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L'Italia attacca la Libia La Siria attacca i civili

Il governo ha annunciato che parteciperà direttamente ai raid anti Gheddafi. Nel frattempo il tiranno di Damasco fa centinaia di vittime.

raid aerei

L’Italia decide dunque di partecipare direttamente ai bombardamenti sulla Libia, facendo registrare l’ennesimo cambiamento di linea in pochi giorni. Dopo che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro della Difesa Ignazio La Russa avevano ripetutamente affermato fino a dieci giorni fa che l’impegno italiano non sarebbe cambiato, la settimana scorsa è arrivata la decisione di inviare a fianco dei ribelli dieci consiglieri militari, e ieri sera, 25 aprile, l’intervento diretto nella guerra.

Si tratta di una decisione che si fa fatica a comprendere, che da una parte rivela il vicolo cieco in cui l’accozzaglia di forze anti-Gheddafi si è cacciata, dall’altra – per il momento in cui arriva - mette in risalto la contraddittorietà e l’ipocrisia dell’intervento in Libia.

Sul campo infatti la situazione è di stallo, ed è evidente che se non muteranno le forze in campo potrebbe rimanere bloccata indefinitamente. Per questo i ribelli, che pure all’inizio non volevano il diretto intervento straniero, da giorni chiedono che la Nato intervenga in forze e, detto in parole semplici, faccia il lavoro per loro. D’altra parte la Nato è ben consapevole dell’assurdità della situazione e del fatto che i raid aerei non potranno mai essere risolutivi, e quindi si fa sempre più insistente l’opzione dell’invio di truppe di terra, decisione che però rimane in aria - si scusi il gioco di parole - perché è ben difficile spiegare all’opinione pubblica di Francia e Inghilterra, tanto per fare un esempio, perché si dovrebbe andare a morire per Tripoli. Si è cominciato allora con l’invio di qualche decina di consiglieri militari, ma è un modo per rimandare le decisioni sperando che nel frattempo succeda qualcosa che risolva la situazione. Che non potrà certo essere la partecipazione dell’Italia ai raid aerei, che cambierà l’intensità o la composizione degli attacchi, non certo la strategia.

Peraltro le parole con cui Berlusconi ha spiegato i limiti dell’intervento italiano sono quantomeno curiose. Ha detto infatti che l’Italia parteciperà “ad azioni mirate contro specifici obiettivi militari”, come a dire che gli altri invece stanno bombardando a tappeto non disdegnando di colpire ogni tanto anche i civili.

Ma c’è un altro fatto rivelatore: l’annuncio del governo italiano della discesa in campo contro il tiranno Gheddafi arriva nel bel mezzo di una durissima repressione del regime siriano contro le manifestazioni di piazza. Si parla di 300 morti in tre giorni, probabilmente numeri ben maggiori rispetto a quanto accaduto in Libia. E le immagini arrivate in questi giorni dalla Siria sono davvero eloquenti. Ebbene, come non ricordare che l’intervento in Libia è stato giustificato con la necessità di intervenire per difendere dei civili inermi dalla ferocia del tiranno?

Cosa dire allora di quel che accade in Siria? Per essere coerente il Consiglio di sicurezza dell’Onu dovrebbe  approvare d’urgenza una risoluzione analoga a quella che ha dato il via ai bombardamenti in Libia. Ma al Palazzo di Vetro nessuno sembra agitarsi per i civili siriani.  E i giornali che nei giorni della Libia hanno sguainato la spada in nome del diritto a intervenire a difesa dei civili senza troppo curarsi delle conseguenze dell’intervento, pare non abbiano nulla da dire sul tiranno di Damasco.
Situazione facilmente prevedibile. Ma decisamente squallida.

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