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L'assoluzione di Berlusconi apre la partita del Quirinale

Il Cavaliere, dopo questa assoluzione, che coincide con il vertice di Roma con Matteo Salvini e Giorgia Meloni e le sue trasferte in Europa, torna al centro della scena e i suoi alleati, nell’esprimere entusiasmo per il verdetto del tribunale di Siena, continuano a candidarlo al Quirinale. 

L’assoluzione di Silvio Berlusconi nel processo Ruby ter a Siena rappresenta la prima bella notizia per il centrodestra dopo settimane di travagli e divisioni. L’esito non particolarmente brillante delle elezioni amministrative di ottobre, unito alle tensioni tra Lega e Fratelli d’Italia e tra le diverse correnti di Forza Italia, non sembrava rappresentare un buon viatico per la riorganizzazione del centrodestra in vista delle sfide che lo attendono, la più importante delle quali è l’elezione del Presidente della Repubblica. Questo inaspettato sviluppo giudiziario riporta un po di serenità nell’ambiente.

Presso il tribunale senese il Cavaliere e il pianista di Arcore, Danilo Mariani erano imputati per corruzione in atti giudiziari. Sono entrambi stati assolti perché il fatto non sussiste. Va precisato che si tratta solo del primo dei tre tronconi del processo Ruby ter, mentre restano aperti i dibattimenti a Roma e Milano. Però negli ambienti forzisti tirano un sospiro di sollievo perché sentono allentare la morsa giudiziaria che da anni stringe il leader azzurro.

Berlusconi era accusato di aver pagato Mariani per indurlo a dichiarare il falso sulle serate nella villa di Arcore dell'ex premier, quelle "cene eleganti" popolate dalle "Olgettine", giovanissime ragazze che invece sono a processo a Milano. L'accusa, con il pm Valentina Magnini, aveva chiesto per entrambi gli imputati una condanna a quattro anni di reclusione.

Il Cavaliere, dopo questa assoluzione, che coincide con il vertice di Roma con Matteo Salvini e Giorgia Meloni e le sue trasferte in Europa, torna al centro della scena e i suoi alleati, nell’esprimere entusiasmo per il verdetto del tribunale di Siena, continuano a candidarlo al Quirinale.

Dal punto di vista strettamente numerico, se il centrodestra fosse compatto e se Matteo Renzi decidesse di appoggiare la candidatura del Cav al Colle, con i delegati regionali ci sarebbero i voti necessari. Ma si tratta davvero di un’ipotesi di scuola, sia perché alcuni settori del centrodestra sotto sotto non sono d’accordo, sia per le cagionevoli condizioni di salute di Berlusconi, più volte assente in aula durante i processi proprio per i postumi del Covid, sia perché per grillini e sinistra sarebbe uno smacco assistere all’ascesa al Quirinale del loro nemico storico.

Al di là delle scarse o nulle possibilità di vedere Berlusconi al posto di Sergio Mattarella, la sua assoluzione di due giorni fa segna comunque una tappa fondamentale sulla strada del definitivo disgelo tra berlusconiani e antiberlusconiani e concorre a rasserenare il clima istituzionale, disinnescando una mina pericolosa sulla strada del dialogo per le riforme e dell’utilizzo dei fondi del Recovery Fund.

Ci sarebbe tuttavia da riflettere su due aspetti: i costi enormi, per le tasche di tutti i cittadini, di una politicizzazione di certa giustizia, che ha indotto molte procure a costruire per anni processi fondati su accuse risibili; l’accanimento mediatico nei confronti del leader del centrodestra, che è stato a lungo il bersaglio privilegiato delle più importanti testate giornalistiche, il che è servito a coprire le malefatte di altri protagonisti della vita pubblica italiana e a fomentare un antiberlusconismo assai nocivo per la coesione sociale.

Come detto, per Berlusconi i processi non sono finiti, ma tanto lui è abituato a conviverci e quindi proseguirà la sua battaglia politica che non lo porterà al Quirinale ma che intanto lo fa essere ancora l’interlocutore privilegiato del centrodestra per l’elezione del successore di Mattarella.

Le insidie, però, non mancano, a cominciare dalle guerre fratricide dentro Forza Italia, con i tre ministri (Renato Brunetta, Mara Carfagna, Mariastella Gelmini) sempre più isolati nel partito e pronti alla scissione. Ormai la gestione azzurra è saldamente nelle mani dell’ala filoleghista e sovranista di Licia Ronzulli, Antonio Tajani, Giorgio Mulè, che premono per una saldatura sempre più stretta con gli alleati meloniani e salviniani.

In vista dell’elezione al Quirinale occorrerà ritrovare la compattezza smarrita, altrimenti il centrodestra non avrà i numeri per proporre un suo candidato e dovrà giocare di sponda con pezzi di sinistra per individuare un profilo di compromesso.

Parallelamente ai giochi per il Quirinale, uno snodo decisivo sarà quello della legge elettorale. Nel centrosinistra il Pd è in risalita mentre i 5 Stelle in caduta libera. Il maggioritario, quindi, non consentirebbe a Letta e soci di vincere le prossime politiche. Per loro sarebbe meglio il proporzionale, che consentirebbe di fare alleanze più ampie dopo il voto per governare con pezzi di centro isolando Salvini e Meloni sulla destra (la famosa maggioranza Ursula).

Per ragioni speculari, al centrodestra conviene il maggioritario, che, sondaggi alla mano, consentirebbe a quella coalizione di fare il pieno nei collegi uninominali e di battere il centrosinistra più o meno ovunque. Ma con quale leader? Basteranno le referenze berlusconiane per far accettare in Europa figure come Meloni e Salvini senza incrinare i rapporti tra l’Italia e le cancellerie europee?

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