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IL BELLO DELLA LITURGIA

Il cammino di san Giuseppe, benedetto nell'alto dei Cieli

Nella vastissima produzione iconografica sul “nutritor Domini”, attributo ricorrente è la verga fiorita, simbolo di elezione. Così lo raffigura Raffaello nello splendido “Sposalizio della Vergine”. San Giuseppe è anche l'uomo dei sogni e celebre è la scultura di Guidi che lo immortala mentre l'angelo gli comunica di portare in salvo Gesù in Egitto. E ancora, El Greco raffigura il divin Bambino e il padre verginale che, sicuro, guida il cammino.

Cultura 21_03_2020

Raffaello Sanzio, Sposalizio della Vergine, Milano – Pinacoteca di Brera

Non è costui il figlio del falegname?” (Mt 13, 54)


Giuseppe, il carpentiere, l’uomo giusto del Vangelo. Giuseppe, il “nutritor Domini” della tradizione ecclesiastica che, con questo termine, indica la cura, la sollecitudine, l’attenzione da parte del padre putativo nei confronti del Figlio Gesù. Ci vorrà qualche secolo prima che la sua rappresentazione artistica prenda forma, nutrita dei testi canonici così come degli apocrifi, e destinata ad arricchirsi con l’istituzione della festa liturgica da parte di Sisto IV nel 1479. La fortuna iconografica crebbe col progressivo diffondersi della devozione.

La verga fiorita è uno dei suoi attributi. Stringendola nella mano sinistra, Giuseppe compare in primo piano nella celeberrima tavola di Raffaello che racconta dello sposalizio con Maria, qui raffigurata in atto di ricevere da lui l’anello nuziale. La Vergine, secondo il racconto apocrifo, sarebbe, infatti, andata in sposa al giovane cui, come segno di predilezione divina, sarebbe fiorito il ramo secco. Tra tutti gli uomini che presidiano la scena, Giuseppe è, dunque, l’eletto. Sullo sfondo, centro ottico di tutta la composizione, verso cui confluiscono le linee di fuga di una perfetta prospettiva, un tempio ottagonale circondato da un portico ha i battenti aperti: ubbidendo a Dio, Giuseppe diventa sposo e protettore di Maria, e quindi di tutta la Chiesa, di cui la Vergine è figura.

Giuseppe è anche l’uomo dei sogni: è mentre dorme che, raccontano le Sacre Scritture, riceve umilmente i comandi di Dio. Fu proprio questo il tema (Il Sogno di Giuseppe) scelto dal facoltoso mercante Giuseppe Capocaccia per l’altare della cappella di famiglia nella chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma, dedicata al suo santo eponimo. Il compito, che prevedeva il delicato confronto con la speculare cappella Cornaro e la celeberrima “Estasi di Santa Teresa” del Bernini, fu affidato al carrarese Domenico Guidi che inserì nell’ellissi architettonica il suo gruppo plastico.

Il Santo dorme un sonno profondo, appoggiandosi con il gomito a una sporgenza rocciosa. La sua visione appare a noi sotto forma di un angelo che sopraggiunge sulla sua sinistra e lo scuote. Le ali aperte, il movimento del panneggio e il gesto della mano che indica una chiara direzione suggeriscono la perentorietà del messaggio divino di cui è foriero e che Giuseppe, senza indugio, coglierà. Dovrà portare in salvo in Egitto il piccolo Gesù, minacciato dalla furia di Erode.

Padre fino in fondo, dunque. E altrettanto, Gesù, Figlio. Lo racconta meravigliosamente, col suo inconfondibile linguaggio, El Greco che sviluppò il tema nella splendida tela (San Giuseppe e Gesù) di una cappella dedicata a San Giuseppe, per volere di Santa Teresa d’Avila, nella cattedrale di Santa Maria, a Toledo.

I due camminano insieme, mentre in lontananza s’intravvede il profilo della città spagnola divenuta patria adottiva dell’artista cretese. Il Bambino avanza, le braccia cinte attorno al corpo paterno, in cerca di un rifugio che Giuseppe, con un gesto così tenero, Gli garantisce dall’alto della sua slanciata figura che si allunga, come un’ombra protettiva, sopra di Lui. Lo sguardo è dolcemente vigile e se con una mano abbraccia il Figlio, con l’altra stringe il bastone del viandante che procede sicuro su dove andare.

E gli angeli fanno festa, portando in dono a Giuseppe ghirlande di alloro, di rose e di gigli, sullo sfondo di un cielo squarciato da bagliori di luce: segno che quel cammino è fortemente voluto e altresì benedetto nell’alto dei Cieli.