a cura di Anna Bono
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Il Vaticano dialoga con la Cina, ma la violenza aumenta

Cina. Il 27 e 28 febbraio, su ordine del governo, dalla chiesa di Yining, nello Xinjiang, sono state rimosse croci e decorazioni. All’esterno sono state divelte le croci delle cupole e del timpano e sono state cancellate tutte le decorazioni. All’interno sono state eliminate le croci e la Via crucis. La stessa sorte è toccata alle chiese di altre città nelle scorse settimane.

L’intenzione del governo è di «sviluppare le teorie religiose con caratteristiche cinesi» e di adattare la religione alla società socialista, resistendo alle «infiltrazioni religiose dall’estero» che violano il principio di indipendenza. Padre Bernardo Cervellera, in un articolo pubblicato sull’agenzia di stampa AsiaNews il 2 marzo scorso, sottolinea che questi provvedimenti vengono presi nei confronti di chiese registrate ufficialmente, non di edifici illegali. Secondo i nuovi regolamenti entrati in vigore il 1° febbraio scorso, le attività di culto inoltre si possono svolgere solo in chiesa in orari fissati dal governo. Ogni altro luogo è considerato illegale.

Per chi trasgredisce sono previsti carcere, multe, esproprio delle strutture usate per attività religiose illegali, incluse le abitazioni private all’interno delle quali è vietata «ogni conversazione religiosa o preghiera». In sostanza, i fedeli sono autorizzati a pregare solo in chiesa, durante i servizi domenicali autorizzati. Ai minori è proibito partecipare ai riti religiosi e quindi, all’entrata di ogni chiesa, d’ora in poi deve essere esposto un cartello in cui si informa che l’edificio è «vietato ai minori di 18 anni».

«Il controllo spietato e asfissiante del Partito sulle religioni – commenta padre Cervellera – è spiegabile solo con la paura. È ormai esperienza di tutti in Cina, confermata da diversi sociologi, che il paese assiste a una rinascita religiosa impressionante, fino a calcolare che oltre l’80% della popolazione ha qualche credenza spirituale e che almeno un quinto dei membri del Partito aderisce in segreto a qualche religione».