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BOLOGNA

La morte di Fakir, un pretesto per delegittimare la polizia

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È giusto chiarire tutte le circostanze della morte a Bologna del 42enne marocchino mentre due agenti lo ammanettavano a terra, ma le accuse e le violenze contro la polizia sono ignobili e sono funzionali a chi vuole distruggere l'Italia.

Editoriali 21_07_2026

Un’altra morte discussa, un’altra occasione per strumentalizzazioni di parte e di divisione dell’opinione pubblica in opposte tifoserie; e, in questo caso, un’altra occasione per delegittimare le forze dell’ordine e per scatenare violenze di piazza. Era peraltro prevedibile che l’assurda manifestazione cittadina convocata ieri sera dal sindaco di Bologna Matteo Lepore in piazza Nettuno concedesse il palcoscenico ai gruppi antagonisti e centri sociali per lanciarsi nella solita guerriglia urbana.

Così la tragica morte di Abderrahim Fakir, il 42enne di origine marocchina deceduto il 19 luglio al quartiere Pilastro di Bologna mentre due agenti di polizia lo stavano ammanettando a terra, è diventata il motivo di uno scontro sociale e politico. Il video, diventato virale, che ritrae i due agenti sopra Fakir mentre lui grida “Aiuto” ha fatto il giro del web provocando una serie di reazioni negative ed esponendo i due poliziotti e i 4 sanitari della Croce Rossa a una gogna mediatica scandalosa che ha legittimato preventivamente le violenze di ieri sera.

Sarà l’autopsia a stabilire le reali cause della morte di Fakir e se c’è, e in che misura, una responsabilità di poliziotti e sanitari, ed è importante che governo e questura abbiano dato la massima disponibilità a chiarire la dinamica della morte di Fakir. Però le immagini che girano per il web, riprese dagli abitanti del quartiere, non mostrano atti di violenza gratuita da parte degli agenti. Chiaramente fa sempre impressione vedere azioni con l’uso della forza e di scontro fisico, ma quella che si vede nei video è la classica tecnica di immobilizzazione quando altri modi di fermare una persona violenta o in stato di agitazione incontrollabile non hanno raggiunto lo scopo.

La scena del fermo di Fakir infatti non spiega davvero cosa è accaduto: gli agenti di polizia non sono intervenuti senza motivo tanto per fare sfoggio di una «violenza dello Stato che uccide i cittadini», come dicevano gli slogan della manifestazione di ieri sera. Abderrahim Fakir, in chiaro stato alterato, era arrivato in via Svevo, non si sa per quale motivo visto che non viveva lì, dando in escandescenze, e prendendo a pugni auto e porte dei garage. Sono stati dei residenti a chiamare la polizia (pare che urlasse che lo volevano uccidere) e gli agenti a loro volta hanno chiamato il 118 segnalando un caso psichiatrico, dopo che Fakir si è scagliato anche contro la volante. Dunque si trattava anzitutto di fermare un uomo fuori controllo per evitare che facesse altri danni o mettesse a rischio l’incolumità di altre persone (aveva colpito anche l’auto di un residente che stava rientrando a casa). Tanto è vero che almeno anche un altro residente si è prestato ad aiutare i poliziotti tenendo ferme le gambe di Fakir.

Ma prima di arrivare al contatto fisico gli agenti gli hanno anche spruzzato spray urticante per ridurlo a più miti consigli, ma invano. Tutto questo diciamo non per giustificare la morte di Fakir, ma per restituire un quadro realistico di quanto avvenuto. Abderrahim Fakir non è stato picchiato gratuitamente,  non è stato ucciso volontariamente, come lasciava intendere sua sorella che invocava la vendetta (vedi video).

La morte del 42enne è certamente un fatto tragico i cui aspetti devono essere chiariti (compresi i motivi per cui era diventato così violento), ma non può diventare il pretesto per scatenare l’odio sociale contro la polizia e le istituzioni statali. Fino a prova contraria, in questo come in molti altri casi, la polizia è intervenuta per fermare una persona violenta che stava provocando danni e pericoli.

Purtroppo, piaccia o meno, non si può mettere in condizione di non nuocere una persona fuori controllo se non usando la forza. Il contatto fisico presenta sempre dei rischi e gli stessi poliziotti rischiano di essere colpiti, feriti o, peggio, anche uccisi. La cronaca purtroppo è piena di questi casi. E siccome le nostre strade sono sempre più insicure, le occasioni di situazioni di scontro fisico tra poliziotti e persone violente aumentano esponenzialmente.

Pensate se i due agenti invece di tentare di bloccare Abderrahim Fakir lo avessero guardato a distanza, assicurandosi soltanto che nessuna persona si avvicinasse: avrebbe continuato a colpire auto e porte dei box fino allo sfinimento, così alla fine si sarebbero potuti avvicinare anche i sanitari, sedarlo e ricoverarlo in psichiatria. Ma in questo caso i poliziotti sarebbero stati attaccati perché non hanno fatto nulla mentre Fakir distruggeva le loro proprietà, nessuno ci protegge e bla, bla, bla.

Pretendere che i poliziotti stiano lì a guardare mentre si consumano reati, per evitare che qualche malvivente si faccia male, fa il gioco di chi vuole distruggere il nostro Paese. E per costoro – politici di sinistra in testa - la polizia sbaglia a prescindere e va neutralizzata.
Siamo già su questa strada purtroppo e le reazioni alla tragedia di Bologna ne sono un inquietante esempio.