La piccola ma solida comunità cattolica del Bangladesh
In visita ad limina l’arcivescovo di Dacca, monsignor Bejoy Nicephorus D’Cruze, ha descritto al Papa la comunità dei fedeli
La Chiesa del Bangladesh è piccola, ma viva, sostenuta da una fede profonda e caratterizzata da una attiva partecipazione dei fedeli. Così monsignor Bejoy Nicephorus D’Cruze, arcivescovo metropolita della capitale Dacca e presidente della Conferenza episcopale del Bangladesh, ha descritto a Papa Leone XIV la comunità dei cattolici bangladesi il 25 giugno mentre era a Roma in visita ad limina. I cristiani sono circa un milione, i cattolici 433.000, su quasi 178 milioni di abitanti, in gran parte musulmani. Tuttavia, come ha spiegato successivamente all’agenzia di stampa Fides, la Chiesa cattolica in Bangladesh dispone di una rete pastorale capillare grazie a più di 400 sacerdoti, più di 1.200 religiosi e religiose, 153 seminaristi maggiori e oltre 800 catechisti, fondamentali questi ultimi per le attività di animazione delle comunità, specie nei villaggi più remoti. “Il Bangladesh – ha spiegato – è un Paese ancora povero che cerca di svilupparsi, e anche la Chiesa è povera, ma continuiamo a essere a fianco ai poveri e a lavorare per i poveri. Gran parte dei cattolici bangladesi appartiene alle comunità indigene e tribali presenti in diverse regioni del Paese, mentre altri sono parte di gruppi socialmente vulnerabili come i dalit. La maggioranza dei nostri fedeli è povera, anche se alcuni appartengono alla classe media. Nonostante le limitate risorse, la Chiesa svolge un’ampia opera pastorale e sociale attraverso scuole, strutture sanitarie, attività caritative e programmi di sviluppo promossi dalla Caritas. Le istituzioni cattoliche gestiscono oltre 700 strutture educative, tra scuole primarie, secondarie, istituti tecnici e professionali, 13 college e un’università cattolica, la Notre Dame University Bangladesh. Migliaia di studenti musulmani, indù, buddisti e cristiani frequentano ogni anno questi istituti, considerati tra i più qualificati del Paese. Accanto all’opera educativa, la Chiesa è presente nel campo sanitario e assistenziale attraverso ospedali, dispensari, centri sanitari e programmi di sviluppo comunitario diffusi nelle aree urbane e rurali. Un ruolo centrale lo svolge Caritas Bangladesh che opera nelle diocesi con oltre 80 programmi nei settori dell’istruzione, della formazione professionale, della lotta alla povertà, della risposta alle emergenze e dello sviluppo delle comunità locali, raggiungendo circa 1,6 milioni di beneficiari. Quanto alla libertà religiosa, ha spiegato l’arcivescovo, la costituzione la garantisce, riconosce pari diritti alle minoranze. Il governo afferma di non voler definire i cristiani “una minoranza”, ma cittadini, come tutti gli altri. Tuttavia il Bangladesh è uno dei paesi in cui i cristiani subiscono livelli elevati di persecuzione perché nella pratica invece i cristiani subiscono discriminazioni e devono limitare la pratica religiosa e la predicazione all’interno delle chiese soprattutto a causa dei gruppi integralisti. Tuttavia i cattolici sono in buoni rapporti con molti leader musulmani e inoltre molti politici, funzionari pubblici, dirigenti e autorità islamiche che hanno studiato nelle scuole cattoliche mantengono rapporti positivi con la Chiesa e si dimostrano per quanto possibile attenti alle esigenze e ai problemi della Chiesa.
