La distribuzione delle grazie nella Tradizione – Il testo del video
Nelle Sacre Scritture ci sono i semi della mediazione universale di Maria Santissima, che include tanto l’acquisto quanto la distribuzione delle grazie. Semi di cui poi vediamo lo sviluppo con le riflessioni dei Padri, l’insegnamento dei santi e dei papi, la liturgia. Il contributo di san Bernardo.
Domenica scorsa abbiamo visto la mediazione di Maria Santissima, il suo intervento per la distribuzione, l’applicazione delle grazie; dunque, la sua mediazione ascendente tramite la sua intercessione, e discendente tramite la distribuzione delle grazie. Abbiamo visto come questa verità teologica sia stata presentata nel magistero dei pontefici, in particolare a partire dalla fine del XIX secolo e per tutto il XX secolo, passando per il nodo del Concilio, fino alla ripresa soprattutto da parte di san Giovanni Paolo II.
Oggi facciamo un breve passo indietro per vedere come questo insegnamento dei pontefici non sia una novità del XIX secolo comparsa dal nulla, ma nella storia c’è stato uno sviluppo. Bisogna capire che le Scritture gettano dei semi; questi semi dapprima germogliano in modo anche poco percepibile e man mano crescono fino a diventare – come dice Gesù nella parabola sul granello di senapa – degli alberi enormi dove gli uccelli del cielo vanno a trovare il loro rifugio, la loro casa. Questo è importante capirlo, perché se non abbiamo questa prospettiva – cioè la prospettiva della fede che viene gettata come un germoglio che cresce e si sviluppa – non possiamo comprendere come alcuni pronunciamenti molto moderni, molto vicini a noi, pensiamo all’ultimo dogma mariano (1950), non siano “spuntati” in un certo secolo, ma hanno avuto precisamente questo percorso. Un percorso che ha degli alti e dei bassi; non è un percorso lineare, in crescendo, è un percorso che ha avuto anche delle battute d’arresto, delle apparenti marce indietro, dei conflitti interpretativi: questa è la storia della Chiesa, e questo percorso lo possiamo vedere per tutte le verità di fede. Per tutte le verità di fede si è infatti passati attraverso una fase di gestazione, di maturazione, anche di lotta, di conflitto, di malattia, come accade in un corpo umano. Un corpo umano non è un crescendo continuo, da quando è embrione a quando muore, senza nessuna battuta d’arresto, senza nessun regresso, senza nessuna malattia da superare. E così avviene anche per le verità della fede nel corpo della Chiesa.
Quali sono questi semi gettati nel terreno? Sono i testi delle Scritture. E quando parliamo della mediazione di Maria nel suo secondo aspetto, che è chiaramente legato a quello della corredenzione (da cui è distinto, ma non separato), il riferimento primario sta in quei testi che ci presentano la maternità spirituale di Maria, in particolare il suo essere ai piedi della croce. Abbiamo detto molte volte che se Maria è veramente madre nostra – il Signore ce l’ha consegnata con un testamento sulla croce, «Donna, ecco tuo figlio. Figlio, ecco tua madre» – non possiamo pensare che sia madre senza che ella stessa allatti i suoi figli, li accudisca. Non si deve pensare semplicemente che lei vede che i suoi figli hanno bisogno e chiede a Dio “fai qualcosa Tu perché io non posso fare niente”: questa evidentemente non è una maternità.
Abbiamo altri testi, altri semi nelle Scritture. Non dobbiamo commettere l’errore tipico delle eresie, cioè quello di pensare che nei testi delle Scritture ci sia una verità di fede preconfezionata. Non è così. Alcune verità sono più esplicite, altre meno. Pensiamo al dogma principale della nostra fede, la Trinità: la Trinità non è esplicitamente contenuta nelle Scritture come Santissima Trinità, tant’è vero che nei primi secoli cristiani ci sono state delle lotte anche su questo dato che Dio sia uno e trino, che oggi tutti i cristiani, di tutte le confessioni, ammettono.
Un testo molto interessante, alla luce anche del percorso che abbiamo fatto sui testi dell’Antico Testamento che prefigurano Maria, è quello della Visitazione. Che cosa avviene lì? Avviene che la Madonna va, con Cristo in grembo, da Elisabetta, che a sua volta ha nel suo grembo san Giovanni Battista. E qui abbiamo la prima santificazione, cioè la prima distribuzione delle grazie, per mezzo di Maria, perché il bambino che esulta di gioia nel grembo di Elisabetta viene santificato per mezzo della presenza di Maria e del Figlio. Madre e Figlio sono insieme: nessuno intende separare la mediazione di Maria dalla mediazione di Cristo. Abbiamo detto che la mediazione di Maria si fonda nella mediazione di Cristo. E qui abbiamo un fatto fondamentale: il primo santificato dopo l’Incarnazione è san Giovanni Battista. Ed è santificato precisamente per mezzo della presenza di Maria Santissima che porta il Figlio. Dunque, Maria entra non come causa unica, non come causa esclusiva, ma come causa complementare, ma pur sempre reale, della santificazione del Battista, prototipo di ogni altra santificazione; in ogni santificazione Maria è presente.
Questo testo si capisce ancora meglio alla luce di quanto avevamo detto a proposito dell’Arca dell’Alleanza (vedi qui e qui). L’Arca dell’Alleanza, nella disposizione di Dio riguardo al popolo di Israele, era il luogo della presenza di Dio, dove Dio amava scendere per mezzo della nube, manifestarsi. Ed è per questo che nei Salmi troviamo l’espressione «Ti benedica il Signore da Sion»: Sion era il luogo dell’Arca, il luogo dove Dio si manifestava. Dire che Dio benedice, aiuta, protegge non esclude il mezzo con cui Egli ha scelto di fare queste cose, cioè non esclude l’Arca. Analogamente, nella nuova Alleanza abbiamo una nuova Arca, dalla quale e per mezzo della quale il Signore ha deciso di elargire le sue grazie, come vediamo nell’episodio di Giovanni Battista. Maria è la nuova Arca nella quale Dio si fa presente nella sua umanità.
Quindi, abbiamo a che fare con testi che per un verso non sono espliciti, cioè non ci danno il risultato finale di questo sviluppo, ma ci danno il seme. E questo seme è riconoscibile grazie all’albero che vediamo. Possiamo ricostruire il quadro e capire che in un dato seme evangelico, biblico, c’è questa verità che adesso possiamo vedere in modo più chiaro grazie al magistero dei santi, dei pontefici, della liturgia.
Ancora, nella conversione dell’acqua in vino alle nozze di Cana, di cui ci parla il Vangelo di san Giovanni al cap. 2, troviamo la presenza di Maria. E abbiamo il Signore che in qualche modo attende il tempo di Maria: l’ora che «non è ancora giunta» attende prima la mediazione della Madonna, come a indicare che è precisamente nel piano di Dio che il Signore conceda le grazie per mezzo di Maria e della sua mediazione. Volendo, Dio potrebbe concederle indipendentemente da lei, non c’è dubbio, ma un conto è ciò che Dio può fare per sua potenza assoluta, e un altro è ciò che Dio ha disposto di fare.
Nei primi secoli l’immagine che prevale maggiormente è quella del parallelo tra Eva e Maria, la prima Eva e la nuova Eva. Anche in questo caso, un parallelo non è ancora la verità esplicita, ma la contiene. Perché? Eva è la madre di tutti i viventi, ci dice il libro della Genesi, e trasmette la vita – una vita, dopo il peccato, solo naturale – a tutti i viventi. Quindi tutti i viventi ricevono da Eva la loro vita e la ricevono macchiata dalla colpa originale, per cui Eva è la causa non solo della nostra vita naturale, ma anche del peccato originale che abbiamo ereditato. Eva evidentemente agisce con Adamo. Riguardo a Maria Santissima, essendo intervenuta per volontà divina nell’ordine della restaurazione e della rigenerazione della vita della grazia, lei si pone come nuova Eva, quindi come madre di tutti i veri viventi, cioè viventi nella grazia.
Dunque, sia nelle Scritture sia nelle prime riflessioni che i Padri dedicano alla figura di Maria abbiamo degli elementi abbastanza chiari. Certamente, bisognerà attendere il pieno Medioevo per avere dei testi molto più espliciti, almeno per quello che siamo in grado di sapere oggi. Il riferimento per eccellenza è senza dubbio san Bernardo di Chiaravalle (1090/1091-1153), che potrebbe essere definito il Dottore della mediazione di Maria. Adesso vedremo il suo famoso sermone sulla Natività di Maria, detto “dell’acquedotto”, perché san Bernardo presenta l’immagine dell’acquedotto per indicare quella mediazione che Maria esercita tra la sorgente delle grazie, che è Dio nell’umanità di Gesù Cristo, l’acquedotto e i campi da irrigare, i corpi, le anime da dissetare. È un sermone molto lungo, ne leggiamo una parte, quella più decisiva su questo argomento.
San Bernardo dice così: «Considera attentamente, o uomo, il piano di Dio, riconosci il disegno della Sapienza e della misericordia. Come per irrorare l’aia di celeste rugiada Dio la riversò dapprima tutta sul vello (Gdc 6, 36-40) [ricordate l’immagine del vello di Gedeone a cui abbiamo dedicato una catechesi], così per riscattare il genere umano ne depose l’intero prezzo in Maria [dunque, tutta la rugiada di Dio, rugiada di grazia, è deposta in Maria, come la rugiada fisica era stata riversata solo sul vello mentre attorno era tutto arido]. Per quale ragione agì in questo modo? Probabilmente perché Eva venisse scagionata per mezzo della figlia e l’uomo ponesse fine alle sue recriminazioni nei confronti della donna. D’ora in poi non dirai più, o Adamo: “La donna che mi hai dato mi ha offerto dell’albero” (Gn 3, 12) antico; dirai piuttosto: “La donna che mi hai dato mi ha nutrito col frutto benedetto”. Disegno davvero amorevolissimo; ma forse non è tutto, vi è dell’altro da scoprire. […] Cerchiamo quindi di comprendere più profondamente con quali sentimenti di devozione abbia voluto che noi onorassimo Maria colui [Dio] che ha riversato in lei la pienezza di ogni bene, e nello stesso tempo apprenderemo che se vi è in noi qualche speranza, qualche grazia, qualche attesa di salvezza, lo dobbiamo a lei che da presso Dio è dispensatrice di ogni delizia. Vero giardino di delizie, che non solo è accarezzato da benefica brezza, ma che viene investito dall’irrompente austro divino, affinché si sprigionino e si diffondano per ogni dove i suoi aromi (cf. Ct 4, 16), ossia i carismi delle sue grazie. Se elimini il sole che illumina il mondo dove puoi trovare il giorno? Se elimini Maria, autentica stella che brilla sul mare grande e spazioso del mondo, che cosa rimarrà se non avvolgente caligine, ombra di morte e densissima tenebra?» (in Testi mariani del secondo millennio, vol. 3, Roma 1996, pp. 251-252).
Dunque, in san Bernardo abbiamo questa idea che tutte le grazie sono state condensate in Maria, nella pienezza di grazia che è stata data a Maria secondo l’annuncio dell’angelo; da lei abbiamo ricevuto il frutto benedetto; come Adamo aveva ricevuto da Eva il frutto venefico, ora abbiamo un’altra donna che ci ha nutrito del frutto benedetto. Ancora, abbiamo questo «giardino di delizie» da cui si sprigionano ovunque aromi e profumi, a indicare proprio che Dio ha messo lì la pienezza della grazia e da lì vuole che si diffonda. Infatti, san Bernardo ha questa espressione: «Apprenderemo che se vi è in noi qualche speranza, qualche grazia, qualche attesa di salvezza, lo dobbiamo a lei che da presso Dio è dispensatrice di ogni delizia». Di ogni delizia: dunque, ogni grazia, ogni bene ci viene dato da Maria Santissima.
Prosegue san Bernardo: «Veneriamo dunque Maria dal più profondo del cuore, con i nostri più teneri affetti e desideri, perché così vuole colui che ha stabilito che noi ricevessimo tutto per il tramite di lei. Questa, insisto, è la sua volontà, ma per il nostro bene. Provvedendo in tutto e per tutto a noi miserabili, egli ci conforta nella trepidazione, tiene desta in noi la fede, rafforza la speranza, allontana da noi la diffidenza, nella paura ci infonde coraggio» (in Ibidem, p. 252). Ancora più esplicitamente san Bernardo qui ci dice che è volontà di Dio che noi riceviamo tutto per il tramite di lei, questa è la sua volontà per il nostro bene.
Quello di san Bernardo è un testo che verrà ripreso moltissime volte perché è molto esplicito; e per l’autorità di questo grande Dottore della Chiesa questo testo ha convinto molti santi e teologi che quando parlano della mediazione di Maria lo recuperano, lo rievocano.
Andando in Oriente, nel XIV secolo, troviamo un testo di Teofane Niceno († 1381), vescovo di Nicea. Anche qui abbiamo una testimonianza molto chiara, esplicita di questa verità: «Come, infatti, le singole madri trasmettono ai figli la semplice esistenza, così la Madre del Signore elargisce a tutti l’esistenza beata; e come quelle sono causa per i figli che nascano per natura uomini mortali, e di essi sono tutrici e nutrici, così ella è causa che diventino dèi e immortali per grazia ed è per loro provveditrice e amorosa dispensiera delle divine e divinizzanti delizie, e, per dirlo in una parola, di tutti i doni soprannaturali e increati del divino Spirito, che ora si elargiscono e ancora si dispensano, per mezzo dei quali siamo costituiti fratelli e coeredi di Cristo. La Madre di Colui che per ineffabile bontà volle chiamarsi nostro fratello, è dispensatrice e genuina distributrice, non solo perché distribuisce i doni del suo vero Figlio ai fratelli di lui secondo la grazia, ma anche perché li distribuisce loro come a propri e veri figli, per parentela non tanto di natura quanto di grazia» (in Testi mariani del secondo millennio, vol. 1, Roma 2008, p. 433).
È un testo bellissimo che mostra quanto dicevamo all’inizio, cioè come i testi delle Scritture che ci presentano Maria come madre nostra includono che lei sia mediatrice e dispensatrice di tutte le grazie; in questo testo notiamo in modo molto chiaro ed esplicito che Maria è vera madre nell’ordine della grazia; ed essendo vera madre, è nostra nutrice. Ma di che cosa ci nutre? Non di un latte naturale, bensì del latte purissimo della grazia. E così ella è causa del fatto che noi, suoi figli, possiamo diventare «dèi e immortali per grazia». Anche qui vediamo che ogni grazia ci viene data per la mediazione di Maria in quanto madre, poiché Dio ha pensato di dotarci di madri nell’ordine naturale e nell’ordine soprannaturale.
Maria è nostra madre nell’ordine soprannaturale e questo significa che è Mediatrice di tutte le grazie. Se comprendiamo questo aspetto che Teofane Niceno mette in luce molto chiaramente, si capisce che la verità della mediazione di Maria Santissima, pur non essendo esplicitata, è sempre stata presente, è sempre stata vissuta dal popolo cristiano, che la invoca come madre. Se questa devozione che esprime il sensus fidei ha un senso, il senso è che Maria è veramente nostra madre, nostra nutrice e tutrice: da lei attendiamo il nutrimento della nostra anima. E quindi è vera Mediatrice di ogni grazia. La Madre comunica ciò che è suo e non solo ciò che è di altri, altrimenti non sarebbe una madre, sarebbe un postino che prende un pacco e lo recapita senza metterci nulla di suo, a parte un po’ di lavoro ripagato; non è questo il senso della maternità. Dire che Maria è madre significa dire che ci dà quelle grazie che certamente non originano da lei – la fonte della grazia è Dio –, ma che Dio ha riversato in lei cosicché siano anche veramente sue. Dire che sono anche veramente di Maria e che le elargisce lei stessa non vuol dire che non sono di Dio e che non vengono elargite da Dio. Di nuovo, dobbiamo imparare a comprendere questa idea di Maria che coopera e soprattutto partecipa della mediazione di Cristo.
Ritorniamo in Occidente e leggiamo un testo di un altro Dottore della Chiesa, san Giovanni d’Avila (1499-1569), che in un sermone parla di Maria come il collo: questa del collo non è un’idea “anatomica”, ma è presente nel Cantico dei Cantici al cap. 4 ed è un po’ una riedizione, forse più pertinente, dell’idea dell’acquedotto che abbiamo visto in san Bernardo. San Giovanni d’Avila dice così: «Dimmi: quanti cuori di cristiani ci sono ora che sarebbero disposti a dare la vita per l’onore della Vergine! Si tratta di una verità. Ma da dove viene questo? Perché abbiamo una così tenera simpatia per la Vergine? Perché vi è così tanta gente che ama Maria e ha il suo nome e la sua immagine stampata nel cuore? O Signora, se le tue virtù furono capaci di catturare il cuore di Dio, non è proprio strano che esse riescano a catturare i cuori degli uomini! Il tuo collo è come “la torre di Davide; mille scudi pendono da essa, l’intera armatura dei forti” (Ct 4, 4). Chi è il capo? Cristo. Qual è il corpo? La Chiesa. Qual è il collo? Colei che con le sue preghiere unisce il corpo al Capo, mediatrice tra Dio e gli uomini; lei che sta al di sopra di tutti. È vicina a Dio per la sua bontà e grandezza; ed è vicina a noi per la sua misericordia. Ella è la più grande di tutti; però ai suoi occhi è la più piccola di tutti. Il collo della Vergine è una torre: “Il tuo collo è come una torre d’avorio” (Ct 7, 4), dalla quale pendono mille scudi, di cui si armano i forti, mentre i deboli trovano in essa rifugio» (in Testi mariani del secondo millennio, vol. 5, Roma 2003, p. 272).
Abbiamo questa immagine di una doppia torre che ritroviamo nelle Litanie lauretane dove invochiamo la Madonna come Turris davidica e Turris eburnea, Torre di Davide e Torre d’avorio. Sono immagini che troviamo nel Cantico dei Cantici, al cap. 4 e al cap. 7. Cioè, abbiamo l’immagine di una torre munita che è evocata dal collo della sposa che è ornata di ogni gioiello; Maria viene vista come quel collo e munita di ogni pietra preziosa che media tra il capo e il corpo. Dunque, è un’altra immagine per indicare questa verità della mediazione di Maria Santissima. Vi rimando ai due articoli che avevo dedicato alla Corredentrice e Mediatrice in sant’Alfonso Maria de’ Liguori (vedi qui e qui). Nel XVIII secolo c’è stata una crisi in questo senso, con alcuni esponenti di un certo razionalismo illuminista; il più famoso di tutti è Ludovico Antonio Muratori, che mettevano in dubbio la verità della mediazione di Maria: e all’epoca Dio suscitò come grande difensore appunto sant’Alfonso Maria de’ Liguori.
Spero che dopo questa catechesi abbiate il quadro un po’ più completo sulla mediazione di Maria, tra il seme e il suo sviluppo che abbiamo avuto nel magistero dei papi recenti, in particolare di san Giovanni Paolo II. Possiamo chiudere questo capitolo ricordando che la mediazione di Maria ha due aspetti fondamentali: l’acquisto delle grazie – che chiamiamo corredenzione – e quello della distribuzione di queste grazie. Entrambi sono aspetti dell’unica, vera e definitiva maternità di Maria Santissima: è vera madre perché ci ha partoriti nel dolore (corredenzione); è vera madre perché ci nutre del latte spirituale delle grazie, distribuendocele.
La distribuzione delle grazie nella Tradizione
Nelle Sacre Scritture ci sono i semi della mediazione universale di Maria Santissima, che include tanto l’acquisto quanto la distribuzione delle grazie. Semi di cui poi vediamo lo sviluppo con le riflessioni dei Padri, l’insegnamento dei santi e dei papi, la liturgia. Il contributo di san Bernardo.
Maria nella prospettiva trinitaria: il rapporto con il Padre
Il Padre, nel suo amore di predilezione, crea Maria Santissima per renderla partecipe della generazione del Figlio. Il solo Padre genera nell’eternità, la sola Madre genera nel tempo. E lei è perciò chiamata, con Gesù, a dare inizio alla nuova creazione.
La distribuzione delle grazie nel Magistero – Il testo del video
Da Pio IX a Benedetto XVI, passando per Leone XIII e Giovanni Paolo II, sono tantissimi i testi del Magistero che esprimono la verità di Maria mediatrice di tutte le grazie. Vediamo i più importanti.

