Immigrazione irregolare, la UE resta lontana dalla realtà
In Marocco parte un'altra campagna social per un nuovo assalto a Ceuta; il presidente dei vescovi spagnoli denuncia lucidamente l'uso delle migrazioni come arma politica. Ma dal vertice straordinario UE non esce nulla di concreto se non l'intenzione di essere uniti nell'affrontare il problema.
La cosa più sconcertante ascoltata ieri in occasione della riunione straordinaria (in video-conferenza) dei ministri dell’Interno dell’Unione Europea è la dichiarazione del Commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione, Magnus Brunner, secondo cui la crisi di Ceuta si è già chiusa e l’Europa «ha ampiamente superato il test».
Ad autorizzare questa affermazione, secondo Brunner, è il fatto che nessuno dei 72mila immigrati (cifre ufficiali) che tra il 30 e 31 luglio hanno varcato il confine dal Marocco verso l’enclave spagnola di Ceuta, è arrivato nel continente europeo e quindi non c’è nessun rischio per lo spazio Schengen (ovvero la libera circolazione tra i 29 Paesi europei che vi aderiscono).
A parte il fatto che la stampa spagnola ha invece rivelato che degli arrivi in Spagna ci sono, la situazione a Ceuta è tutt’altro che tranquilla e la crisi tutt’altro che superata. Secondo le cifre ufficiali sarebbero rimasti 2mila immigrati irregolari di cui circa la metà minorenni, che però non hanno possibilità di essere ospitati nei centri di accoglienza già sovraffollati. Tra gli altri rimasti a Ceuta ci sarebbero anche palestinesi di Gaza e afghani.
Ma come non bastasse, proprio mentre Brunner faceva sfoggio di ottimismo si diffondeva l’allarme per una nuova campagna social in Marocco che sta dando appuntamento al 15 agosto per un altro assalto a Ceuta. Visto l’ampio preavviso difficilmente stavolta le autorità spagnole si lasceranno prendere di sorpresa, ma il messaggio è chiaro e c’è poco da stare tranquilli.
Lo ha chiarito bene il Presidente della Conferenza episcopale spagnola, mons. Luis Argüello, con un breve post su X; anche lui ha parlato dell’invasione di Ceuta come di un test, ma con tutt’altro significato rispetto a quanto sostenuto dal Commissario europeo Brunner: «La biopolitica – ha scritto mons. Argüello – è la chiave dell’attuale struttura di potere nel mondo. Si gioca con la vita, e le persone – i loro sogni, la fame, la sessualità e i dati – vengono usate per ottenere profitti e potere. Le migrazioni sono parte di questa strategia. L’invasione di Ceuta è un test. La demografia è un’arma».
Il centinaio di persone morte annegate nel tentativo di raggiungere Ceuta e le migliaia di testimonianze di persone che in buona fede si erano illuse di poter facilmente trovare un futuro migliore varcando il confine sono lì a dimostrare quanto mons. Argüello abbia centrato la questione.
Non c’è purtroppo la stessa lucidità a Bruxelles. Nella conferenza stampa finale del vertice straordinario si è cercato soprattutto di dare un’immagine di unità dell’Unione Europea: nella solidarietà alla Spagna, nell’intenzione di rafforzare la politica dei rimpatri, nella decisione di continuare la lotta ai trafficanti di esseri umani, nella volontà di costruire solide partnership con i Paesi terzi. Nulla veramente di nuovo, in realtà, ma soprattutto zero consapevolezza che le migrazioni siano usate come arma.
Oltretutto sotto questa apparente unità di intenti si nasconde un certo nervosismo tra i Paesi europei. Ieri il governo spagnolo ha messo ancora l’Italia nel mirino chiedendo che revochi il ripristino dei controlli dei confini per i viaggiatori che arrivano dalla Spagna in aereo o nave. Ha risposto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi dicendo che non è una misura contro la Spagna quanto un provvedimento «inteso a tutelare la sicurezza nazionale». Ma alla vigilia del vertice di ieri, con l’Italia c’erano altri 23 Paesi a chiedere un incontro straordinario per discutere di Ceuta, segno che qualche preoccupazione l’atteggiamento della Spagna lo provoca. E lo stesso Piantedosi, pur solidarizzando con la Spagna, non ha mancato di sottolineare come gli sarebbe piaciuto che l’Italia avesse ricevuto la stessa solidarietà per la crisi del 2023 a Lampedusa.
Ma soprattutto a motivare le preoccupazioni di tanti governi europei è l’atteggiamento del governo spagnolo nei confronti degli immigrati irregolari. Come abbiamo già ricordato in questi giorni, nel febbraio scorso il governo socialista di Pedro Sanchez aveva regolarizzato mezzo milione di immigrati giunti illegalmente in Spagna, tutte persone quindi che ora possono circolare liberamente in Europa. E infatti sull’argomento anche il Commissario europeo Brunner ieri in conferenza stampa ha bacchettato il governo Sanchez: le regolarizzazioni, «non sono un buon segnale per il resto d'Europa, proprio no. Capisco che è competenza nazionale e che sono state fatte perché si tratta principalmente di latinoamericani, che parlano la stessa lingua e hanno la stessa cultura, ma il messaggio per il resto d'Europa non è positivo. Proprio no».
Peraltro, quanto a Ceuta, la situazione non è tranquilla neanche in Spagna: proprio per offrire assistenza al migliaio di minorenni che vagano per Ceuta, il governo ha stanziato 25 milioni di euro, ma le opposizioni temono che vengano fatti tutti arrivare in Spagna. Così le regioni governate da Partito Popolare e Vox hanno già chiuso all’accoglienza di minori provenienti da Ceuta: «Chi ha creato il problema è chi deve risolverlo, e cioè il governo spagnolo», ha detto il segretario generale del Pp, Miguel Tellado, indicando come unica strada possibile il rimpatrio di chi è entrato illegalmente. «Questa non è una crisi migratoria – ha detto ancora -, è una crisi di sicurezza nazionale».
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