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commedia all'italiana

Il Papa cinematografico di Philippe Leroy

L'attore francese aveva intepretato un Pontefice dotato di finezza e humour, che prendeva lezioni di romanesco dall'amico vetturino (Enrico Montesano) senza mai banalizzare il ruolo papale.

Borgo Pio 04_06_2024

La morte di Philippe Leroy, scomparso a Roma il 1° giugno all'età di 93 anni, riporta alla mente un film del 1980, piacevolissimo, anche per l'atmosfera da "vecchia Roma" papalina, e che all'epoca riscosse grande successo di pubblico. Diretto da Pasquale Festa Campanile, l'attore francese era protagonista del primo episodio di Qua la mano, intitolato Sto così col Papa (il secondo era invece Il prete ballerino, con protagonista Adriano Celentano).

Nel film Philippe Leroy vestiva i bianchi abiti papali: un Papa francofono che prendeva lezioni di romanesco dal vetturino Orazio Imperiali, interpretato da Enrico Montesano (tra l'altro il Pontefice straniero era una "novità" risalente a soli due anni prima, con l'elezione di Karol Wojtyla). In breve, Orazio è devotissimo alla figura papale dopo che sua madre era riuscita a portare a termine la gravidanza grazie alla benedizione di Pio XII. Una devozione ossessiva, unita al vizio delle scommesse, che lo porta a voler conoscere il Papa (Leroy, appunto) e persino a giocarsi tutto (cavallo, carrozza e licenza) scommettendo con il Cavalier Marotta (Mario Carotenuto) di "affacciarsi in finestra col Papa". Scommessa che alla fine, sia pure in modo imprevisto, finirà per vincere.

"Papa Leroy" è una figura estremamente affascinante: gentile, affabile e aristocratico (la famiglia dell'attore francese lo era realmente), che diventa amico del vetturino senza perdere di autorevolezza e senza banalizzare il ruolo papale. Elegante nei gesti e mitissimo nello sguardo. Signorile anche quando Orazio colpisce per sbaglio una guardia svizzera e poi dà la colpa al Papa – il quale sta al gioco, ma subito dopo gli chiede con finissimo humour: "Orazio, come si dice in romanesco scaricabarile...?". 

Si esprime fluentemente in italiano ma non ha ancora imparato le parolacce: infatti quando a Orazio scappa un "mortacci", il Papa gliene chiede il significato, ma il vetturino risponde imbarazzato perché, anche se è suo amico, è pur sempre il Sommo Pontefice. Al Papa di Leroy non sarebbe mai venuto in mente di dire "frociaggine".