La conferenza di Monaco a basso tono, come l’Europa
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Comincia oggi a Monaco la 62esima Conferenza sulla Sicurezza. Stavolta l'osservato speciale sarà l'Europa: riuscirà a fare i conti con la sua totale assenza dai tavoli che contano in tutti gli scenari di crisi mondiali?
La 62ª edizione della Conferenza sulla Sicurezza, in programma da oggi fino a domenica 15 febbraio all'Hotel Bayerischer Hof e al Rosewood Munich di Monaco di Baviera coincide con il crollo del prestigio e della rilevanza dell’Europa nello scacchiere internazionale.
Il "Munich Security Report", pubblicato pochi giorni prima dell'apertura dei lavori della Conferenza, offre la cornice analitica dell'edizione del 2026 tra conferenze, bilaterali e dibattiti ma al di là dell’ampio numero di diplomatici ed esponenti di governo presenti sarà interessante osservare se l’Europa riuscirà a fare i conti con la sua totale assenza dai tavoli che contano in tutti gli scenari di crisi mondiali.
In un contesto internazionale segnato da tensioni crescenti e dall’aggressiva politica statunitense nei confronti dell’Europa, divenuta ancor più marcata con la Presidenza Trump, la kermesse di Monaco ospiterà una cinquantina di capi di Stato e di governo, decine di ministri degli Esteri e della Difesa e oltre mille partecipanti complessivi.
Resta quindi uno dei principali appuntamenti globali per il confronto su sicurezza, difesa e futuro delle relazioni transatlantiche ma l’assenza del vicepresidente statunitense J.D. Vance e del Segretario alla Difesa (anzi, alla guerra come si dice oggi negli USA) Pete Hegseth indicano chiaramente quanta importanza attribuisca Washington all’Europa. Presente a Monaco sarà invece il Segretario di Stato Marco Rubio ma non è chiaro se attribuisca più rilevanza al suo intervento alla Conferenza o alla successiva visita ai “trumpiani d’Europa” Robert Fico e Viktor Orban.
Di certo da Rubio molti sperano in toni meno duri rispetto a quelli usati lo scorso anno dal vicepresidente J.D. Vance, che accusò l'Europa di «sopprimere la libertà di parola» con «tattiche simil-sovietiche». Ad aprire i lavori, questa mattina, sarà il cancelliere tedesco Friedrich Merz, alla guida di una folta delegazione del governo federale e che dovrebbe delineare l'approccio strategico di Berlino nel quadro delle relazioni internazionali in evoluzione e confermando la volontà di rafforzare la cooperazione transatlantica senza ridurre l'autonomia europea.
Tra i leader europei annunciati figurano il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer, il premier polacco Donald Tusk, la premier danese Mette Frederiksen, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sebbene quest'ultimo abbia chiarito che la sua partecipazione «dipenderà dalla situazione in Ucraina». Presente anche il segretario generale della Nato Mark Rutte.
Per l'Italia ci saranno il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto. La Cina sarà rappresentata dal capo della diplomazia Wang Yi, mentre il premier canadese Mark Carney ha rinunciato dopo la sparatoria in una scuola in British Columbia: al suo posto parteciperanno i ministri della Difesa David McGuinty e degli Esteri Anita Anand.
Il ruolo rilevante dei temi militari è confermato dalla presenza di molti ministri della Difesa, oltre ai già citati anche il ministro finlandese Antti Hakkanen, dal vice primo ministro e ministro della Difesa australiano Richard Marles e dal ministro norvegese Tore Sandvik.
A Monaco vi saranno più esponenti dell’opposizione statunitense che dell’Amministrazione Trump. Come il governatore della California Gavin Newsom (che a Davos aveva esortato gli europei ad avere «la schiena dritta» di fronte alle minacce di Trump) che avrà un incontro con Merz, la governatrice del Michigan Gretchen Whitmere la deputata Alexandria Ocasio-Cortez.
Alla conferenza non poteva mancare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla guida della delegazione di Kiev. Secondo fonti ucraine, uno dei principali obiettivi di Zelensky sarà rafforzare il coordinamento tra partner nel sostegno economico e militare a Kiev, promuovere la resilienza energetica e intensificare la pressione su Mosca attraverso misure diplomatiche e sanzionatorie.
Insomma, chiederà più soldi, più armi e più sanzioni a Mosca e tutto questo lo chiederà agli europei.
Per la prima volta a Monaco è stata istituita la "Ukraine House", spazio dedicato esclusivamente alla discussione sul futuro dell'Ucraina. L'iniziativa intende offrire una piattaforma permanente di incontri tra delegazioni governative, rappresentanti della società civile ucraina, investitori e partner internazionali.
La "Ukraine House" non si limita alla dimensione militare del conflitto, ma si propone di affrontare anche temi come la ricostruzione economica e infrastrutturale; l'integrazione euro-atlantica dell'Ucraina; le riforme istituzionali e sullo stato di diritto; la sicurezza a lungo termine e garanzie multilaterali. La scelta di istituire uno spazio tematico permanente segnala come il dossier ucraino sia ormai strutturale nell'agenda di sicurezza europea, superando la logica dell'emergenza e assumendo una dimensione strategica di lungo periodo. Del resto il 24 febbraio si celebra il quarto anno di una guerra che non sembra volersi risolvere o esaurire.
Come sempre a Monaco vi saranno numerose tavole rotonde che coinvolgeranno anche esperti su diversi temi: sicurezza energetica, difesa cibernetica, competizione tecnologica, stabilità nel Medio Oriente allargato e protezione delle infrastrutture critiche. Gli organizzatori prevedono una crescente presenza di protagonisti dal cosiddetto "Sud globale" in particolare Asia, Africa e America Latina.
Difficile attendersi dibattiti che possano avere un impatto politico di rilievo o che rilancino i negoziati di pace in Ucraina o Medio Oriente.
La Conferenza di Monaco è una vetrina in cui sono emerse in molti casi tendenze politiche e strategiche poi delineatesi con maggiore definizione. Certo per gli europei le Spade di Damocle del conflitto ucraino si fanno sempre più pesanti: l'evoluzione militare del conflitto russo-ucraino vede i russi continuare ad avanzare, le prospettive negoziali sembrano in stallo, il sostegno militare e finanziario a Kiev resta rilevante ma in calo costante e in ogni caso insufficiente rispetto alle esigenze di Kiev.
Anche i temi strategici più direttamente europei sono in una fase critica: il rafforzamento dell'industria europea della Difesa fa i conti con l’assenza di materie prime e l’energia più cara del mondo, elementi che influenzano negativamente anche la competizione commerciale con USA e Cina.
La relazione transatlantica sarà al centro di molti dibattiti a Monaco ma nessuno si illude che gli Stati Uniti favoriscano gli interessi europei o ritornino a porre l’Europa tra le priorità strategiche.


