La nuvola – Il testo del video
Nella piccola nuvola che preannuncia la fine della siccità al tempo di Elia la tradizione ha visto un’anticipazione di Maria Santissima. Altra figura è la nube del cap. 19 di Isaia: profezia della Sacra Famiglia in Egitto. Gesù: l’acqua portata dalla Vergine.
Oggi vediamo un’anticipazione di Maria Santissima un po’ meno nota: la nuvola. È una nuvola a cui si fa riferimento in due collocazioni differenti dell’Antico Testamento, quindi con sfumature di significato diverse. Finora abbiamo visto prefigurazioni di Maria Santissima in persone, come Eva, Ester, Giuditta; in oggetti fondamentali che nella legge antica sono stati istituiti da Dio stesso: abbiamo visto in particolare l’Arca dell’Alleanza (vedi qui e qui). Adesso vediamo un elemento della natura: una nuvola.
Questo non ci deve sorprendere perché il Dio che conduce la storia – pensiamo alle vicende che hanno coinvolto Rebecca, Ester, Giuditta –, il Dio che è autore del culto dell’Antica Alleanza è il Dio Creatore, il Dio che regge l’universo. E dunque è difficile comprendere che questa anticipazione di Maria Santissima in una nuvola possa essere effettivamente fondata solo se noi partiamo da una prospettiva casualista, che non considera fino in fondo le conseguenze della fede in Dio Creatore. Abbiamo dedicato, ormai parecchio tempo fa, una serie di catechesi alla creazione: abbiamo visto che la creazione non è “solamente” l’atto di far passare dal non essere all’essere, ma è anche tutta la conduzione e conservazione della creazione. Se Dio è effettivamente il Creatore in questo senso, allora non stupisce che Egli abbia condotto gli eventi anche naturali, atmosferici in un modo tale da poter prefigurare quello che diversi secoli dopo sarebbe avvenuto in Maria Santissima. E Dio stesso è Colui che ha dato la luce interiore per poter comprendere il segno: è l’autore del segno ed è l’autore della luce interiore, la luce della fede necessaria per poter comprendere il segno.
Se noi ci mettiamo invece in una prospettiva puramente di critica testuale, è evidente che non ne veniamo a capo e penseremo che questa interpretazione della nuvola sia stata inventata da qualche Padre della Chiesa un po’ troppo devoto… e invece non è così. I Padri della Chiesa, che hanno letto il segno della nuvola come anticipazione di Maria, hanno avuto la luce per comprendere la verità di un fatto storico e naturale, avvenuto nell’antichità.
Il riferimento primario è al capitolo 18 del Primo Libro dei Re, dove c’è il famoso episodio di Elia che pone fine alla siccità. Qual era il contesto storico? Era uno dei periodi più bassi della storia di Israele e della monarchia davidica. Stiamo parlando del periodo del re Acab, un re empio, che sposa Gezabele, la quale lo porta ad abbracciare i culti pagani, ad edificare templi pagani, ad avere un atteggiamento immorale e senza più fede nel Dio di Israele. In questo momento così basso della storia, Dio, per mezzo di Elia, decide di chiudere i cieli. Gli uomini che non cercavano più la fonte d’acqua viva, l’avrebbero cercata dopo aver sofferto la siccità. Quando l’uomo non cerca Dio, che è la sua salvezza, ecco che il Signore è “costretto” a mettere in ristrettezze l’uomo perché, patendo qualcosa nel suo corpo, possa riaprire il suo animo a Dio.
E così abbiamo la siccità, che viene interrotta con un evento particolare. «Elia salì sulla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la sua faccia tra le ginocchia. Quindi disse al suo servo: "Sali, presto, guarda in direzione del mare". Quegli salì, guardò e disse: "Non c'è nulla!". Elia disse: "Tornaci ancora per sette volte". La settima volta riferì: "Ecco, una nuvola, piccola come una mano d'uomo, sale dal mare". Elia gli disse: "Va' a dire ad Acab: “Attacca i cavalli e scendi, perché non ti trattenga la pioggia!”. D'un tratto il cielo si oscurò per le nubi e per il vento, e vi fu una grande pioggia. Acab montò sul carro e se ne andò a Izreèl. La mano del Signore fu sopra Elia, che si cinse i fianchi e corse davanti ad Acab finché giunse a Izreèl» (1 Re 18, 42-46). Allora, questa nuvola, che il testo biblico descrive «come una mano d’uomo», è stata interpretata dalla tradizione dei Padri, di diversi Padri, come il segno di Maria Santissima. Qui abbiamo prima di tutto l’enorme tradizione carmelitana, che legge questo passo in questa ottica e da cui nasce la famosa tradizione della Madonna del Monte Carmelo. I primi eremiti cristiani sul Monte Carmelo ereditano questa lettura del testo e sviluppano quindi una devozione particolare alla Madonna che si diffonderà in tutta la Chiesa e nota appunto come la Madonna del Carmelo.
Dunque, abbiamo tutta una tradizione carmelitana che legge in questa nuvola una prefigurazione di Maria Santissima. Ma abbiamo anche altri testi; per esempio un riferimento implicito, ma a mio avviso abbastanza chiaro, lo troviamo nel Fanquito; abbiamo già parlato di questo testo, è un testo liturgico della chiesa siro-occidentale, che contiene i testi relativi alle feste, l’ufficio domenicale. In questo caso è il Fanquito relativo alla Adomenica della Visitazione. «Maria, la nuvola colma di vita, si alzò e salì per abbeverare la terra assetata e farla fruttificare. Il re si è seduto su un carro pieno di maestà, andando a visitare i suoi servitori nella propria terra» (in Testi mariani del primo millennio, vol. 4, Roma 1991, p. 271). Cioè, il riferimento di questo testo è abbastanza esplicito: la Madonna è questa nuvola colma di vita. Perché colma di vita? Perché ridà la vita con l’acqua – in questo caso si tratta di un’acqua soprannaturale – a una terra assetata, una terra arida.
E qual è questa acqua che scaturisce dalla nuvola che è Maria? È Gesù Cristo, che nel Vangelo ha fatto un’autorivelazione: «Chi ha sete, venga a me e beva» (Gv 7, 37). Lui stesso si presenta come la sorgente, la fonte dell’acqua viva. Pensiamo anche al discorso alla Samaritana: «chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete» (Gv 4, 14). Ora, qual è la nuvola che ha fatto piovere sulla terra quest’acqua, per salvarla da una siccità che poteva portare solo alla morte? È Maria Santissima. Qui ricordiamo la grande antifona tipica del tempo di Avvento nel rito latino: Roráte, cæli, désuper, et nubes plúant Iustum: Cieli, fate piovere il Giusto. Questo richiamo a Cristo come alla pioggia che viene dal Cielo è molto radicato. Ma la pioggia viene da una nuvola. E chi è questa nuvola? È Maria Santissima. Dunque, Elia, in figura, vede la Madonna, comprende interiormente Maria Santissima e così la comprende la Tradizione della Chiesa.
Abbiamo un altro testo un po’ più recente. Stavolta siamo in area latina, nella prima metà del XIII secolo. Il testo è di Giovanni de La Rochelle (1200-1245), un francescano: «Fu detto ad Elia che sarebbe piovuto. Questi salendo sul vertice della montagna ordinò al fanciullo di guardare sette volte verso il mare. Ed ecco che la settima volta vide salire dal mare una piccola nuvola che aveva come una specie di impronta d’uomo. Il fanciullo prefigura la categoria degli antichi padri che bramano la venuta della pioggia sul vello. Ed ecco che la settima volta, cioè nell’era settima, appare una piccola nube, vale a dire Maria, che è chiamata “piccola nube” per la prerogativa dell’umiltà perché agisce come mediatrice nel trasmettere i raggi del sole sulla terra, ossia i benefici del Salvatore del genere umano e perché ha irradiato sul mondo la luce eterna, Gesù Cristo Nostro Signore» (in Testi mariani del secondo millennio, vol. 4, Roma 1996, p. 187). È una lettura più articolata. Questo fanciullo, che va per sette volte a vedere se c’è un segnale di pioggia, indica in qualche modo la storia che precede la venuta del Messia. Tradizionalmente, il sette indica il tempo della preparazione, mentre l’ottava è il tempo del compimento; l’ottavo giorno viene inaugurata la nuova era messianica. Pensiamo alla forma ottagonale dei battisteri: l’otto è il segno dell’ingresso nella vita eterna, della vita eterna che si affaccia sulla terra. Un’altra interpretazione interessante può essere quella di riferimento alle sette epoche agostiniane, cioè da Adamo a Noè, da Noè ad Abramo, da Abramo a Davide, da Davide all’esilio babilonese, dall’esilio babilonese a Gesù Cristo, da Gesù Cristo fino poi alla parusia e alla settima epoca che sarebbe invece l’epoca futura. Ci sono dunque due filoni interpretativi, ma quello che ci interessa è la grande attesa dell’umanità e il fatto che la venuta dell’acqua di salvezza è anticipata e portata da Maria Santissima. Quindi, vedete come Maria è proprio il segno dell’acqua, è colei che porta Gesù Cristo, la fonte dell’acqua viva, e mette fine alla grande siccità dell’umanità che ha atteso per secoli il Salvatore.
Se passiamo ai Servi di Maria, in un’epoca ancora più recente, siamo nel XVI secolo, troviamo la figura di Prospero Rossetti, che richiama ancora questo testo: «Elia, nel terzo libro dei Re, la vide sotto forma di picciola nuvoletta che avendo quasi sembianza di un uomo usciva dal mare e si innalzava in aria. E cresciuta d’un tratto, d’acque fresche bagnò l’arida terra sì che la rese feconda e d’ogni bene abbondante. E chi non sa di noi che quasi pioggia delle divine grazie irrigante il mondo tutto uscì Cristo dal pudico ventre di Maria, come in forma di picciola nuvoletta per l’umiltà sua profonda» (in Testi mariani del secondo millennio, vol. 5, Roma 2003, p. 398). Come accennato anche nel testo di Giovanni de La Rochelle, qui la nuvola piccola indica l’umiltà di Maria Santissima. Questa è anche una lettura estremamente interessante: Maria appare nella storia come una nuvoletta piccola e insignificante; quasi nessuno si era accorto che era venuta al mondo la Madre di Dio. Quindi c’è questa immagine dell’«umiltà della serva», come canterà poi la Madonna nel Magnificat, che diventa poi una nube tale da poter fare piovere su tutto il mondo inaridito. Dunque, c’è questa immagine, che vede nella nuvola intravista dal servo di Elia, la figura di Maria Santissima.
Il secondo testo che ci parla di una nube è il cap. 19 del libro del profeta Isaia: «Oracolo sull'Egitto. Ecco, il Signore cavalca una nube leggera ed entra in Egitto. Crollano gli idoli d'Egitto davanti a lui e agli Egiziani vien meno il cuore nel petto. Aizzerò gli Egiziani contro gli Egiziani: combatterà fratello contro fratello, uomo contro uomo, città contro città, regno contro regno». Qual è il contesto di questa profezia? Siamo all’interno di una serie di capitoli con oracoli del Signore su nazioni diverse da Israele – abbiamo Damasco, abbiamo questo sull’Egitto, poi avremo l’oracolo sul deserto del mare. In pratica il Signore confonde l’orgoglio dei popoli che non lo riconoscono. E vedete come in questo testo il Signore porta una divisione interna a questi popoli. Questa profezia si conclude però con una conversione: «In quel giorno gli Egiziani diventeranno come femmine, tremeranno e temeranno all'agitarsi della mano che il Signore degli eserciti agiterà contro di loro. (…) In quel giorno ci saranno cinque città nell'Egitto che parleranno la lingua di Canaan e giureranno per il Signore degli eserciti (...). In quel giorno ci sarà un altare dedicato al Signore in mezzo al paese d'Egitto e una stele in onore del Signore presso la sua frontiera (…). Quando, di fronte agli avversari, invocheranno il Signore, allora egli manderà loro un salvatore che li difenderà e li libererà. Il Signore si rivelerà agli Egiziani e gli Egiziani riconosceranno in quel giorno il Signore, lo serviranno con sacrifici e offerte, faranno voti al Signore e li adempiranno» (Is 19, 16-21). Il Signore dapprima sconvolge la potenza dell’Egitto, per salvarlo, e quindi l’Egitto riconoscerà il Signore; questo stesso Signore è portato da una nube leggera; il Signore cavalca una nube leggera. Ora, questa profezia è importante perché, soprattutto in questo passaggio – «quando, di fronte agli avversari, invocheranno il Signore, allora egli manderà loro un salvatore che li difenderà e li libererà. Il Signore si rivelerà agli Egiziani» –, è intesa dai cristiani come una profezia di quello che è storicamente accaduto, cioè la Sacra Famiglia che va in Egitto, il Salvatore che è mandato in Egitto, è conosciuto in Egitto; e l’Egitto diventerà un popolo che onorerà il Signore e gli offrirà sacrifici. Se poniamo memoria a quello che è stato il monachesimo antico, constatiamo che era soprattutto d’origine egiziana. Quindi questa profezia si adempie effettivamente. La Chiesa copta, e in generale le chiese cristiane presenti in Egitto, conservano un’interessantissima tradizione proprio sui luoghi in cui la Sacra Famiglia è passata. Qui il cristianesimo, si può dire, è venuto prima della predicazione apostolica proprio grazie alla presenza della Sacra Famiglia.
Questo testo è stato letto abbondantemente dai Padri, dagli autori cristiani come prefigurazione di Maria Santissima: questa nube leggera cavalcata dal Signore è vista come immagine di Maria. Abbiamo ad esempio un testo di Germano di Costantinopoli che dice: «Ma mentre tutti guardavano il corpo incontaminato della Vergine fu strappato via dalle loro mani [qui il testo si riferisce alla Dormitio di Maria, alla morte di Maria e alla sua assunzione al Cielo]. Colui che lo portò via non fu visto da nessuno, infatti era l’invisibile Dio. Ma tra le mani degli apostoli la sindone apparve allora leggermente mossa dal vento in una leggera nuvola, nella leggera nuvola che era stata carnalmente profetizzata» (in Testi mariani del primo millennio, vol. 2, Roma 1989, p. 367). Il riferimento è a Isaia 19, 1. Dunque, questa nube viene vista come anticipata, rivelata in Isaia e applicata alla nube leggera dell’assunzione della Madonna al cielo.
Un altro testo, stavolta si tratta di un tropario, quindi di un testo liturgico, dice: «Nube di luce eterna, o Vergine, ti chiamò il profeta» (in Ibidem, p. 543). Il riferimento è di nuovo a Isaia 19, 1. Un altro testo breve ma chiarissimo, stavolta di Teodoro Studita, afferma: «Ave, o nube leggera, nella quale ti mandò il Signore secondo quanto profetizza la voce sacra di Isaia» (in Ibidem, p. 653). Dunque, vedete di nuovo il riferimento a Isaia.
Se ci spostiamo in epoca più recente, nella prima metà del XIII secolo, nell’area greca, abbiamo un testo di Giovanni Thekaras, che fa di nuovo riferimento a Isaia 19, 1: «O Vergine, nube luminosa che porta la pioggia celeste, diventata sollievo per quanti erano sotto la calura dei peccati, io ti prego: irrora anche me ora della tua rugiada» (in Testi mariani del secondo millennio, vol. 1, Roma 2008, p. 301). Vedete, questo testo in realtà può avere una duplice interpretazione: c’è il riferimento a Isaia 19, ma quando si parla del sollievo e della calura dei peccati il richiamo è anche al testo che abbiamo visto prima, del Primo Libro dei Re, cioè alla siccità e alla nube che fa venire la pioggia.
Un autore non facilmente identificabile, Emanuele il Grande Retore, probabilmente del XV secolo, saluta così la Madonna: «Rallegrati, nube che rovescia per noi come pioggia il flusso della vita» (Ibidem, p. 589).
Ancora, possiamo vedere, con un autore benedettino del XII secolo, Osberto di Clare, un nuovo riferimento al testo di Isaia: «Dice di lui il profeta Isaia: il Signore venne in Egitto su una nube leggera e saranno infranti gli idoli dell’Egitto». E commenta: «Mi sembra che con il termine nube il profeta abbia voluto indicare la Beata Vergine Maria, la quale venne nel mondo leggera e non appesantita da seme umano e portò con sé il Creatore e Signore del mondo. Il Signore e Salvatore venne in questo Egitto nel quale ci troviamo, cioè in un luogo tenebroso. Infranse e distrusse gli idoli dell’Egitto perché annientò nel mondo intero i culti demoniaci e mediante la debolezza che Egli assunse dalla Vergine ci chiamò dalle tenebre alla sua mirabile luce»(in Testi mariani del secondo millennio, vol. 3, Roma 1996, p. 459) . Qui abbiamo una spiegazione più articolata e il richiamo al Salvatore che viene a scompigliare per certi versi l’ordine costituito: anche questo è un riferimento che troviamo nel Vangelo quando il Signore dice «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera» (Mt 10, 34-3). Questi testi neotestamentari si comprendono più pienamente quando entrano in risonanza con quelli veterotestamentari. Qui si parla del Salvatore annunciato che avrebbe confuso l’ordine idolatra per portare i popoli alla conoscenza del vero Dio e all’adorazione del vero Dio. E questo avviene per mezzo di Maria Santissima, la nube.
Dunque, in questa piccola semplice innocente immagine della nube, di cui si sottolinea la piccolezza nel Libro dei Re, la leggerezza nel Libro di Isaia, la tradizione cristiana vede Maria Santissima; la pioggia salutare, salvifica, cioè Cristo, non è disgiunta dalla nube, cioè da Maria. Vediamo ancora una volta come l’opera della Redenzione richiami Maria Santissima anche in questa immagine biblica così fortemente presente nella tradizione cristiana. La nube, con le sue caratteristiche, evoca l’umiltà, la verginità e la purezza di Maria, ma non dobbiamo dimenticare che questa nube è richiamata per l’acqua che porta: non c’è acqua senza la nube, e non c’è nube senza l’acqua. Dunque, questa immagine sottolinea di nuovo in modo molto marcato la profonda unione di Cristo e di Maria nell’opera della Redenzione.
Questa immagine è forse un po’ meno conosciuta rispetto a quelle che abbiamo presentato fino ad ora, ma è importantissima, perché questi richiami ci permettono di diventare familiari con il linguaggio dei Padri e di comprendere a fondo i testi veterotestamentari; inoltre ci danno la sostanza per quello che andremo a fare un po’ più avanti nel nostro percorso, cioè la parte più sistematica della mariologia, dove prenderemo in considerazione la figura di Maria Santissima nei dogmi a lei legati. Quello che dobbiamo sempre evitare è pensare che quella parte sistematica non sia radicata nelle Scritture, ma che sia stato inventato dalla Chiesa, no: è qualcosa che la teologia sistematizza a partire da questa lettura viva delle Scritture nella Tradizione della Chiesa.
La nuvola
Nella piccola nuvola che preannuncia la fine della siccità al tempo di Elia la tradizione ha visto un’anticipazione di Maria Santissima. Altra figura è la nube del cap. 19 di Isaia: profezia della Sacra Famiglia in Egitto. Gesù: l’acqua portata dalla Vergine.
La nuova Rachele – Il testo del video
La moglie eletta di Giacobbe è un’altra prefigurazione di Maria Santissima, così come il figlio di lei, l’antico Giuseppe, è figura di Gesù. Già nella tradizione ebraica Rachele è vista come la madre sofferente che intercede per il suo popolo e le cui lacrime vengono esaudite da Dio.
La nuova Ester – Il testo del video
Altra figura anticipatrice di Maria è la regina Ester, che intercede, a rischio della propria vita, per la salvezza del suo popolo. Alla sua vicenda sono legati un intero libro dell’Antico Testamento e la festa di Purim: un esempio di come Dio rovesci le sorti della storia.

