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La difesa di Ucraina e Groenlandia non spetta a Ursula

Ursula von der Leyen prima dichiara che forze Ue verranno schierate in Ucraina a garanzia della futura pace. Poi che l'Ue difenderà la Groenlandia. Ma l'Ue non ha un esercito. Di che parla la presidente della Commissione?

- Le solite ideologie UE di Luca Volontè

Editoriali 14_01_2026
Ursula von der Leyen (ImagoEconomica)

Il presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ci è ricascata. A inizio settembre dello scorso anno aveva affermato che esistevano “piani piuttosto precisi” per il dispiegamento di truppe europee in Ucraina ma era stata duramente ripresa dal connazionale Borist Pistorius, ministro socialdemocratico della Difesa tedesca. «La Ue non ha alcun mandato né competenza sul posizionamento delle forze armate. Andrei piuttosto cauto nel commentare considerazioni del genere. Si tratta di questioni di cui non si discute prima di sedersi al tavolo dei negoziati con le molte parti che hanno voce in capitolo» dichiarò Pistorius.

Per confermare la tendenza ad avventurarsi ben oltre i limiti del suo mandato, il 12 gennaio von der Leyen ha riferito ad alcuni giornalisti che «per l'Unione europea è fondamentare accelerare sul piano di pace in 20 punti discusso da Zelensky con Trump a fine dicembre. In questa fase i principi di base sono chiari: la prima linea di difesa sarà ed è costituita dalle forze armate ucraine e sarà compito dell'Ue fare in modo che siano ben equipaggiate» ha illustrato von der Leyen.

«La seconda linea è la Coalizione dei Volenterosi, composta da 35 Paesi, la maggior parte dei quali appartenenti all'Ue, oltre a Canada, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda e Turchia», ha detto ripresa dal Corriere della Sera. «È molto positivo che gli americani siano coinvolti, in particolare nella verifica e nel monitoraggio, ma anche con una funzione di garanzia finale — ha proseguito —. A questo punto, le garanzie di sicurezza sul tavolo sono sostanziali, solide e ben definite. Ora la Russia deve dimostrare di essere interessata alla pace».

Affermazioni che nessuno questa volta ha criticato ma che sono ampiamente infondate e soprattutto avulse dai compiti dell’Unione Europea, che non ha competenze sull’impiego delle truppe degli Stati membri. Peraltro, molte delle affermazioni di von der Leyen non corrispondono alla realtà. Non vi sono certezze circa le garanzie statunitensi a una forza europea schierata in Ucraina poiché finora Washington ha accettato solo di offrire una ricognizione satellitare.

Non è vero che 35 nazioni europee ed extra-europee sono disponibili a inviare truppe in Ucraina. Al contrario, la gran parte tra cui Germania, Italia e Polonia non intendono inviare neppure un soldato sul suolo ucraino. Al momento solo Francia e Gran Bretagna sembrano orientate a mettere insieme circa 10/12 mila militari a cui aggiungere forse i contributi simbolici di qualche nazione baltico-scandinava. Del tutto insufficienti a costituire quella “seconda linea di difesa” di cui parla (senza cognizione di causa) von der Leyen, considerato che il Piano in 20 punti a cui fa riferimento il presidente della Commissione prevede forze armate ucraine, cioè la “prima linea”, di ben 800mila militari. Un numero a dire il vero insostenibile in tempo di pace anche per nazioni ben più popolose dell’Ucraina.

 A ben guardare però, tutto il dibattito sulle truppe europee in Ucraina che tiene banco da quasi un anno resta basato sul nulla, in termini concettuali ancor prima che numerici. Per giungere a un accordo di pace, condizione necessaria a schierare in Ucraina le truppe europee, i russi pretendono da Kiev cessioni territoriali, neutralità e assenza di truppe di nazioni aderenti alla Nato sul suolo ucraino. Se vi saranno, ha precisato più volte Mosca, saranno considerate obiettivi legittimi dalle forze armate russe.

Appare quindi evidente che truppe europee potranno forse andare a combattere al fianco degli ucraini (opzione però respinta anche da “volenterosi” più accesi) ma non schierarsi in Ucraina dopo un eventuale e per ora improbabile accordo di pace. Quindi il "generale" von der Leyen di cosa parla? A quale seconda linea si riferisce?

Circa la guerra in Ucraina la Commissione farebbe meglio a riferire sui danni inflitti al gigantesco deposito sotterraneo di gas di Bilche-Volitsko-Uhersky, distrutto secondo Mosca dal missile Oreschnik lanciato dai russi nei giorni scorsi. Il deposito, che ha una capacità di 17,05 miliardi di metri cubi, ovvero oltre il 50% della capacità totale di tutti i depositi in Ucraina è il secondo più grande sito di stoccaggio sotterraneo di gas naturale in Europa. L’infrastruttura, gestita da Ukrtransgaz, costituisce (o forse costituiva) un elemento strategico per la sicurezza energetica dell’Ucraina e dell’Europa, facilitando l’accumulo di riserve di gas durante l’estate per l’uso invernale e supportando il transito del gas verso i mercati europei.

Kiev nega la distruzione della grande infrastruttura contenente molti miliardi di euro in gas, affermando che il missile ipersonico russo, non intercettabile da nessun sistema di difesa aerea, ha colpito un impianto ucraino per la riparazione degli aerei vicino a Leopoli.

Un obiettivo del genere poteva però essere colpito dai russi con armi meno costose e inoltre, l’improvviso e forte aumento del prezzo del gas alla Borsa di Amsterdam, induce a ritenere credibile che le riserve di gas europee siano state fortemente ridotte, in pieno inverno, dall’attacco missilistico russo.

Ufficialmente gli operatori attribuiscono il rialzo del 4,8% del 12 gennaio, che ha portato a sfiorare i 30 euro (29,86 euro) al megawattora, alle condizioni climatiche e alle tensioni geopolitiche. Fattori però già presenti la scorsa settimana e in quelle precedenti. Appare quindi probabile che nessuno confermerà la distruzione del grande deposito sotterraneo di gas proprio per il suo impatto economico e strategico.

Ursula von der Leyen è però riuscita ugualmente a fare dichiarazioni circa un altro tema spinoso, questa volta in contrapposizione non con la Russia ma con gli Stati Uniti.

Il presidente della Commissione europea ha ribadito infatti che «la Groenlandia appartiene al suo popolo. Spetta alla Danimarca e alla Groenlandia, e solo a loro, decidere sulle questioni che riguardano la Danimarca e la Groenlandia. Nella nostra proposta di bilancio abbiamo raddoppiato i finanziamenti alla Groenlandia, portandoli a circa 530 milioni il che dimostra il nostro impegno per il partenariato e l'importanza della sicurezza artica».

Meglio però ricordare che la Groenlandia non fa parte dell'Unione (a differenza della Danimarca) da cui è uscita nel 1985. Nel marzo 2024, prima del ritorno di Trump alla Casa Bianca, von der Leyen ha visitato l'isola e inaugurato l'apertura di un ufficio Ue. In quell'occasione annunciò accordi per quasi 100 milioni di euro.

Interessante notare che il presidente della Commissione considera come priorità della Ue nel 2026 l’Ucraina e la Groenlandia, nonostante nessuna delle due nazioni faccia parte dell’Unione.