a cura di Anna Bono
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L’8 ottobre inizia l’udienza finale per Asia Bibi

Da nove anni Asia Bibi, cristiana, madre di cinque figli, è in carcere in Pakistan, accusata di aver offeso il profeta Maometto e per questo condannata a morte per blasfemia. L’8 ottobre, dopo una serie di rinvii per motivi di sicurezza e per il ritiro di uno dei magistrati, inizia l’udienza finale presso la Corte suprema. L’udienza sarà presieduta dal presidente della Corte suprema Mian Saqib Nisar, affiancato da due giudici. Al presidente della British Pakistani Christian Association, il marito di Asia Bibi, Ashiq Masih, ha assicurato che “Asia è psicologicamente, fisicamente e spiritualmente forte. È pronta ed è disposta a morire per Cristo, data la sua grande vede. Non si convertirà mai all’Islam”. L’abiura le era stata proposta in cambio della vita dal giudice che l’ha condannata a morte. Gli interventi per salvarla e per emendare la durissima legge sulla blasfemia sono costati la vita a Salman Taseer, governatore del Punjab, ucciso nel gennaio del 2011 dalla sua guardia del corpo, e a Shahbaz Bhatti, ministro cristiano per le minoranze, vittima due mesi dopo di un attacco mentre si recava senza scorta al lavoro. Intervistato da Asia News, il cardinale Joseph Coutts di recente ha spiegato che il governo pakistano “non è abbastanza forte per cambiare la legge sulla blasfemia. Ogni tentativo di modifica deve passare necessariamente dal Parlamento, che però si scontra con un aumento dei gruppi estremisti. Questi gruppi utilizzano la violenza e il terrorismo per portare avanti la loro agenda, sono fautori di un islam fanatico e ottuso, hanno politicizzato la società contro chiunque esprima opinioni differenti”.