• STRANE ALLEANZE

Il Nyt attacca il matrimonio e i cattolici lo seguono

Il New York Times parla di matrimoni senza sessualità al loro interno, per lo più sono coppie dello stesso sesso, a dire che quello che si vuole colpire è l'unione stabile e feconda fra uomo e donna. Ma anche i cattolici a volte lo fanno trattando il sesso come qualcosa da cui astenersi per vincere la concupiscenza. Tutto il contrario di quanto spiegò san Giovanni Paolo II. 

Mi arriva una mail: "Sul New York Times c’è un articolo che parla del fenomeno dei matrimoni senza sesso. Cosa ne pensi?".

Non avevo ancora letto l’articolo e già avevo la mente piena di pensieri. Ad esempio, il calo di testosterone nei maschi, un fenomeno che si registra già da diversi anni e che sta raggiungendo livelli preoccupanti; oppure la diffusione della pornografia, il cui effetto devastante sul sesso matrimoniale non dipende tanto dal fatto che provoca ansia da prestazione negli uomini ma, piuttosto, dal fatto che pornografia e masturbazione uccidono sul nascere ogni minimo desiderio sessuale lasciando l’uomo in una fase di latenza perenne.

Poi ho letto l’articolo e ho capito che si parlava di altro, perché le coppie sposate elencante nell'articolo, che non hanno rapporti sessuali, sono composte da due donne che si definiscono «a-sessuali», «a-romantiche», «pansessuali», «demi-sessuali», mentre si parla di una sola coppia di persone di sesso opposto. Si tratta, per la maggior parte, di cosiddetti "matrimoni gay".

Ma se non vogliono avere rapporti sessuali (all’interno della coppia), perché si sposano? "Negli Stati Uniti, dove il matrimonio è incentivato con agevolazioni fiscali e altri privilegi di coppia, sposarsi con qualcuno con cui non si è sentimentalmente legati offre molteplici vantaggi", spiega la giornalista. Resta ancora una domanda: perché pubblicare un articolo simile? Ecco la risposta del Nyt: "Va riconosciuto che abbiamo davvero normalizzato le relazioni romantiche monogame eterosessuali al punto da stigmatizzare altri tipi di relazioni". Si tratta, insomma, del solito attacco al matrimonio (relazione romantica monogama eterosessuale).

Ovviamente non si può parlare di matrimonio senza una unione sessuale libera e consapevole. Che dire, allora, del cosiddetto «matrimonio giuseppino», ossia – in riferimento al matrimonio tra Maria e Giuseppe – un matrimonio senza rapporti sessuali? Facciamo un po' di chiarezza.

Se qualcuno desidera vivere nella verginità consacrata, non si sposi e scelga la vita religiosa. C’è poi il caso di chi, dopo la celebrazione del matrimonio ma prima dell’unione sessuale, decideva per la vita religiosa. In questo caso (eccezionale) è prevista la dispensa – solo per giusta causa e concessa esclusivamente dal Romano Pontefice – dal matrimonio rato (cioè valido) e non consumato (can. 1698).

Infine c’è il «matrimonio giuseppino» vero e proprio, che si ha quando due coniugi, dopo anni di matrimonio (rato e consumato) decidono di comune accordo di astenersi dai rapporti sessuali. È lecito? Pio XI, nell’enciclica Casti connubii (31 dicembre 1930) scrive che «l’onesta continenza» è permessa nel matrimonio «quando l’uno e l’altro coniuge vi consentano». Significa che, con il matrimonio, i coniugi cedono alla moglie e al marito il diritto di usare del proprio corpo; tuttavia, se entrambi scelgono liberamente di rinunciare ad esercitare tale diritto, esso di fatto non viene utilizzato (pur restando valido). È bene sottolineare che il matrimonio continente di Maria e Giuseppe fu aperto (apertissimo) alla vita, cioè all’accoglienza di Gesù; quindi il «matrimonio giuseppino», come dev’essere ogni matrimonio, fu aperto all’accoglienza della vita.

Purtroppo devo rilevare un certo entusiasmo, all’interno del mondo cattolico, non tanto per il «matrimonio giuseppino» quanto per il matrimonio imperfetto, cioè rato e non consumato. Un giorno un collega mi ha reso, festante, partecipe di una sua scoperta: un celeberrimo filosofo cattolico aveva vissuto il suo matrimonio nella completa astinenza. «Pensa!», mi diceva ammirato, «Ha vinto la concupiscenza!». Probabilmente non aveva mai conosciuto la Teologia del Corpo di Giovanni Paolo II, il meraviglioso insegnamento che eleva la sessualità coniugale a una speciale dignità, e non come mero remedium concupiscentiae. Infatti, ascoltando quel collega, ho avuto la netta percezione di sentire un pontefice che si rigirava nella tomba...

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