• UE VS ITALIA

Immigrazione, non esiste alcuna "soluzione europea"

Ennesima dimostrazione che non esiste alcuna "soluzione europea" al problema dell'immigrazione clandestina: la richiesta italiana di ridistribuire chi sbarca sulle nostre coste è stata sonoramente respinta. La Francia e la Germania, che hanno il loro grande problema, non intendono prendersi anche i nostri.

- C'È DEL BUONO IN DANIMARCA di Anna Bono

Manifestazione a Calais

Dopo dieci anni di “emergenza clandestini” l’Italia non ha trovato di meglio che chiedere aiuto all’Unione Europea invece di adottare politiche nazionali determinate come quelle che hanno caratterizzato recentemente Grecia e Spagna.

Alle invocazioni di Roma per una ridistribuzione di chi sbarca illegalmente nella Penisola, la UE ha risposto no, in modo chiaro e inequivocabile. L’Italia ha incassato la disponibilità a ridistribuire in Europa in tutto ben 20 (venti!) clandestini (10 in Lituania e 10 in Irlanda) sugli oltre 15 mila sbarcati dall’Africa dall’inizio dell’anno, mentre Germania e Francia in un vertice bilaterale hanno messo sul tavolo la disponibilità ad accogliere alcuni migranti sbarcati illegalmente in Italia, ma scelti solo tra coloro che hanno diritto all’asilo, cioè in pratica nessuno o quasi rispetto alle regole europee dal momento che quanti giungono in Italia da Libia, Tunisia e Algeria non fuggono da guerre, carestie o persecuzioni.

Migranti economici (e tra essi un bel po’ di avanzi di galera a giudicare dalle violenze contro le forze dell’ordine che si registrano nei centri d’accoglienza e quarantena) che giustamente nessuno vuole avere in casa propria. Berlino e Parigi hanno però condizionato anche questa piccola apertura al via libera di Roma ad accogliere tutti i clandestini sbarcati negli anni scorsi in Italia e che sono poi riusciti a raggiungere i paesi del Nord Europa: a occhio e croce potrebbero essere circa 200mila persone. La Francia del resto ha già i suoi problemi: oltre alle banlieues islamizzate e fuori dal controllo dello Stato in questi giorni le autorità hanno dovuto sgombrare per l’ennesima volta il campo illegale dei migranti di Calais, punto di partenza per afro-asiatici che cercano di raggiungere illegalmente la Gran Bretagna. Nonostante per le centinaia di migranti fosse previsto il trasferimento in centri d’accoglienza ben più confortevoli del campo abusivo di Calais, gli stranieri hanno aggredito gli agenti di polizia ferendone 31. Difficile trovare una sola ragione per cui Parigi debba accogliere qualche migliaio di altri “bravi ragazzi” sbarcati in Italia.

In Germania il Bundestag si è espresso in modo molto chiaro e definitivo: i partiti della maggioranza di governo (Unione cristiano-democratica, Unione cristiano-sociale e Partito socialdemocratico) hanno respinto la redistribuzione in Germania dei migranti che giungono in Italia. All'opposizione, Verdi e Partito liberaldemocratico si sono espressi per un meccanismo di distribuzione almeno temporaneo. Thorsten Frei, deputato della Cdu ha ammesso che l'aumento dei migranti che raggiungono l'Italia è "significativo rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, ma certamente nulla" a cui il Paese non possa far fronte "da solo", ha affermato sostenuto dal deputato socialdemocratico Lars Castellucci, per il quale "al momento, non c'è bisogno di sostenere"’ Italia.

La richiesta formulata da Roma e dal Commissario europeo agli Affari Interni, Ylva Johansson, è stata quindi bocciata su tutta la linea togliendo così ogni alibi a quanti, nel governo italiano, continuano a cercare una “soluzione europea” la cui latitanza di fatto continua a incoraggiare gli sbarchi solo nella Penisola. E’ tempo quindi che il governo italiano si assuma la responsabilità di difendere i confini nazionali con espulsioni rapide di chi è arrivato, stop all’accesso ai nostri porti alle navi delle Ong, incremento degli aiuti al governo e alla Guardia Costiera di Tripoli e respingimenti immediati già in mare di chi arriva pagando trafficanti. Salvaguardando certo le vite in mare ma riportando tutti sulle coste africane e lasciando all’ONU e alle sue agenzie il compito di rimpatriare i clandestini.

Non si tratta solo dei confini terrestri: recentemente il ministro dell’interno Luciana Lamorgese ha annunciato la ripresa entro un mese dei pattugliamenti congiunti tra le polizie italiana e slovena del confine orientale sospesi un anno or sono a causa del Covid. Verranno impiegati anche droni e visori notturni ma non è stato chiarito se ricominceremo ad espellere immediatamente in Slovenia i clandestini intercettati dalle pattuglie o se continueremo ad accoglierli tutti. Inoltre appare ormai chiaro che considerare ONU e UE organismi che possano esserci d’aiuto nel contrasto all’immigrazione illegale è un grave errore oltre che un’illusione: non solo perché ogni ridistribuzione dei clandestini finirebbe per incentivare nuovi sbarchi ma anche perché tali organismi costituiscono una parte rilevante del problema e non possono quindi rappresentarne la soluzione.

Le Nazioni Unite, che col Global Compact for Migration hanno riconosciuto il diritto di chiunque a emigrare dove vuole, sono palesemente ostili agli stati nazionali occidentali ed europei che intendono fermare i flussi illegali e conducono una campagna immigrazionista e terzomondista spregiudicata e instancabile basata soprattutto sul definire rifugiati anche i migranti economici o chi “fugge dai cambiamenti climatici”.

Basti osservare che UNHCR e OIM condannano con forza ogni nazione che assuma iniziative di contenimento dell’immigrazione illegale come ben rappresentano i recenti esempi della Grecia (che respinge in Turchia i clandestini) e della Danimarca, il cui governo di centro-sinistra ha sottoscritto un memorandum d'intesa con il Ruanda che prefigura la possibilità che domande di asilo per la Danimarca possano essere presentate solo a Kigali. Di fatto negando ai clandestini l’accesso al territorio danese.  Un accordo simile lo aveva sottoscritto l’Australia con Nauru e la papua Nuova Guinea. L'Alto commissario dell'Onu per i rifugiati (UNHCR) ha espresso una dura condanna al governo danese, reo di decidere se accogliere o meno stranieri, la cui nuova legge sarebbe "contraria ai principi della cooperazione internazionale in materia di rifugiati".

L’agenzia dell’ONU non nasconde poi  il timore che altre nazioni europee seguano l’esempio danese. “La Danimarca rischia di avviare un effetto domino in cui altri Paesi in Europa e nelle regioni vicine esploreranno la possibilità di limitare la protezione dei rifugiati sul proprio suolo". Effetto domino sarebbe invece quanto mai auspicabile considerato che da molti anni coloro che entrano illegalmente nel Vecchio Continente sono per la quasi totalità migranti economici così come chi fugge da guerre o persecuzioni non ha bisogno di rivolgersi ai trafficanti per chiedere asilo e soprattutto non è detto che debba trovarlo esclusivamente in Europa o in Occidente.

Anche la Commissione Europea, invece di difendere la sovranità degli stati membri, si schiera decisamente col fronte immigrazionista.  Un portavoce ha dichiarato che “condividiamo le preoccupazioni dell'UNHCR sulla compatibilità della legge danese con gli obblighi internazionali della Danimarca e condividiamo le preoccupazioni sul rischio di minare le basi del sistema di protezione internazionale per i rifugiati". Inutile e pericoloso quindi contare su ONU e UE per fermare i flussi di immigrati clandestini che di fatto tali organismi sovranazionali incoraggiano e favoriscono in ogni modo.

I confini nazionali sono i nostri: cominciamo a difenderli da soli e magari presto vedremo anche qualche incoraggiante “effetto domino” nel resto d’Europa.  

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