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Il pasticcere colpito ancora dalla strategia Lgbt

Da quando si rifiutò di creare torte per le cosiddette "nozze gay" Jack Phillips è diventato il bersaglio di chi odia la libertà di coscienza: il pasticcere non ha mai negato dolci alle persone ma non vuole celebrare idee in cui non crede. Sebbene fu assolto nel 2018 dalla Corte Suprema, è stato denunciato anche da un uomo che si definisce donna.

Jack Phillips, il famoso pasticciere titolare della Masterpiece Cakeshop di Lakewood, in Colorado. In realtà non è solo un pasticciere. Ma un vero e proprio artista dei dolciumi, noto e apprezzato. Non solo: è anche un sincero avversario dell’ideologia LGBT+ e, di conseguenza, il bersaglio preferito di chi gli domanda di confezionare dolci adornati di croci rovesciate o di diavoli intenti a usare sex toy come cornetti gelato.

Phillips è diventato famoso per essere riuscito, dopo una dura battaglia legale, a spuntarla contro chi mirava a violarne la coscienza, imponendogli l’ideologia LGBT+, e oggi è costretto nuovamente a difendersi dalle aggressioni dei medesimi molestatori.

Il 4 giugno 2018 la Corte Suprema federale degli Stati Uniti d’America chiuse il caso Masterpiece Cakeshop, Ltd., et al. v. Colorado Civil Rights Commission et al. tutelando il diritto alla libertà religiosa di Phillips, cristiano protestante praticante, che nel 2012 si era rifiutato di preparare una torta “nuziale” per una coppia di uomini, David Mullins e Charlie Craig, argomentando che, se lo avesse fatto, avrebbe contravvenuto alla propria fede e alla morale che ne deriva. Il supremo tribunale del Paese diede ragione al pasticciere trovando che i suoi accusatori violavano il Primo Emendamento alla Costituzione federale degli Stati Uniti che tutela il diritto alla fede, il diritto all’espressione pubblica di essa e conseguentemente la libertà di espressione dei cittadini, stabilendo che nessun potere, anzitutto quello dello Stato, può ingerirsi nella coscienza delle persone su una questione principiale e fondamentale qual è il rapporto personale con Dio, e quindi sulla morale personale e pubblica che ne deriva.

Ebbene oggi, a quasi due anni e mezzo da quella vittoria, Phillips deve sopportare un’altra ancora accusa da chi vìola allo stesso modo la legge fondamentale del Paese. Il trasgressore in questione è, ironia, un avvocato (divorzista), praticante a Denver, in Colorado, Autumn Charlie Scardina, classe 1978, registrato in Colorado come elettore femmina del Partito Democratico. Scardina è transgender e un giorno ha chiesto alla pasticceria di Phillips di confezionargli una torta rosa all’interno e ricoperta di glassa azzurra per celebrare il proprio compleanno/transizione da maschio a femmina. Non lo ha fatto un giorno a caso: lo ha fatto il 26 giugno 2017, il giorno in cui la Corte Suprema federale di Washington decise di accogliere il suo caso per la torta “nazionale” gay. Apposta. Per vedere dove sarebbe riuscito a portare il suo dolce trans.

Quando Phillips si è rifiutato di servire l’ideologia di Scardina, la Commissione per i diritti civili dello Stato del Colorado gli ha fatto causa, salvo però lasciar cadere tutto nel marzo 2019. All’epoca il ministro della Giustizia del Colorado, Phil Weiser, disse che entrambe le parti constatarono di avere interesse a procedere oltre. Non contento, Scardina ha continuato per conto proprio.

Phillips, il pasticciere che non si lascia normalizzare, è quindi di nuovo sotto i riflettori e il suo caso è ancora una volta importante nella logica che rivela. Come ha sempre chiarito, Phillips i dolci per persone omosessuali non si è mai rifiutato di farli: si è invece sempre opposto a torte che celebrassero eventi ideologici e contrari alla sua coscienza di cristiano. La differenza è decisiva.

Infatti Phillips ritiene in coscienza che l’ideologia LGBT+ sia sbagliata e che la pratica omosessuale sia un peccato, ma rispetta le persone che la perseguono come rispetta tutte le persone. Insomma, rispetta le persone in quanto persone. Per Phillips, cristiano praticante, le persone sono tutte create a immagine di Dio, anche se sbagliano, anche se sono peccatori. Il suo negozio di dolci, quindi, non rifiuta mai un dolce a chicchessia: per vendere una torta, cioè, il pasticciere di Lakewood non chiede conto ai propri clienti della loro vita morale, come non chiede loro se siano iscritti al circolo degli scacchi o alla bocciofila. Phillips potrà, in cuor proprio, e non solo, giudicare il comportamento pubblico di quel cliente, ma non lo discrimina.

Phillips si oppone invece all’ideologia gender, ovvero al fatto che le scelte personali di una certa persona diventino pubbliche, diventino propaganda, diventino celebrazione di posizioni che cozzano contro i suoi princìpi. Nei casi che gli sono costati e gli costano il tribunale, Phillips esercita il proprio sacrosanto diritto di dire «no» all’ideologia senza discriminare le persone. Insomma, un trans può andare da Phillips e comperarsi i pasticcini come chiunque altro, ma Philips le torte nuziali le fa (le può fare) solo per i matrimoni, non per le loro caricature.

È così vero che Phillips si è pure rifiutato di preparare torte per celebrare Halloween (la manifestazione pubblica, a suo avviso, di una ideologia sbagliata) o (come gli hanno chiesto clienti non meglio identificati via e-mail, di cui forse però Scardina potrebbe sapere qualcosa) per festeggiare Satana in maniera blasfema e pornografica. Chi lo sa benissimo sono i suoi accusatori, che hanno per questo provato a ribaltare (è il caso di dirlo) la torta. Fallendo però clamorosamente già una volta.

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