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lettera aperta

La Fraternità Sacerdotale San Pio X "irrompe" nel concistoro

Dalla casa generalizia di Menzingen una lettera e una professione di fede inviate ai cardinali e al Papa alla vigilia del concistoro straordinario, nonché delle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio in programma a Econe il prossimo 1° luglio. Un testo ampio e dettagliato che lascia però qualche domanda aperta.

Borgo Pio 24_06_2026
fonte: FSSPX

La "questione lefebvriana" non era all'ordine del giorno del prossimo concistoro straordinario, ma in qualche modo è destinata a entrarvi dopo la lettera aperta inviata il 24 giugno dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X ai cardinali e a Leone XIV. Il testo, firmato dal superiore generale don Davide Pagliarani, e da assistenti e consiglieri generali (mons. de Galarreta, don Christian Bouchacourt, mons. Bernard Fellay e don Franz Schmidberger, gli ultimi due già superiori generali), è accompagnato da una lunga professione di fede di 28 pagine, formulata «di fronte ai principali errori e ai pericoli più gravi del nostro tempo» con l'auspicio «che un giorno questo testo dottrinale possa servire da base per una discussione franca con la Santa Sede, in un clima pacifico, fraterno e caritatevole». 

Professione di fede che spazia dalla Santissima Trinità alla Chiesa cattolica e alla sua costituzione gerarchica, all'ordine morale e ai novissimi, enumerando «gli errori moderni» – alcuni dei quali peraltro sono evidenti come la «morale situazionista» e il «falso linguaggio pastorale» – e la loro penetrazione nella Chiesa attribuita tout court al Vaticano II senza tener conto dell'ermeneutica applicata dai Papi ai documenti conciliari, per esempio, da Benedetto XVI. Che infatti non è menzionato: tutti i riferimenti magisteriali si fermano a Pio XII, il che appare in contrasto con quanto dichiarato al n. 84 in cui si respinge «l’opposizione artificiale tra il Magistero di ieri e quello di oggi». A meno di non considerare non singoli aspetti critici suscettibili di chiarimento, bensì tutto il Magistero degli ultimi sessant'anni come «nuovo Magistero». 

La Fraternità riconosce «nel Pontefice romano il successore di san Pietro, il Vicario di Gesù Cristo, il Pastore supremo e universale, capo visibile di tutta la Chiesa, che possiede, per istituzione divina, un potere di vera e propria giurisdizione suprema, plenaria, immediata e universale, su tutti i pastori e su tutti i fedeli battezzati nella Chiesa» (n. 73). E giustamente nella lettera si scrive che «non spetta alla Fraternità San Pio X indicare la via da seguire, ma alla Tradizione bimillenaria della Chiesa, fedelmente custodita e trasmessa dalla Sede Apostolica nel corso dei secoli, e che molti considerano ormai, di fatto, una realtà superata, soggetta a una continua evoluzione». Se non è «una realtà superata» allora perché compiere un atto così grave come la consacrazione di vescovi, non solo senza il mandato ma contro la volontà esplicita della Sede Apostolica e quindi contro la «giurisdizione suprema, plenaria, immediata e universale» del Pontefice romano?