Il Meeting 2026: l’amore vero sulle orme di Dante
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Dal 21 al 26 agosto l'ultimo verso della Divina Commedia sarà il filo conduttore della XLVII edizione del Meeting per l'amicizia fra i popoli. «L’amor che move il sole e l’altre stelle» ripropone la sfida di riscoprire la forza originaria che ha dato vita al mondo, che ha promosso civiltà e cultura e che restituisce all’umano la sua vocazione più alta.
La XLVII edizione del Meeting di Rimini si apre sotto il segno di «L’amor che move il sole e l’altre stelle», trasformando l’ultimo verso dantesco in una provocazione per l’uomo e la cultura contemporanei. Dal 21 al 26 agosto, alla Fiera di Rimini, l’amore diventa forza che unisce, ricompone, educa, rimette in moto ciò che sembrava immobile. In un tempo attraversato da fratture e smarrimenti, da guerre e divisioni, dal deserto e dalla mancanza di senso, il Meeting invita a riscoprire la forza originaria che ha dato vita al mondo, che ha promosso civiltà e cultura e che restituisce all’umano la sua vocazione più alta: l’amore come legge del cuore e della realtà stessa.
L’amore di cui si parla nell'edizione 2026 non è la parola abusata che spesso nasconde narcisismo, possesso, compiacimento o edonismo, ma l’amore vero, quello che è insieme verità e libertà, quello che Dante chiama «L’amor che move il sole e l’altre stelle».
La sfida che il Meeting propone attraverso mostre, conferenze, concerti, incontri e dialoghi — e attraverso la vita dei volontari e dei partecipanti — è proprio quella di riscoprire questa forza originaria. Non c’è modo migliore per avvicinarsi al Meeting che comprendere il contesto in cui Dante ha scritto quel verso, conclusivo del Paradiso e richiamo circolare al primo della terza cantica: «La gloria di colui che tutto move».
Dopo la preghiera di san Bernardo, la Madonna rivolge gli occhi verso Dio e ottiene il permesso perché Dante possa giungere alla visione ultima. Il santo accenna al poeta che il consenso è stato ottenuto, ma Dante ha già rivolto lo sguardo verso l’alto, rapito da una luce che nessuna parola può restituire pienamente: ciò che descriverà è solo una stilla rispetto al mare di dolcezza in cui si è immerso.
Il racconto della visione di Dio si articola in tre momenti. Nel primo, Dante contempla l’amore‑carità come principio che ricompone ciò che nell’universo appare disunito: un unico libro in cui tutto trova unità e armonia. In Dio si sanano fratture e contraddizioni, e l’unità tra gli esseri umani — impossibile alle sole forze dell’uomo — diventa possibile grazie all’amore vero. È l’esperienza che ciascuno può verificare: quando si ama, anche ciò che altrove appare mancante diventa bello, e le prove della vita, se vissute in una famiglia dove c’è amore, risultano sostenibili; quando l’amore si spegne, invece, tutto si oscura.
Nel secondo momento Dante scorge tre cerchi concentrici, di tre colori diversi ma della stessa dimensione: è il mistero della Trinità. Il Figlio procede dal Padre, e lo Spirito Santo procede da entrambi, in un dinamismo di luce che esprime la comunione divina.
Infine, nel terzo momento, nel cerchio del Figlio appare un volto umano, dipinto con lo stesso colore. È un’immagine impossibile da rendere con categorie umane, e proprio per questo Dante la usa per alludere al mistero dell’incarnazione: Dio che assume la nostra carne per condividere la nostra condizione e mostrarci il metodo per vivere la gioia e la sofferenza. Nel mistero di Dio, Dante ritrova il mistero dell’uomo, perché l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio e in Lui comprende la propria verità.
Il poeta tenta allora di penetrare il mistero dell’incarnazione, paragonandosi a un geometra che cerca il principio per misurare il cerchio: un’immagine che richiama la quadratura del cerchio, simbolo del limite della ragione umana. Ma proprio quando il suo desiderio vorrebbe restare per sempre in quella luce, è l’amore stesso a muoverlo, come una ruota che gira perfettamente, a rivolgere di nuovo il suo desiderio e la sua volontà verso la Terra. Ecco gli ultimi versi del poema: «ma già volgeva il mio disio e ’l velle,/ sì come rota ch’igualmente è mossa,/ l’amor che move il sole e l’altre stelle».
L’amore ricompone il desiderio e la volontà di Dante rivolgendoli nella stessa direzione. In questo verso c’è un’intuizione geniale. Nella vita, spesso, desiderio e volontà si contrappongono, vanno in direzioni opposte. Ne fa esperienza lo studente a scuola, l’adulto nel lavoro. Quando si ama, il desiderio e la volontà si ricompongono, volontà e desiderio non sono più in contraddizione. Nell’amore fatiche e sforzi sono profondamente desiderabili. Così si compie l’avventura umana di Dante, nell’esperienza che la risposta all’attesa di felicità è davvero «l’amor che move il sole e l’altre stelle».
Dio è l’amore-carità, la legge più forte che esista nella realtà e, nel contempo, la legge profonda dell’animo umano. Questa è la ragione per cui l’uomo è felice quando ama, perché aderisce alla profonda legge dell’Essere. Non si ama, perciò, perché la morale così ci prescrive, ma perché amare è corrispondente al nostro essere, siamo fatti per l’amore. L’amore non è un’imposizione esterna a cui ci si deve adeguare. Lo ha rivelato Dio stesso all’uomo tramite suo Figlio Gesù: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35).
L’uomo è chiamato a verificare attraverso la propria esperienza questa soddisfazione profonda, questa corrispondenza tra il cuore e la legge della realtà. Senza questa verifica l’amore sarà sempre percepito come un optional da rispettare solo per essere buoni.
Molti personaggi hanno fatto questa esperienza e si sono convertiti. Sant’Agostino scrive, dopo la conversione, nelle Confessioni: «Ama e fa’ quel che vuoi. Se taci, taci per amore. Se parli, parla per amore. Se correggi, correggi per amore. Se perdoni, perdona per amore. Metti in fondo al cuore la radice dell’amore. Da questa radice non può che maturare il bene».
Un altro grande convertito, Manzoni, verso la conclusione de I promessi sposi rappresenta la situazione esistenziale dell’uomo con l’immagine di un infermo che desidera cambiare letto, guarda quello altrui e lo vede sempre più comodo e confortevole. Quando finalmente riesce a trovare un altro giaciglio, inizia a sentire «qui una lisca che lo punge, lì un bernoccolo che lo preme: siamo in somma, a un di presso, alla storia di prima. E per questo, soggiunge l’anonimo, si dovrebbe pensare più a far bene, che a star bene: e così si finirebbe anche a star meglio».
Il letterato Giovanni Testori, anch’egli convertito, scrive nel 1992 l’anno prima della morte: «Non sbaglierà, nonostante tutti gli errori, chi avrà voluto bene alla realtà, ossia alla Creazione. Se vuoi bene alla Creazione, puoi anche dipingere le cose più tremende: esse sono già salvate dal Creatore fatto carne. Amando la realtà, ci sei dentro, ci vivi già dentro e abbracci il tuo tema. Basta amare la realtà, sempre, in tutti i modi, anche nel modo precipitoso e approssimativo che è stato il mio. Ma amarla. Per il resto, non ci sono precetti».
L’amore/carità non è un’alternativa, senza la carità nulla vale, ricorda san Paolo. Cristo è la carità, è la Presenza che sa ridare un’unità alla persona umana frantumata, scissa, presa da mille preoccupazioni e animata da molteplici interessi che non sanno acquietare il nostro desiderio di felicità e di amore. Come ha scritto sant’Agostino: «Ci hai creati per Te e il nostro cuore è senza pace finché non riposa in Te».
La traccia agostiniana nel viaggio di Dante
Sant’Agostino è uno dei padri della Chiesa, ma non compare mai come personaggio nella Commedia. Eppure il suo ruolo non è irrilevante, perché è strutturale. Agostino non appare perché è già dentro il poema. Non parla perché è la voce interiore che lo sostiene. Non discute con Dante perché Dante discute con lui da sempre.
Finalmente Dante vede Dio
Grazie all’intercessione della Madonna, Dante può accedere alla visione di Dio. L’autore della Divina Commedia descrive quindi la sua esperienza, ma deve ammettere che le sue parole sono inadeguate rispetto a quanto ha visto.
Meeting di Rimini, la continuità è solo apparente
Al Meeting c'è sempre la possibilità di visitare belle mostre e assistere a incontri edificanti, ma dentro un contenitore in cui c'è di tutto, compresi incontri appaltati a Ong abortiste. Per non parlare della lode all'europeismo di Draghi, vero tradimento del Meeting delle origini.

