• OMICRON, ULTIMA MUTAZIONE

La variante del panico. Dal Sudafrica arriva un nuovo motivo per avere paura

Pare che all’improvviso, alla fine del novembre 2021, si sia tornati al 23 gennaio 2020, il giorno in cui venne data ufficialmente notizia della comparsa di un nuovo coronavirus in Cina. La novità del 25 novembre, invece, riguarda il Sud Africa: lì è stata scoperta una nuova variante, l’Omicron. Il primo problema, oggi come allora, è nell'informazione. Della mutazione sappiamo pochissimo, soprattutto su come interagirà con le popolazioni occidentali. Ma è già corsa a chi diffonde il panico e la risposta dei mercati è subito negativa. A guadagnarci sono soprattutto le classi politiche che per "salvarci" tornano a parlare di lockdown e restrizioni. Eppure la comparsa della variante dovrebbe dimostrare proprio il contrario.

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Borsa di Francoforte, l'impatto delle notizie dal Sudafrica

Pare che all’improvviso, alla fine del novembre 2021, si sia tornati al 23 gennaio 2020, il giorno in cui venne data ufficialmente notizia della comparsa di un nuovo coronavirus in Cina. La novità del 25 novembre, invece, riguarda il Sud Africa: lì è stata scoperta una nuova variante, l’Omicron.

Come sempre quando la notizia viene diffusa, si scopre che il virus si è diffuso con una velocità molto superiore. Anche quel 23 gennaio il nuovo coronavirus era in circolazione in Cina già da due mesi (forse tre mesi, secondo studi non ancora confermati) e stava già arrivando in Tailandia, Giappone e Corea del Sud, probabilmente anche nella stessa Italia. Nel periodo, ancora ignoto, fra la sua comparsa in natura e la sua scoperta, la variante Omicron potrebbe essere arrivata ovunque, considerando che è stata ritrovata in Paesi fra loro agli antipodi: oltre che negli Stati sudafricani (Sudafrica, Lesotho, Botswana, Zimbabwe, Mozambico, Namibia, Eswatini e Malawi), è presente anche in Israele, a Hong Kong e in Belgio. Nel Paese europeo la persona contagiata non è mai passata dal Sudafrica, bensì dall’Egitto e dalla Turchia. Come nel gennaio del 2020, la pachidermica macchina decisionale degli Stati parte lentamente all’inseguimento di un virus già fuggito e chiude le frontiere, selettivamente, per chi arriva dai Paesi infetti. Il ministro Roberto Speranza ha annunciato la cancellazione dei collegamenti aerei con i soli Paesi africani più colpiti e il divieto di ingresso per chi vi ha viaggiato negli ultimi 14 giorni. Ma, per i motivi di cui sopra, e come dimostra l’esperienza del 2020, si tratta di una misura tanto rassicurante quanto inutile.

Come nel gennaio del 2020, il panico è immediato. Le Borse hanno registrato perdite gravi in tutto il mondo, già alla loro apertura del 26 novembre. Ma perché? Sappiamo già che la nuova variante, che l’Oms ha battezzato Omicron, è più contagiosa della Delta? Sappiamo che ha 32 mutazioni della proteina Spike che potrebbero teoricamente aumentarne la trasmissibilità e la capacità di eludere gli anticorpi. Sappiamo anche che, alcuni dei contagiati nei Paesi sudafricani, erano completamente vaccinati, anche con i farmaci più in uso in Europa, quali Pfizer, Johnson&Johnson e AstraZeneca. Tuttavia nessuno degli scienziati che ha studiato in questi giorni la variante è in grado di dire come si diffonderà. Per Penny Moore, dell’Università del Witwatersrand a Johannesburg, occorreranno almeno altre due settimane per capire se la variante del coronavirus comparsa nel suo Paese "è in grado di sfuggire agli anticorpi generati dai vaccini anti-Covid, così come alle difese dovute all’attivazione delle cellule T del sistema immunitario". Mancano ancora i dati. Anche secondo un virologo italiano non certo leggero nelle sue analisi, quale è Andrea Crisanti, aver paura "è prematuro", perché "stiamo parlando al momento solo di ipotesi e siamo un una fase di osservazione".

Il primo problema di questa nuova crisi, dunque, è nell’informazione. Non pare vero, a media alle prese con un pubblico già stanco da due anni di Covid, poter dare una nuova scossa adrenalinica alla vigilia di Natale. Le ricadute economiche sono immediate in tutto il mondo, appunto: quanti stanno speculando al ribasso staranno facendo festa e vorremmo proprio sapere se vi sia un conflitto di interessi fra chi sta diffondendo questo allarmismo a piene mani e chi può guadagnarci qualcosa.

Ma al di là di queste inevitabili umane miserie, chi sta già capitalizzando è soprattutto la classe politica di quasi tutti i Paesi europei occidentali e nordamericani. Se le popolazioni sono attualmente più stanche che impaurite, la notizia terrorizzante di una nuova pericolosa variante ridà legittimità a parole e frasi che francamente nessuno vorrebbe più sentire: lockdown, chiusure, stare a casa, fare sacrifici oggi per essere più liberi per le feste, stare attenti alle feste per proteggere i più fragili, ecc… I governi devono sempre mostrare di “fare qualcosa” quando la gente ha paura. Vivono di emergenze da quasi due anni e traggono legittimità dalla richiesta di interventi in emergenza. La prima ad annunciare un lockdown temporaneo è stata, ieri, l'Olanda. In Italia, già in tempi non sospetti, il vecchio linguaggio del governo Conte era riemerso anche nel governo Draghi (che mantiene gli stessi ministri all’Interno e alla Sanità): “salvare il Natale” era ormai sulla bocca di tutti, così come stanno tornando le regioni in zona gialla e anche una ventina di comuni in Alto Adige in zona rossa. Nonostante la continua promessa di libertà data dalla vaccinazione di massa (con punizioni sempre più severe per chi non vuole un vaccino che tuttora è facoltativo) si parlava da un mese di chiusure come se il vaccino non fosse mai neppure esistito. Adesso il governo ne può parlare più liberamente: c’è la variante Omicron, quindi tutti a casa appassionatamente. Torneremo a cantare sui balconi.

E allora, come la mettiamo con il Super Green Pass (il lockdown, di fatto, per chi non si vaccina)? Ovviamente quello resta. Anzi, dopo l’autorizzazione dell’Ema per i vaccini ai minori di 12 anni, è partita la campagna propagandistica per far vaccinare i bambini. Quindi già avevamo un problema strano, quello di un vaccino che impone obblighi e restrizioni perché i vaccinati non siano contagiati dai non-vaccinati. Ma adesso, abbiamo il caso ancora più strano di una spinta sempre più forte alla vaccinazione di massa, proprio nel momento in cui appare una variante del virus che potrebbe renderla inutile, obsoleta. Il panico va dosato infatti con cautela: la nuova variante deve essere presentata in modo abbastanza temibile da giustificare nuove misure restrittive, ma non abbastanza da considerare ormai inutile la vaccinazione.

La nuova variante, per quel che ne sappiamo, se analizzata a mente fredda, dimostra proprio il contrario. Dimostra che i lockdown sono stati inutili, perché non hanno impedito la circolazione e la mutazione del virus. E idem dicasi per le campagne vaccinali, che non hanno mai fermato il contagio, neppure in micro-realtà come Gibilterra, dove il virus circola nonostante sia vaccinato il 100% della cittadinanza. La nota filastrocca di chi vuole il vaccino obbligatorio in Italia, quella secondo cui se non tutti si vaccinano, il virus circola fra i non vaccinati, muta e può mettere a rischio anche chi è vaccinato, si è verificata. Ma non nel senso che intendono loro: il virus ha continuato a circolare indisturbato in continenti interi. È avvenuta la mutazione e adesso siamo a rischio anche nel resto del mondo. Il virus, infatti, non conosce confini e ignora se abbiamo, nel nostro piccolo, raggiunto l’immunità di gregge.

Quel che dovremmo imparare, una volta per tutte, è che l’obiettivo “Covid 0” non si può raggiungere. Che possiamo fare tutti i sacrifici collettivi che vogliamo, ma non serviranno a nulla: questo male non si può eradicare. Dobbiamo imparare a coesistere con il coronavirus come in Svezia l’epidemiologo Anders Tegnell ha compreso sin da subito. E quindi si deve limitare al minimo l’impatto delle politiche anti-Covid, garantendo protezione alle persone fragili, ma lasciando vivere, il più normalmente possibile, tutti coloro che non rischiano di morire di Covid.

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