Le meraviglie della basilica dei Santi Cosma e Damiano
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Sono passati 1500 anni da quando Teodorico il Grande donò questo luogo a papa Felice IV. Un’azione che fece nascere questo tempio cristiano in uno spazio considerato un baluardo della memoria pagana.
«Esultano in cielo le anime dei santi,/ che hanno seguito le orme di Cristo;/ per suo amore hanno effuso il proprio sangue,/ ora con Cristo gioiscono per sempre». Così recita l’antifona della celebrazione eucaristica di oggi per la memoria dei santi Cosma e Damiano, conosciuti da tutti come i “santi medici”. Due uomini, due volti, due biografie che si sono intrecciate e che hanno seguito nella loro vita Cristo. Uniti nel martirio e, secondo le poche fonti agiografiche, uniti dalla stessa nascita: fratelli (che fossero gemelli è frutto di una tradizione successiva che però non ha sostanziale riscontro), si distinsero nell’arte medica. Erano medici che offrivano la loro arte senza chiedere nulla in cambio, nessuna ricompensa. Ed è a loro che è dedicata una delle basiliche più belle di Roma che sorge nella famosa via dei Fori Imperiali e che proprio quest’anno festeggia i 1500 anni di storia.
La fondazione di questo luogo di culto affonda le sue radici nel cuore pulsante dell’antica Roma civile e religiosa. Testimonianza di questa ricca storia è la stessa attuale conformazione architettonica della basilica che molto somiglia a una sorta di matrioska: una sorta di “gioco” artistico che vede diverse realtà storiche coesistere fra loro. Ed è affascinante anche per questo, la sua storia: basterebbe solo guardare dal grande finestrone che si apre nella parete in fondo, davanti all’altare, per rendersene conto. Chiunque entra in questo luogo non può, infatti, che rimanere colpito dai resti (visibili proprio dal grande finestrone) di quello che nell’epoca romana era il Tempio della Pace, fatto costruire sotto l’imperatore Vespasiano e terminato da Domiziano: una struttura a pianta circolare, avente due nicchie laterali, preceduta da un portico ricurvo che si apriva su quella che era denominata “Via Sacra”.
Ma quando avvenne il passaggio da luogo pagano a cristiano? Per rispondere alla domanda dobbiamo fare riferimento al V e VI secolo, dunque alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente: in quest’epoca, infatti, molti complessi monumentali dei Fori furono abbandonati a sé stessi. Ma nel 526 d.C., il re degli Ostrogoti, Teodorico il Grande, insieme a sua figlia Amalasunta, donò questo spazio – che comprendeva anche l’aula della Bibliotheca Pacis – a papa Felice IV. Un’azione che fece nascere questo tempio cristiano in uno spazio considerato un baluardo della memoria pagana, divenendo così il primo luogo di culto cristiano nell’area dei Fori. Inoltre, il pontefice, unendo i due spazi pagani, volle dedicare la nuova chiesa ai due santi medici Cosma e Damiano. In questa particolare scelta si può intravedere una idea "politica": nel Foro, per secoli, si era praticato il culto dei Dioscuri, i famosi Castore e Polluce.
Decorato intorno al 530, il nuovo spazio liturgico venne impreziosito con un imponente apparato di mosaici nell’abside della nuova chiesa: un’opera che rappresenta uno dei massimi capolavori dell’arte bizantina e paleocristiana. Davanti a simile opera si rimane senza parole. Imponente e affascinante per colori e per dimensione, il mosaico absidale vede rappresentati: in alto, il Cristo Pantocratore; sotto, i santi patroni di Roma, Pietro e Paolo, messi in una certa misura in “parallelo” con i santi Cosma e Damiano, titolari della chiesa. In ultimo, vi sono rappresentati lo stesso papa Felice IV e san Teodoro in veste di dignitario bizantino. Nella fascia di base, sono presenti invece: ai due lati, le città di Betlemme e Gerusalemme. Da questi due luoghi sacri, dodici pecorelle, poste sei a sinistra e sei a destra, divengono il simbolo degli apostoli: convergono tutte verso l’Agnello, posto sopra una collina da cui zampillano i quattro fiumi del Paradiso terrestre. Il mosaico sorprende, affascina chiunque: i colori catturano l’anima e tutto è armoniosamente calibrato, tanto da sembrare uno “spaccato” del Paradiso. Fu sotto il pontificato di papa Gregorio Magno che il luogo divenne il fulcro romano della carità: in questo spazio, venivano distribuiti gli aiuti ai poveri e ai pellegrini.
A quest’epoca, inoltre, risale anche l’inizio di una forte venerazione mariana: la tradizione parla di un avvenimento prodigioso che vede protagonista una particolare icona della Madonna della Salute che rappresenta la Vergine mentre sostiene il Bambino Gesù. Questa effigie mariana parlò a papa Gregorio mentre varcava la soglia della chiesa senza salutarla, così vuole la tradizione. Ed è in questo luogo che risiede tutt’oggi, posta – in tutta la sua semplice bellezza – sopra l’altare maggiore della basilica.
Un momento chiave per la vita della basilica fu nel 1512, quando papa Giulio II la concesse al Terzo Ordine Regolare di San Francesco. Altro anno importante, il 1626, quando la basilica ebbe una considerevole ristrutturazione architettonica. Il Papa era Urbano VIII. Fu lui ad affidare i lavori all’architetto Orazio Torriani e successivamente a Luigi Arrigucci. Il nuovo assetto vedeva dei radicali cambiamenti come quelli del pavimento che fu rialzato di ben 7 metri. Inoltre l’edificio fu diviso in due livelli: una chiesa superiore barocca e una cripta inferiore ipogea che conservava il pavimento e l’altare della basilica paleocristiana del VI secolo. Nel prospetto barocco della chiesa, oltre alla creazione di diverse cappelle laterali, va evidenziato il magnifico soffitto a cassettoni in legno intagliato e dorato recante lo stemma della famiglia Barberini, famiglia di appartenenza di Urbano VIII.
Ultimo e importante intervento, quello realizzato tra il XIX e il XX secolo, quando gli archeologi riportarono alla luce la quota originaria della Via Sacra. Nel 1947 ci fu la separazione concettuale del Tempio di Romolo dalla basilica cristiana: il varco di collegamento della basilica con il Tempio di Romolo venne chiuso e venne così aperto il nuovo ingresso pubblico della basilica sulla nuova via dei Fori Imperiali. La basilica dei Santi Cosma e Damiano, perla preziosa non solo dell’arte ma anche della fede: un luogo pagano divenuto simbolo della fede cristiana, di devozione verso due santi fratelli le cui reliquie riposano nella cripta sotto l’altare maggiore. Due fratelli che hanno voluto mettere a servizio del prossimo e di Dio le proprie esistenze.

