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OBBLIGHI VACCINALI

La politica ha occupato la salute. Carta violata

La questione dell’obbligo di inoculo di prodotti anti-Covid travalica gli aspetti tecnici del rischio-beneficio e interessa aspetti cruciali del rapporto tra etica e politica, tra società e Stato, tra economia e medicina, fino a toccare il ruolo della Chiesa. L’articolo 32 della Costituzione è stato stravolto perché il collettivismo è stato messo davanti all'individuo, che è stato sacrificato. 

Attualità 03_06_2022

Il prossimo 29 Novembre la Corte Costituzionale si riunirà per esaminare il ricorso contro l’obbligo vaccinale e nei prossimi mesi aumenterà il dibattito nella società e tra gli esperti. Essendomi occupato della libertà di vaccinazione sin da tempi non sospetti, partecipando con una memoria tecnica al ricorso della Regione Veneto contro la legge 119/2017 (“Lorenzin”), desidero tornare su tale questione alla luce della pandemia, di cui ho parlato spesso in dibattiti pubblici, nelle piazze e anche su questo organo di informazione.

La questione dell’obbligo di inoculo di prodotti anti-covid travalica gli aspetti tecnici del rischio-beneficio e interessa aspetti cruciali del rapporto tra etica e politica, tra società e stato, tra economia e medicina, fino a toccare il ruolo della Chiesa e dei credenti nelle questioni che riguardano la salute del singolo e della comunità sociale. L’articolo 32 della nostra Costituzione, breve ma preciso, recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Tale è l’importanza e la pregnanza di queste parole che esse meritano commenti frase per frase.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.
Senza trascurare l’interesse della cura gratuita agli indigenti, un fatto ormai assodato, chiediamoci cosa si intende per “salute”. La medicina ha maturato da decenni il concetto che la salute non è solo assenza di malattia, ma innanzitutto benessere psicofisico integrale della persona, considerando dimensioni della salute anche la salubrità dell’ambiente urbano, lavorativo e domestico, la sana nutrizione, lo stile di vita, le relazioni sociali.  Ecco quindi che limitare l’intervento del Sistema Sanitario alla vaccinazione (che in teoria dovrebbe garantire l’assenza di malattia) e alle terapie ospedaliere (che in teoria avrebbero dovuto garantire la migliore cura ai malati) rappresenterebbe, già di per sé, un grave errore strategico. Ed è ciò che è successo per due anni e mezzo, purtroppo.

Si è puntato tutto sulle terapie intensive (compiendo anche lì degli errori) e sui vaccini. Sulla salute degli italiani ha pesato la mancanza di cure domiciliari precoci. Al di là dei proclami, la medicina territoriale non è stata coinvolta in modo organico per affrontare l’emergenza COVID-19. Viceversa, il Ministero della Salute e l’AIFA hanno pubblicato indicazioni sulla gestione domiciliare dei pazienti che raccomandavano, in sostanza, “vigile attesa” e somministrazione di “paracetamolo”.

(…)

L’errore di fondo più grave, se di errore si può parlare, è stato di politicizzare e persino militarizzare la risposta sanitaria alla malattia che si stava diffondendo, puntando solo ossessivamente sulle campagne vaccinali ed emanando innumerevoli provvedimenti legislativi, con relative sanzioni, agli inadempienti.

Contrariamente agli obiettivi dichiarati, questo modo di gestire il problema ha creato divisioni tra le persone (si pensi alla contrapposizione vax-no vax, mask-no mask), problemi sui posti di lavoro, stress nelle già difficili scelte vaccinali, ricatti ai medici che non si allineavano. Oltre alla difficoltà di far fronte alle malattie, i cittadini si sono trovati a dover affrontare una serie di regole, spesso calate dall’alto senza convinzione e supportate solo da una massiccia propaganda televisiva, presto rivelatasi contraddittoria, reticente e persino menzognera a riguardo dell’efficacia e sicurezza degli inoculi. Un caso per tutti: i vaccini a vettore adenovirale hanno cessato di essere somministrati per paura di eventi avversi, ma nessuno ha riconosciuto che quelli già verificati erano causati dai vaccini stessi.

Diritto dell'individuo e interesse della collettività.
Il senso centrale dell’articolo 32 riguarda la polarità “individuo-collettività”, uno degli aspetti più interessanti e coinvolgenti anche alla luce della dottrina sociale della Chiesa. Senza entrare in dettagli tecnici, vale la pena ricordare che la Costituzione è il frutto di un intenso lavoro di "pensiero" sui fondamenti del convivere civile e l’articolo 32 ne è proprio un simbolo. Nella sintetica formulazione si condensano le tre grandi tradizioni della società italiana del tempo, quella cattolica, quella liberale e quella social-comunista. L’individuo ha dei diritti ma questi vanno conciliati con l’interesse della collettività: tra il polo individuale e quello sociale non deve esserci contraddizione e conflitto, senza che prevalga l’“individualismo” ma senza che il “collettivismo” schiacci i diritti dell’individuo.

Purtroppo, nei tempi della recente pandemia, si è visto prevalere il collettivismo sui diritti individuali, tanto che le scelte fatte dai sistemi sanitari occidentali e dalle istituzioni mediche (“lockdown”, vaccinazioni obbligatorie, radiazione dei medici “dissenzienti”, obbligo di mascherine ai bambini a scuola) hanno rappresentato una brutta copia delle scelte tipiche dei regimi collettivistici come quello cinese. Il vaccino è assurto a simbolo di un mezzo farmaceutico “socialista”, doveva servire a salvare tutti, a costo di sacrificare qualcuno. E così è ancor oggi, tanto che i danneggiati da vaccino sono dei fantasmi che disturbano. Come i soldati morti in guerra, non se ne deve parlare. Lo stato etico e burocratico è prevalso sulla società civile, sulla responsabilità informata delle persone, persino l’evidenza scientifica è occultata o soppressa, quando disturba la fede comune. Oggi non siamo in dittatura, non se ne ravvisano le forme, ma la pandemia è utilizzata per sviluppare un approccio totalitario alla gestione della società, approccio che trova radici nel cosiddetto “nuovo ordine mondiale” e nel “grande reset” apertamente preconizzati dal World Economic Forum. Economia, politica, informazione, big pharma hanno concorso in sinergia a generare questa situazione, a scapito della società civile e dei singoli individui.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.
In conseguenza della politicizzazione della salute
, al fine di imporre le vaccinazioni a tutti (si noti bene: la gran parte della popolazione era già stata convinta dalla propaganda), questo brano dell’articolo 32 è stato interpretato in modo da giustificare una serie di DPCM che, partendo dagli operatori sanitari, hanno via via imposto l’obbligo (o ricatto, che è la stessa cosa) a fasce sempre più ampie della popolazione adulta. Tale scelta potrebbe essere compatibile con la Costituzione se la legge imponesse un intervento “veramente” utile alla collettività. Purtroppo, sin dalle prime pubblicazioni dei risultati delle ricerche (dicembre 2020), si è capito che non c’erano prove che i vaccini fermassero la diffusione dei virus e ciò è emerso ben presto anche dai risultati “sul campo” nei Paesi in cui si era vaccinato prima e con maggiore intensità (Regno Unito e Israele).  Questi prodotti biotecnologici forniscono una certa protezione dalla malattia grave (laddove i risultati sono confrontati con gruppi di soggetti non vaccinati e curati male), ma non hanno capacità di impedire i contagi, quindi non proteggono la “collettività”.

Negli ultimi mesi è emerso persino che, a distanza di 4-6 mesi dalla vaccinazione, la protezione si inverte, nel senso che i vaccinati si infettano di più. Inutilmente gli “esperti” pagati dalle case farmaceutiche promettono che con ulteriori “boost” e nuovi vaccini contro le varianti si porrà rimedio a tale fallimento. La gente ormai ha perso fiducia e non le resta che sperare che non si presentino altri picchi epidemici con varianti peggiori delle precedenti. Viste le esperienze, un “boost” prodotto contro la variante Omicron potrebbe essere non solo inutile ma ancor più dannoso, perché una proteina “spike” con maggiore affinità per i recettori del virus potrebbe fare ancora più danni di quella prodotta dai precedenti prodotti basati sulla spike del virus cinese.

Si tratta di una vera e propria catastrofe della vaccinologia moderna, inattesa ma oggi censurata. Anche la Chiesa, che spesso si è accodata passivamente e acriticamente alla propaganda governativa, dovrebbe prendere finalmente atto che la frase “il vaccino è atto di amore” contrasta palesemente con tutte le migliori evidenze scientifiche e quindi non può essere utilizzata come criterio etico. 

Se non è la Chiesa che prende le difese dell’uomo, della donna e dei bambini, succubi dello strapotere della politica a sua volta asservita all’economia, chi lo farà? Chi scrive spera in cuor suo che la stessa consapevolezza che si sta diffondendo nelle gerarchie sulla inutilità della guerra e il pericolo della corsa agli armamenti si faccia strada anche nel campo della tutela della salute rispetto alle mire degli interessi farmaceutici.

La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
Una mano sapiente volle inserire quest’ultima frase, avendo previsto che qualunque legge avrebbe potuto essere determinata dalle tendenze politiche del momento, come era già successo prima della guerra. Era quindi necessario stabilire un limite ed esso fu posto proprio nel rispetto della persona umana. Sarebbe interessante chiedersi il motivo per cui i Padri Costituenti chiamarono in causa la “persona”, nozione oggetto degli approfondimenti propri dell'antropologia filosofica, della bioetica e del personalismo cristiano.

Ma anche senza addentrarsi in tali approfondimenti, chiunque può chiedersi se quanto si è osservato nei tempi della pandemia e specificamente alcuni provvedimenti legislativi siano conformi al rispetto della persona umana. È forse rispetto della persona umana costringere gli studenti universitari a farsi inoculare dei prodotti sperimentali, per loro non necessari, col ricatto di non poter frequentare i corsi e sostenere gli esami? O costringere i bambini a portare per ore delle mascherine per cercare di evitare, per lo più inutilmente, delle malattie che per loro sono innocue e sono persino vantaggiose per la collettività perché inducono immunità meglio dei vaccini? O forzare alla vaccinazione dei lavoratori precari che altrimenti perderebbero il posto di lavoro, per loro indispensabile per vivere? O sospendere dal lavoro dei medici o degli infermieri pur dotati di anticorpi naturali solo perché non hanno accettato un inoculo i cui rischi di morte sono accertati al di là di ogni dubbio? O radiare dall’ordine professionale medici che hanno sconsigliato gli inoculi a persone che, in scienza e coscienza, ritenevano ne traessero più rischi che benefici? O medici che hanno utilizzato medicinali non approvati dal ministero?

Al di là delle domande retoriche, è necessario ripensare al futuro della società italiana, proprio alla luce della nostra sacra Costituzione. Ben prima che si pronunci formalmente la Corte, sarebbe auspicabile che si attuasse una riappacificazione dell’intera società, traendo insegnamenti da quanto avvenuto.

Chi frequenta le “piazze” o i social sa che vi sono molti segni che la società italiana sta risvegliandosi, sta cercando di riorganizzarsi, riprendendo in mano le proprie responsabilità nella cura della salute, nell’educazione dei ragazzi, nell’uso delle risorse, nell’economia fatta di piccole imprese e iniziative locali. Compito dello Stato è quello di accompagnare e tutelare questo fermento, secondo il principio di sussidiarietà che è stato la bussola della dottrina sociale della Chiesa, dai tempi della Rerum Novarum fino almeno alla Centesimus Annus di Giovanni Paolo II. Si tratta di un’occasione storica di mettere in funzione le grandi risorse morali e spirituali del popolo italiano.

*patologo generale