Il Papa a Genazzano: il paradosso della piccolezza di Maria
Leone XIV è tornato ieri nel santuario della Madonna del Buon Consiglio retto dai confratelli agostiniani, alla vigilia della festa della Natività di Maria. E agostiano è il santo che ha "guidato" la sua omelia: san Tommaso da Villanova.
Particolarmente caro all'agostiniano Prevost, il santuario della Madonna del Buon Consiglio a Genazzano, in provincia di Roma, fu la meta della prima visita di Leone XIV a meno di quarantotto ore dall'elezione al soglio di Pietro. Ieri, 7 settembre, il Papa è tornato di nuovo a far visita alla Vergine e ai confratelli agostiniani cui è affidata la cura del santuario, per celebrare la vigilia della Natività di Maria, «fragile come un germoglio, ma segno della fedeltà di Dio. Sì», ha detto all'inizio dell'omelia, «Maria è l’aurora di un giorno diverso, del nostro mondo liberato finalmente dal male». E agostiniano è pure il santo cui ha frequentemente "ceduto" la parola: san Tommaso da Villanova, l'arcivescovo di Valencia vissuto nel XVI secolo, cui è intitolata la parrocchia di Castel Gandolfo.
Leone XIV espone «il paradosso della piccolezza e, per così dire, della marginalità di Maria, resa centrale nell’economia della salvezza» con l'aiuto del san Tommaso agostiniano, meravigliato che gli evangelisti «ci raccontino in modo così succinto la storia della Vergine Maria, che supera tutti per la sua vicenda e la sua statura personale» e li interroga direttamente: «Perché ci avete privato di una gioia così grande con il vostro silenzio? Perché avete tralasciato dettagli così gioiosi, così attesi, così piacevoli?». Nella domanda di Tommaso il Papa coglie «un suggerimento importante per la nostra fede: interrogare la Scrittura e i suoi autori», notando però che il silenzio totale del Vangelo di Matteo sembra dar ragione allo stupore del santo: «di Maria riporta la presenza, ma non una parola. Eppure, il semplice esserci di Maria – e del Figlio in lei – muove la storia intera».
Tommaso osserva poi che «per impulso gli evangelisti, su di lei, hanno taciuto, per la semplice ragione che la gloria della Vergine, come leggiamo nel salmo, era tutta in lei (cfr Sal 44,14 Volg.), e poteva essere immaginata più che descritta, e che, come sintesi della sua storia, basta ciò che è espresso nel titolo: che da lei nacque Gesù. Cos’altro vuoi sapere? Cos’altro cerchi nella Vergine? Ti basti sapere che è la Madre di Dio». Dopo le parole del santo, Leone XIV riprende la parola per esprimere la «vertigine» che proviamo «davanti a questo Mistero: è impossibile abituarsi!». Mistero che è paradosso: «Celebriamo la nascita di una bambina chiamata a diventare la Madre del suo Creatore, la Madre di Dio che salva. (...) In Gesù Cristo, Dio ha scelto le più umili condizioni storiche e la più umile delle creature per manifestare l’originalità del suo Regno, in cui la prepotenza non ha posto e l’onnipotenza è creazione, servizio e cura della vita».
Ancora Tommaso invita a un «esercizio di immaginazione» («dipingi nel profondo della tua anima una giovane purissima, prudentissima, bellissima, devotissima, umilissima, mitissima, piena di ogni grazia, ricchissima di santità, adornata di tutte le virtù, abbellita da tutti i carismi, assolutamente gradita a Dio; amplificala quanto puoi, immagina quanto sei capace», dice il santo) che è «preghiera contemplativa»: in essa «prende forma ciò che il mondo non ci racconta, ma esiste già; ciò che ancora è invisibile, ma in sé ha un nuovo tipo di forza. Non si tratta di fantasia ma di profezia», commenta il Papa, che ripropone questo esercizio riguardo all'invocazione della colletta in cui «volgendoci alla piccola Maria, abbiamo chiesto che "la festa della sua nascita accresca in noi la pace"»: «allargare i confini della comprensione e dipingercela nell’anima» è il modo per riconoscere che questa pace «già esiste» («È il dono di Dio, il soffio del Risorto, l’opera dello Spirito Santo»), lasciandola crescere in noi perché germogli nel mondo.


