Le Pen si candida, ma in libertà vigilata. Ue scatenata contro la destra
Condanna confermata per Marine Le Pen, leader della destra francese. Ma avrà diritto a candidarsi alle presidenziali 2027, anche se ancora in regime di libertà vigilata. E l'Ue apre le indagini sui partiti sovranisti.
Martedì, la Corte d'Appello di Parigi ha condannato Marine Le Pen a tre anni di reclusione, di cui uno solo da scontare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, a seguito del processo sul caso degli assistenti parlamentari del Fronte Nazionale. Oltre a questa condanna, la leader della destra francese ha ricevuto anche un'interdizione di 45 mesi dai pubblici uffici, di cui 30 con la condizionale, mentre 15 mesi sono già stati scontati come stabilito dalla stessa Corte. A marzo dello scorso anno tribunale penale di Parigi l'aveva condannata a quattro anni di reclusione, di cui due da scontare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e al divieto immediato di ricoprire cariche pubbliche per cinque anni.
Legalmente, Marine Le Pen può quindi candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027, anche se ha sempre sostenuto che non farà campagna elettorale indossando un braccialetto elettronico. La sentenza è stata pronunciata alle 13,30 di martedì, in considerazione della «libertà di candidatura» e alla «libera scelta degli elettori», «condizione di espressione democratica». Marine Le Pen dovrà inoltre pagare una multa di 100mila euro, mentre il partito Rassemblement National è stato multato di 2 milioni di euro, di cui 1 milione con la condizionale. La leader della destra francese, in una intervista serale sul canale privato TF1 ha ribadito la sua intenzione di candidarsi alle elezioni presidenziali della primavera 2027 e aver scelto, in caso di vittoria, il suo delfino e leader del Gruppo parlamentare europeo dei ‘Patrioti per l’Europa’, Jordan Bardella, come capo del prossimo governo francese.
«Stasera sono una candidata alle elezioni presidenziali», ha dichiarato Le Pen nell'intervista in prima serata su TF1 di martedì, poche ore dopo la sentenza, confidando nel fatto che «Saranno i francesi ad avere l'ultima parola». La Le Pen, in testa a tutti i sondaggi, ha dichiarato di voler impugnare la sentenza di martedì dinanzi alla più alta corte del paese, la Corte di Cassazione, nella speranza di una ulteriore riduzione della pena e l'immediata sospensione della condanna commisurata.
La questione legale non è chiusa. Le Pen ha dieci giorni interi, fino al 20 luglio, per portare il caso davanti alla Corte di Cassazione, tuttavia il ricorso in cassazione potrebbe anche far tornare in vigore le sanzioni originarie, compreso il divieto di ricoprire cariche pubbliche per cinque anni, e non è chiaro se tale ricorso sospenda effettivamente la sentenza. Le Pen respinge questa tesi, insistendo sul fatto che la sentenza d’appello abbia annullato la prima sentenza. La tempistica ha un peso determinante. Se il ricorso dovesse fallire, il braccialetto elettronico potrebbe essere applicato tra l’inverno e la primavera, proprio mentre la campagna elettorale entra nelle sue settimane decisive.
Vedremo come evolverà la situazione, tuttavia è chiaro che tutto il susseguirsi dei fatti e l'accelerazione voluta dalla magistratura degli ultimi anni hanno un chiarissimo ed inequivocabile scopo, ulteriormente confermato dalle indagini europee contro i partiti appartenenti al disciolto gruppo europeo Identità e Democrazia (ID) ed al leader attuale del Gruppo dei Patrioti europei Jordan Bardella: eliminare o quantomeno azzoppare chiunque si candidi per la destra popolare di Rassemblement National.
In ogni caso, il partito RN è tutt’ora in testa ai sondaggi in vista delle elezioni del prossimo aprile. Marine Le Pen, che in 15 anni alla guida della destra ha fallito per ben tre volte il tentativo di conquistare la presidenza, scommette sul fatto che gli elettori possano considerare anche i guai giudiziari e l’uso politico e spregiudicato di una certa magistratura per l'eliminazione degli oppositori, come una leva favorevole nei suoi confronti. Le reazioni non si sono fatte attendere. La leader dei Verdi, Marine Tonnelier, ha accusato il partito RN di non avere un «briciolo di moralità», Jean-Luc Mélenchon, leader del partito di estrema sinistra La France Insoumise, ha affermato che il suo partito ha l’obiettivo di «liberare il Paese dal RN e dai suoi candidati attraverso le urne e la volontà del popolo stesso»; per Oliveir Faure, leader dei Socialisti, le condanne ed i fatti emersi dal processo dovrebbero «indurre qualsiasi politico a ritirare la propria candidatura alle elezioni presidenziali». Edouard Philippe, il più autorevole dei candidati dell’area macroniana, ha riconosciuto che Marine le Pen ha «il diritto di candidarsi, e lo fa… bisognerà batterla alle urne».
La competizione è apertissima, la corsa alla presidenza post-Macron, con il primo turno il 18 aprile e il ballottaggio il 2 maggio 2027, inizia con Le Pen in testa. La stretta antidemocratica e autoritaria contro i partiti popolari di destra e sovranisti è chiara, per un verso la magistratura francese si è appropriata del destino della democrazia del paese, per altro verso la sbilenca "maggioranza Ursula” al Parlamento europeo, terrorizzata dalla propria impopolarità, ha approvato l’incarico all’Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee (Appf) di verificare la conformità del Partito e Gruppo Sovranista (Esn) ai valori dell’Ue, con 414 voti a favore, 224 contrari e 18 astensioni. La logica è identica: l’AfD è in testa ai sondaggi in Germania e guida il gruppo europeo di Esn? Eliminiamolo. Sia chiaro, questa non è politica, né democrazia.
