Leone XIV: la fede non è un salto nel buio
Il cristianesimo non è credere ciecamente né rinunciare al pensiero, bensì «guardare "dal punto di vista di Gesù»: la riflessione del Papa su fede e ragione commentando l'episodio evangelico del cieco nato.
Leone XIV ha offerto una breve e densa riflessione su fede e ragione durante l'Angelus di domenica 15 marzo. Commentando l'episodio evangelico del cieco nato confuta l'idea diffusa di una fede come "cieca" rinuncia alla ragione e sottolinea, citando l'enciclica Lumen fidei, che «al contrario, la fede ci aiuta a guardare "dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è una partecipazione al suo modo di vedere"». È quindi sorprendente «l’opinione, presente ancora oggi, secondo cui la fede sarebbe una specie di “salto nel buio”, una rinuncia a pensare, cosicché avere fede significherebbe credere “ciecamente”».
Come il cieco guarito da Gesù, osserva Leone XIV, «tutti siamo “ciechi dalla nascita”, perché da soli non riusciamo a vedere in profondità il mistero della vita». E possiamo coglierlo con lo sguardo di Cristo, che ci permette di «vivere un cristianesimo “dagli occhi aperti”. La fede non è un atto cieco, un abdicare alla ragione, una sistemazione in qualche certezza religiosa che ci fa distogliere lo sguardo dal mondo».
Tra le righe, benché il Papa non lo menzioni esplicitamente, si coglie l'eco del ripetuto invito di Benedetto XVI ad «allargare la ragione».

