Iniziato il processo a padre Olszewski, una vendetta politica
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Il 21 gennaio è cominciato il processo che vede imputati padre Michał Olszewski e due funzionarie del Ministero della Giustizia. Una vicenda che appare come un regolamento di conti del governo Tusk contro l’ex ministro Ziobro e il suo vice Romanowski. Il caso dei giudici.
Il processo riguardante il Fondo Giustizia, che coinvolge tra gli altri padre Michał Olszewski, è cominciato lo scorso 21 gennaio con tante polemiche. I problemi riguardano sia la fase istruttoria, che ha comportato azioni illecite da parte della procura, sia lo stesso procedimento giudiziario. Mesi di prolungata detenzione preventiva dei sospettati, un trattamento disumano durante la detenzione e, in ultima analisi, la composizione inappropriata e parziale del tribunale: tutto ciò contribuisce al contesto del processo, che si prevede sarà il culmine del cosiddetto "regolamento dei conti", attuato dalla coalizione governativa capeggiata da Donald Tusk, con i politici del precedente governo conservatore.
Il deputato Marcin Romanowski, già viceministro della Giustizia e anche lui accusato nella faccenda del Fondo Giustizia, parla apertamente di «metodi da criptodittatura» e di «una valanga di palesi violazioni procedurali» del processo. Aggiunge Romanowski: «L'intero gruppo di procuratori e giudici aveva accettato prontamente di svolgere il ruolo di strumenti di repressione politica contro l'opposizione». C’è un serio rischio che il processo diventi, come lo erano i processi farsa nel periodo comunista, un processo spettacolo per giustificare gli attacchi contro politici e ambienti conservatori e cattolici.
Va ricordato che padre Michał Olszewski, presidente della Fondazione Profeto, è stato arrestato alla fine di marzo 2024 in relazione a presunte irregolarità nell'ottenimento di fondi dal Fondo Giustizia concessi dal Ministero della Giustizia e destinati alla costruzione di un centro per le vittime di reati. Secondo gli inquirenti, i funzionari del Ministero della Giustizia che hanno deciso di assegnare questi fondi hanno agito d'intesa con il presidente della Fondazione. In relazione a questo caso, sono state arrestate anche Urszula Dubejko (ex direttrice del Dipartimento del Fondo Giustizia presso il Ministero della Giustizia) e Karolina Kucharska (la sua vice). La Procura ha accusato i tre arrestati di aver agito di comune accordo per sostenere la Fondazione Profeto con fondi pubblici che – e questo non si dice – non sono stati defraudati ma sono stati spesi per costruire gli edifici, quasi ultimati, del Centro che oggi sono in uno stato di abbandono perché le autorità hanno bloccato l’attività della Fondazione Profeto. Ma la cosa più assurda mossa contro i ministri e le funzionarie del Ministero della Giustizia è l’accusa d’aver agito come un gruppo criminale organizzato: come se l’esercizio dei compiti istituzionali dei funzionari di Stato fosse attività criminale!
Il trattamento riservato alle persone arrestate è stato così scandaloso che l’opinione pubblica ha costretto ad agire persino il commissario per i diritti umani, Marcin Wiącek. Il 23 dicembre 2024 egli ha emesso due comunicati: uno riguardante padre Michał Olszewski e l'altro riguardante Karolina Kucharska e Urszula Dubejko. Il commissario governativo ha affermato che nel caso di padre Olszewski sono stati confermati «trattamenti disumani e altre violazioni dei diritti e delle libertà». Nel caso delle funzionarie sono state notate «numerose violazioni» di diritti umani. Trattenere le persone senza processo per sette mesi in arresto, chiamato dalle autorità “esplorativo”, serviva ad uno scopo preciso: estorcere dagli arrestati delle dichiarazioni compromettenti per colpire le persone che sono il vero bersaglio di tutta questa operazione politico-mediatica: l’ex ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro, e il suo vice Marcin Romanowski.
In tribunale, ci sono persone che hanno patito mesi di brutale detenzione, pressioni psicologiche e umiliazioni. In modo particolare la salute di padre Olszewski ha subito gravi danni, perciò è sotto terapia e lotta per ritrovare l’equilibrio. In un Paese normale, a persone così provate verrebbe dato il tempo di riprendersi. Invece, il processo è iniziato e cresce la preoccupazione che non si tratti di giustizia, ma di uno spettacolo politico. A prova di questo è il fatto che il premier Donald Tusk ha già emesso pubblicamente il suo verdetto e i media filogovernativi come la televisione TVN sanno già che gli accusati sono colpevoli. Adesso c’è bisogno di un tribunale "di fiducia" per emettere il verdetto “giusto”.
Il processo è stato dato a Justyna Koska-Janusz, giudice che si è scontrata in passato con l’allora ministro Ziobro, il quale ha così commentato la scelta di Koska-Janusz: «Le ho revocato la delega dal Tribunale distrettuale al Tribunale regionale, ha perso prestigio e denaro, e si è scontrata con me in controversie mediatiche e giudiziarie per questo», aggiungendo ironicamente: «Questa è la migliore garanzia di "imparzialità" del giudizio. Quando un verdetto deve essere emesso contro le prove, quando la legge deve essere calpestata e la giustizia è solo una facciata, abbiamo bisogno proprio di un giudice così. Ecco perché Koska-Janusz giudica. E questo è tutto. È uno stato di diritto? No, è uno stato di vendetta».
Poco prima dell'inizio della prima udienza è successo un fatto gravissimo: sono stati sostituiti illegalmente i due giudici onorari. Un anno fa, in conformità con la legge, i giudici onorari venivano estratti a sorte. Invece, al loro posto sono stati nominati nuovi giudici, in palese violazione della legge, secondo cui tali giudici devono essere estratti a sorte. Ciò è avvenuto un giorno prima dell'inizio del processo: così i nuovi giudici onorari hanno avuto solo un giorno per esaminare oltre 200.000 pagine di fascicoli. Una cosa impossibile, ma i giudici senza preparazione e conoscenza dei fascicoli sono in genere più facili da “gestire”. Ma in questo modo è stato gravemente violato il diritto alla difesa e il diritto a un giusto processo penale.
Gli avvocati difensori hanno presentato una serie di istanze. Prima di tutto la rimozione del giudice Koska-Janusz dal processo a causa della sua palese faziosità. Un'altra istanza presentata dagli avvocati della difesa riguardava la sospensione del processo fino alla conclusione dell'indagine approfondita della procura sul Fondo Giustizia, in cui sono sospettati l'ex ministro e l'ex vice ministro della Giustizia, rispettivamente Ziobro e Romanowski, che hanno trovato asilo politico in Ungheria. Invece la terza istanza riguarda l’esclusione dei giudici onorari che non sono stati correttamente insediati.
Il difensore Michał Skwarzynski ha affermato che, respingendo le istanze della difesa, la corte ha rivelato la propria faziosità. L'avvocato ha ripetuto che il caso è di natura politica e mira ad attaccare l'ex ministro Ziobro.
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