Il giovane Francesco nella Leggenda dei tre compagni
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La Leggenda dei tre compagni è una delle fonti più preziose per comprendere il cammino che precede la conversione del santo d’Assisi. Un cammino che raggiunge il suo punto di maturazione quando Francesco ascolta, durante la Messa, un particolare brano evangelico.
Tra le fonti francescane che raccontano la vita del Poverello di Assisi, la Leggenda dei tre compagni è una delle più preziose per comprendere il lungo cammino che precedette la sua conversione. Colpisce, infatti, che ben otto dei diciotto capitoli dell'opera siano dedicati al giovane Francesco e agli avvenimenti che prepararono la sua trasformazione spirituale. La memoria di quel ragazzo ricco, elegante e spensierato doveva essere rimasta vivissima nei contemporanei. Ricordare chi fosse Francesco prima della conversione rendeva ancora più sorprendente il cambiamento che sarebbe seguito. Del resto, il miracolo più grande non consiste in eventi straordinari, ma nella trasformazione del cuore umano.
Uno degli episodi più significativi è narrato nel secondo capitolo. Durante il conflitto tra Assisi e Perugia, Francesco viene fatto prigioniero insieme a molti suoi concittadini. Pur non appartenendo alla nobiltà, viene condotto con i nobili a motivo delle sue maniere gentili e raffinate. In carcere si verifica un fatto che rivela già alcuni tratti della sua personalità. Un nobile assume un atteggiamento offensivo e sprezzante nei confronti di un altro prigioniero. Per questo viene isolato dagli altri detenuti, che smettono di rivolgergli la parola. Soltanto Francesco continua a frequentarlo e a trattarlo con amicizia, arrivando persino, racconta l'agiografo, a esortare gli altri a fare altrettanto. È un particolare apparentemente secondario, ma di grande importanza. Già prima della conversione emerge infatti un tratto che caratterizzerà tutta la sua esistenza: l'attenzione alla persona concreta. Francesco non ama un'umanità astratta; ama ogni singolo uomo.
Dopo la conversione questa sensibilità si tradurrà in una vera passione per la salvezza di ogni essere umano: ciascuna persona possiede un valore incommensurabile, tale da valere quanto l'intero universo. Lo si vede chiaramente nella lettera indirizzata a tutti gli uomini della terra, dove il santo manifesta la preoccupazione che ciascuno possa incontrare Dio. È un amore che supera i confini dello spazio e del tempo: per gli uomini del suo secolo come per quelli delle generazioni future, che egli non avrebbe mai potuto incontrare personalmente se non attraverso i suoi scritti.
Una volta liberato dalle carceri di Perugia, Francesco continua tuttavia a inseguire i suoi sogni giovanili. Come molti ragazzi della sua epoca, è affascinato dagli ideali cavallereschi. Nella casa del mercante Pietro di Bernardone erano infatti giunti racconti e poemi provenienti dalla Francia, terra con cui il padre intratteneva frequenti rapporti commerciali. Le imprese degli eroi celebrati da Chrétien de Troyes e dalla letteratura cavalleresca avevano acceso la sua immaginazione. Nasce così il progetto di seguire un conte e ottenere da lui l'investitura cavalleresca. Prima della partenza, però, accade qualcosa di inatteso.
Una notte Francesco sogna di essere introdotto in uno splendido palazzo pieno di armi e armature scintillanti. Alla sua domanda viene risposto che quel palazzo e tutte quelle armi appartengono a lui e ai suoi cavalieri. Al risveglio interpreta il sogno come una conferma delle sue aspirazioni e decide senza esitazione di partire per la Puglia alla ricerca della gloria militare. Ma il viaggio si interrompe presto. Giunto nei pressi di Spoleto, Francesco inizia a sentirsi male. Durante il dormiveglia ode una voce che gli pone una domanda decisiva: «Chi può esserti più utile: il padrone o il servo?». Alla risposta del giovane segue una seconda domanda, ancora più penetrante: «Perché dunque abbandoni il padrone per seguire il servo, e il principe per il suddito?». Quelle parole lo sconvolgono. Dopo una notte insonne comprende di non poter proseguire. Torna ad Assisi e decide di attendere che Dio stesso gli riveli la sua volontà, mostrandogli la via della salvezza. Gli autori della Leggenda dei tre compagni individuano in questo episodio una svolta fondamentale. Da quel momento il desiderio dominante di Francesco diventa quello di conformarsi alla volontà divina. La conversione non è ancora compiuta, ma il suo cuore ha ormai imboccato una nuova direzione.
Poco tempo dopo si verifica un altro episodio significativo. Gli amici gli chiedono di guidare una delle abituali occasioni di svago e di festa. Francesco si unisce al gruppo, ma procede in fondo al corteo portando uno scettro e rimanendo immerso nei propri pensieri. Notando il suo atteggiamento assorto, gli amici gli chiedono il motivo di tanta distrazione. La risposta li sorprende: «Sto pensando di sposare la ragazza più nobile, più ricca e più bella del mondo». L’agiografo interpreta simbolicamente quelle parole spiegando che la futura sposa del santo sarà la vita religiosa, resa «più nobile, ricca e bella dalla povertà». Eppure il cambiamento non è ancora completo. Francesco resta in parte legato alle suggestioni mondane e ai desideri del passato. Per questo intensifica la preghiera quotidiana, custodendo con attenzione quella perla preziosa che sta maturando nel suo cuore.
Anche il rapporto con i poveri diventa sempre più intenso. Se già in passato si era mostrato generoso verso i bisognosi, ora prende la ferma decisione di non lasciare mai nessuno senza aiuto. Quando può offre denaro; quando non ne dispone, dona il cappello, la cintura o qualsiasi altra cosa abbia con sé. Nessuno deve andarsene a mani vuote. La grazia di Dio sta lavorando in profondità, trasformando lentamente tutta la sua persona. In Francesco sembra realizzarsi quanto afferma padre Carlo nell'opera teatrale È mezzanotte, dottor Schweitzer (1952) dello scrittore francese Gilbert Cesbron: «Quando Dio ci impegna per la sua lotta, ci prende come siamo tutti interi: il buono e il cattivo. Se metti un ceppo al fuoco, tutto brucia: anche i vermi che lo divorano». Il ceppo rappresenta l’essere umano con le sue qualità e le sue fragilità; i vermi simboleggiano difetti e incoerenze; il fuoco è l’amore di Dio che investe l'intera esistenza e la trasforma dall’interno.
Durante un pellegrinaggio a Roma, Francesco offre numerose monete d'argento presso la basilica di San Pietro e, subito dopo, si mette egli stesso a mendicare. È un gesto singolare, ma rivela il cammino che sta compiendo: il figlio di un ricco mercante comincia a guardare il mondo dalla prospettiva degli ultimi. La svolta decisiva giunge poco tempo dopo. Mentre prega nella chiesetta semidiroccata di San Damiano, il giovane sente il Crocifisso rivolgergli parole che segneranno per sempre la sua esistenza: «Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina». Egli comprende il comando nel suo significato più immediato e si dedica con tutte le sue forze al restauro materiale della chiesa. Vende stoffe appartenenti al padre, affronta incomprensioni e umiliazioni, sopporta sacrifici e fatiche. Non immagina ancora che il Signore lo sta preparando a una missione molto più grande: non soltanto restaurare edifici di pietra, ma contribuire al rinnovamento della Chiesa attraverso la testimonianza del Vangelo.
Il cammino raggiunge il suo punto di maturazione quando Francesco ascolta, durante la Messa, il brano evangelico nel quale Cristo invia i discepoli a predicare. Le parole lo colpiscono come una risposta attesa da tempo. I missionari di Gesù non devono portare con sé né oro né argento, né bisaccia, né bastone, né due tuniche. Francesco comprende immediatamente che quella è la forma di vita che Dio gli chiede. Non si tratta semplicemente di un consiglio spirituale. Per lui il Vangelo diventa una regola concreta da vivere senza attenuazioni. Da quel momento abbandona ogni ricerca personale e sceglie di conformarsi radicalmente a Cristo. La lunga stagione delle incertezze può dirsi conclusa: ciò che prima era soltanto intuizione diventa una decisione. Tornato ad Assisi, Francesco continua a pregare e a lasciarsi guidare dal Signore. Il giovane che sognava la gloria dei cavalieri ha scoperto una nobiltà diversa: quella di chi non possiede nulla e affida tutto a Dio.
La lunga nascita di Francesco: il cammino della conversione
La conversione di Francesco d’Assisi non è un lampo improvviso, né l’esito di una folgorazione mistica che ribalta la vita in un istante.
La scelta del nome e la giovinezza del Poverello d’Assisi
Le fonti francescane concordano sul contesto, ma divergono sul nome (Giovanni o Francesco) imposto alla nascita e sulla giovinezza del santo. Passiamo in rassegna la Vita prima e la Vita seconda, la Legenda maior e la Leggenda dei tre compagni.

