La Cei per l'immigrazione incontrollata va anche contro il Papa
La Conferenza episcopale aderisce ad un modello di immigrazione illimitata, aderendo al progetto della sinistra europea. Ma non alla Dottrina Sociale che ha sempre sottolineato il diritto a non emigrare.
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La CEI di Zuppi & Co. a tutto campo spinge il migrazionismo incontrollato promosso dal centro sinistra italiano, ispirato al modello spagnolo con i suoi milioni di regolarizzati e votanti, schierandosi contro l’intero magistero sociale e persino Papa Leone XIV. Dopo la scottatura per la mancata elezione di un italiano al soglio di Pietro, nella Conferenza episcopale ci dev’esser ancora un gran maretta. Tuttavia la decisione di schierarsi contro la Dottrina Sociale della chiesa ed il suo tradizionale diritto “a non emigrare” e la responsabilità a contribuire piuttosto allo sviluppo e sicurezza di ogni popolo nel proprio paese, confermato ancora una volta da Papa Leone XIV nel suo discorso a Lampedusa di domenica, deve aver fatto saltare i nervi a molti esponenti della Conferenza episcopale italiana di primo piano.
Papa Leone aveva certo ricordato la «prossimità», la «compassione del buon samaritano», insieme al potenziale unico europeo che «le deriva dalla sua storia e dalla sua cultura, e quindi una pari responsabilità. Per la sua posizione geografica e per il suo assetto istituzionale, l’Europa è in grado, in quest’area, di affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare. Tutto questo vigilando sul rispetto della dignità di ogni persona. È un compito delle istituzioni pubbliche ma anche di tutta la società civile e della Chiesa».
Nel suo viaggio in Spagna il Papa aveva accennato e ribadito più volte sia il compito dei cattolici «che l’integrazione non si riduca a un compito sociale, per quanto necessario. Chi arriva nelle nostre parrocchie ha bisogno di pane, di un tetto, di una lingua, di lavoro e di protezione; e deve anche trovare una comunità capace di offrire, con la testimonianza della vita e della parola, percorsi per conoscere Gesù Cristo, rispettando sempre la coscienza e la libertà di ogni persona. Evangelizzare significa condividere con rispetto e umiltà il tesoro che sostiene la nostra azione e la nostra speranza», sia che se esiste il diritto di cercare rifugio… esiste anche il diritto di non dover migrare: il rimanere nella propria casa, senza fame, senza guerra, senza persecuzioni, senza violenza. Tutto in linea con la tradizione viva della Chiesa che già nel suo “Compendio della Dottrina Sociale” del 2004 , pur non citando esplicitamente il «diritto a non emigrare» ne sanciva i presupposti nei numeri 297 e 298, ovvero il dovere di prevenire l'emigrazione forzata e l’eliminazione delle cause, riprendendo il magistero precedente, si evidenzia che il diritto primario di ogni essere umano è quello di poter condurre una vita dignitosa nel proprio Paese d'origine.
L'intuizione di Giovanni Paolo II già nel 2001, quindi prima del “Compendio”, nel suo messaggio per la “Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato” 2001, ricordava che il diritto primario dell'uomo è quello di «vivere nella propria patria», sottolineando come l'emigrazione forzata rappresenti spesso una perdita di capitale umano per le nazioni in via di sviluppo. Successivamente Papa Benedetto XVI nel 2013 con il “Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante” scrive formalmente che «nel contesto socio-politico attuale, prima ancora del diritto a emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra». Infine Papa Francesco, troppo spesso bistrattato con riletture di convenienza, sia nella enciclica “Fratelli tutti” del 2020 (n.38), sia in successivi messaggi (ad esempio nel Messaggio per la Giornata MOndiale del Migrante e del Rifugiato del 2023) ha ribadito che la migrazione deve essere una «scelta libera e mai l'unica opzione di sopravvivenza». Infatti il “Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale” dovrebbe lavorare proprio per promuovere investimenti etici mirati a garantire questo specifico diritto in Africa, America Latina e Medio Oriente.
Invece di considerare tutto questo corpus vivo della Chiesa, l’Arcivescovo di Cagliari Mons. Baturi durante la trasmissione di Rai 1 A Sua immagine, ha affermato come la Chiesa riconosca «il diritto a emigrare da decenni», citando la Costituzione Apostolica di Pio XII “Exsul Familia” del 1952, dopo averla decontestualizzata ed averne estrapolato solo alcuni passaggi. Monsignor Lorefice, arcivescovo di Palermo e presidente della Fondazione Migrantes, impugna su Avvenire la Costituzione italiana, inventandosi il dovere assoluto di accoglienza per chiunque, aprendo ogni confine alla penetrazione di massa.
L’ultima chicca, emblematica di come la proposta promossa e finanziata George Soros negli ultimi 30 anni abbia fatto naturalmente breccia nella Chiesa italiana, l’ha fornita il Prof. Andrea Riccardi, fondatore e ispiratore della Comunità di Sant'Egidio, bussola del cardinale Zuppi, già Ministro per la Cooperazione internazionale e l'Integrazione nel governo di Mario Monti dal 2011 al 2013 e dal 2015 guida “Società Dante Alighieri”, con 400 comitati in tutto il mondo, pagati da noi. Ebbene colui che dovrebbe a nostra spese promuovere la tutela e diffusione «della lingua e la cultura italiane nel mondo, ravvivando i legami spirituali dei connazionali all'estero con la madre patria e alimentando tra gli stranieri l'amore e il culto per la civiltà italiana», su Repubblica del 4 luglio, interpretava il discorso del Papa come un invito alla immigrazione per colmare il ‘gap demografico’ italiano, "un interesse italiano da coltivare e assecondare".
