• DUE PESI, DUE MISURE

La pistola fa scalpore solo se a sparare è il leghista

L'assessore leghista Massimo Adriatici spara, in circostanze ancora da chiarire, a Youns El Boussettaoui, che lo stava aggredendo. Coro di sdegno della sinistra e dei 5 Stelle. Pochi giorni prima Giovanni Caramuscio, ex dirigente di banca, era stato assassinato a freddo, a Lequile, da un rapinatore albanese. Nessuno fiata.

Pistola

Due pesi e due misure, in perfetto stile perbenista tipico di certa sinistra salottiera. Mentre proseguono le indagini sull’omicidio del marocchino ucciso alcuni giorni fa a Voghera da un colpo di pistola sparato dall’assessore comunale alla sicurezza, il leghista Massimo Adriatici, nel dibattito pubblico si sono repentinamente spenti i riflettori su un altro episodio accaduto a Lequile, in provincia di Lecce, dove un pensionato di 69 anni è stato ucciso da un albanese mentre stava prelevando ad uno sportello bancomat.

Mentre il primo episodio ha subito catturato le attenzioni dei media, e c’è da chiedersi se le avrebbe catturate in egual misura qualora l’assessore fosse stato di un altro colore politico, il secondo è subito caduto nel dimenticatoio, catalogato come uno dei tanti tragici tentativi di rapina finiti male. Ma onestà intellettuale da parte dei rappresentanti delle istituzioni e del mondo dell’informazione imporrebbe una valutazione più pacata ed equilibrata di due episodi, che in realtà presentano alcune affinità, una in particolare: coinvolgono cittadini stranieri. E fa rabbrividire la leggerezza con la quale i leader politici della sinistra si sono scagliati contro Massimo Adriatici, assessore leghista di Voghera e hanno invece ignorato le responsabilità del trentunenne albanese che ha freddato l’ex dirigente bancario leccese.

Non v’è dubbio che un assessore che impugna la pistola e uccide una persona che lo aggredisce con un pugno non possa passare inosservato. Ma vanno chiarite le circostanze di un episodio ancora pieno di zone d’ombra e di risvolti oscuri. Ieri l’assessore del Carroccio, durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Pavia, che dovrà valutare se confermare gli arresti domiciliari disposti a suo carico per la morte di  Youns El Boussettaoui, oltre che ribadire l’accidentalità del colpo partito dalla sua pistola, ha anche sostenuto di averla estratta poiché intimorito dall’aggressione subita a freddo dal marocchino di 39 anni, da lui poi ferito mortalmente. Se l’assessore aveva un regolare porto d’armi, è assai probabile che avesse ricevuto minacce in passato e che quindi fosse autorizzato a portare l’arma. Certo rimangono dubbi sul suo utilizzo, tanto più senza sicura, visto che il colpo è partito più o meno immediatamente.

Le opposizioni, dal Pd ai Cinque Stelle, l’hanno però buttata subito in polemica politica, tanto che Matteo Salvini è dovuto scendere in campo per ribadire fiducia nella magistratura che si sta occupando del caso e per invitare alla cautela quanti stanno già tirando conclusioni affrettate sull’accaduto. Il marocchino rimasto vittima di quel colpo di pistola era padre di due figli di 5 e 8 anni, che vivevano in Marocco, ed è stato descritto da diversi testimoni come uno “sbandato”, “uno che dava fastidio”. L’assessore di Voghera è anche avvocato e docente universitario, ha precedenti nelle forze dell’ordine e dunque suona alquanto strano che possa aver perso la testa. Tuttavia, solo le perizie balistiche potranno ricostruire la dinamica dell’accaduto.

Ecco perché la sinistra dovrebbe mostrare in tali circostanze maggiore prudenza e sospendere il giudizio su questo episodio. Inoltre, dovrebbe auspicare giustizia per l’omicidio di Giovanni Caramuscio, l'ex direttore di banca in pensione, 69enne, ucciso a Lequile in provincia di Lecce mentre prelevava ad uno sportello bancomat. I carabinieri del comando provinciale di Lecce, diretti dalla Procura salentina, hanno arrestato Mecaj Paulin, albanese, di 31 anni, indiziato del delitto di omicidio, aggravato dalla rapina. In due (lui e un complice) si sono avvicinati alla vittima, che aveva prelevato del denaro ad uno sportello per rapinarlo. Due i colpi mortali, alla presenza della moglie di Caramuscio, che non ha potuto fare altro che assistere impietrita alla morte del marito. Una scena agghiacciante che la politica locale e nazionale ha repentinamente accantonato e che avrebbe meritato indignazione universale da parte di tutti i leader politici. A maggior ragione ne avrebbe meritata da parte di quegli esponenti della sinistra che oggi si indignano verso l’assessore leghista di Voghera, prima ancora di aver capito se sia colpevole o innocente.

E invece il segretario del Pd, Enrico Letta è riuscito solo a produrre un tweet in cui, all’indomani dell’episodio di Voghera, invoca lo stop alle armi private, chiede che a poterle avere siano solo poliziotti e carabinieri, ma dimentica completamente che ad usarle sono soprattutto malviventi come l’albanese che ha ucciso il povero Caramuscio. Di cui la sinistra si è guardata bene dal parlare.

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