre alle restrizioni sull'età minima sarebbe necessaria un'azione culturale e politica condivisa per ritardare l'accesso ai dispositivi digitali e ai social durante la pre-adolescenza, supportando famiglie e scuole.
Ragione in più per inondare proprio nei mesi estivi e al di là di calcoli elettorali, televisioni pubbliche e private e radio di ogni genere con campagne di sensibilizzazione e richiami alle responsabilità dei genitori. Evitare che il capitale umano venga desertificato è compito di tutti, perciò bene ha fatto in questi giorni l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza a denunciare la pubblicità dell’iPhone, un bambino di età apparente inferiore ai due anni sorride e tiene in mano un iPhone e lo slogan che recita: “Tutto ok, è iPhone”, con tanto di marchio della compagnia Tim. Una speculazione sulla pelle e il futuro dei bimbi che merita una sanzione pesantissima.

