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La Basilica di San Giovanni Laterano a Roma

Dopo l'editto di Costantino, la Basilica di San Giovanni Laterano, consacrata nel 324, fu la prima chiesa del mondo. Della chiesa originaria resta poco, se non le dimensioni e l'assetto planimetrico.

Cultura 05_10_2013
San Giovanni Laterano

Nell’anno 313, a Milano, i due Augusti dell’Impero Romano, Costantino e Licinio, sottoscrissero un accordo che concesse a tutti i cittadini di professare liberamente il proprio credo. Fu una decisione fondamentale per la storia dell’Occidente ed epocale per la storia della sua architettura, facendo sorgere il quesito su quale forma dare ai nuovi edifici che la religione cristiana richiedeva essere monumentali. Non più catacombe, non più domus ecclesiae, ormai troppo piccole: fu un fiorire di basiliche a pianta rettangolare, divisa in navate, con abside e transetto, elemento di novità che conferì alle planimetrie l’aspetto simbolico della croce.

San Giovanni Laterano è stata la prima basilica ad essere edificata ed è dunque, a buon titolo, definita madre di tutte le chiese di Roma e del mondo. Sorta su un terreno già della nobile famiglia dei Laterani, donato dallo stesso Costantino a Papa Melchiade, fu consacrata al SS. Salvatore nel 324, a San Giovanni Battista nel IX secolo e a San Giovanni Evangelista nel XII. Dalla primitiva consacrazione all’inaugurazione della nuova Porta Santa dello scultore Floriano Bodini in occasione del Giubileo del 2000, la chiesa fu, naturalmente, oggetto di molteplici ristrutturazioni. Della basilica costantiniana, che le fonti storiche descrivono splendida, quella attuale ha conservato le dimensioni e l’assetto planimetrico ad aula rettangolare e cinque navate. Una radicale trasformazione risale all’epoca barocca: in prossimità dell’Anno Santo 1650, l’ambizioso progetto venne affidato dal pontefice Innocenzo X Pamphili al celebre architetto Borromini che risultò essere all’altezza delle aspettative se l’esito fu paragonato, successivamente, ad un Tempio di Salomone rinnovato. Il Borromini realizzò uno spazio solenne ed armonioso, smussando ogni spigolo e dando un ritmo curvo continuo alle pareti della navata centrale. Qui le antiche colonne vennero rinchiuse in pilastri monumentali addossati ai quali si aprirono nicchie, più tardi dotate di statue di Apostoli dalle grandi dimensioni, opera di scultori di grido del XVIII secolo.

Il soffitto, cinquecentesco, è attribuito ad allievi di Michelangelo. Il pavimento a mosaico è molto più antico e risale ai tempi cosmateschi di Pietro Vasselletto (XIII sec.) che, con la collaborazione del figlio, lavorò anche al chiostro del complesso. Medioevale è il mosaico absidale, con la raffigurazione, ancora iconograficamente paleocristiana, della Croce mistica tra la Vergine il Battista e santi, capolavoro di Jacopo Turriti (1291) che si ritrae nel registro inferiore tra i Martiri e gli Apostoli, firmando la sua opera. Il ciborio trecentesco è ascritto all’architetto senese Giovanni di Stefano: l’imponente struttura, sostenuta da quattro colonne di granito orientale, al piano superiore, a giorno, conserva i moderni reliquiari con le teste degli apostoli Pietro e Paolo. Sotto il piano dell’altare si conserva la pietra su cui la tradizione vuole che officiasse il Principe degli Apostoli. Sopra un pilastro della navata intermedia destra è stato collocato il famoso lacerto di affresco, già parte della decorazione della Loggia delle Benedizioni, attribuito a Giotto, con l’immagine di Bonifacio VIII che indice il primo Giubileo, affiancato da un chierico e da un cardinale.

Nel 1735 il fiorentino Alessandro Galilei realizzò la facciata esterna con un ordine monumentale di semicolonne e lesene corinzie. Dal loggiato superiore il Santo Padre si affaccia per benedire il popolo nel giorno della festa dell’Ascensione. Sotto il portico nell’estrema destra la Porta Santa, detta anche Aurea, è la più piccola, e si apre solo in occasione del Giubileo. Varcarla, come ricordava Giovanni Paolo II, è un gesto evocativo del passaggio che ogni cristiano è chiamato a compiere, dal peccato alla grazia.