IA: USA e Cina in ordine sparso, il Papa richiama tutti
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Nel giro di una settimana Stati Uniti, Cina e Santa Sede hanno detto la loro sul futuro dell'intelligenza artificiale, con prospettive che, messe una accanto all'altra, dichiarano ben più che una semplice strategia per il futuro, ma una vera visione dell’uomo.
Nel giro di una settimana Stati Uniti, Cina e Santa Sede hanno detto la loro sul futuro dell'intelligenza artificiale, con prospettive che, messe una accanto all'altra, dichiarano ben più che una semplice strategia per il futuro, ma una vera visione dell’uomo.
Il 22 settembre, all'Assemblea generale dell'ONU, Donald Trump ha respinto ogni “schema globalista” per controllare l'IA. Due giorni dopo, la mattina del vertice con Xi Jinping, ha scritto su Truth Social di voler lasciare il tema «esattamente dove sta». Niente di nuovo, quindi, se non fosse che una settimana dopo ha firmato un ordine esecutivo che propone alle agenzie federali di chiamarla «Super Intelligence», perché “artificiale” fa pensare a qualcosa di finto, e ha presentato una “costituzione”, passata con il titolo White House Accord on Super Intelligence, e firmata dai vertici di Google, Meta, Anthropic, OpenAI e Nvidia.
È un documento di una pagina che prevede controlli interni, audit esterni (ma non sappiamo da quale entità) e un comitato indipendente. Trump lo ha definito e «moralmente vincolante», più una dichiarazione di principi che un testo di legge. Chissà se lo diventerà, ma allo stato attuale non vuol dire assolutamente nulla. Tra i firmatari c'è Jensen Huang, che a settembre aveva detto che l’IA non aveva bisogno di nuove regolamentazioni. In pratica, si promette cautela a chi non intende frenare e si affida il controllo a chi vende il prodotto. Più che una costituzione, sembra una diagnosi di schizofrenia.
Intanto, la Cina non pensa neppure a rallentare. Secondo il Washington Post, la distanza tra Washington e Pechino sull’innovazione tecnologica si assottiglia, e le aziende cinesi lanciano modelli che si avvicinano moltissimo ai migliori americani nonostante i limiti sull'export dei chip. Il governo le spinge verso l'indipendenza tecnologica. Tuttavia Pechino, che forse non deve sobbarcarsi della fatica di contrastare le evidenti correnti intrinseche ad ogni sistema democratico, fa una cosa che all’America riesce faticosa: regola.
La Cina vanta norme già più severe di quelle americane, tra cui l'etichettatura dei contenuti generati dall'IA e il divieto ai minori di usare chatbot che facciano finta di essere partner o compagni. Xi Jinping ha detto alla Casa Bianca che lo sviluppo dell'IA deve restare «sempre sotto controllo umano», e a luglio aveva chiesto una supervisione per «prevenire la perdita di controllo». Un funzionario cinese dell'autorità di settore ha avvertito, a settembre, del rischio di una «perdita di controllo estrema».
Il 18 settembre, il regolatore cinese ha pubblicato una bozza, aperta ai commenti fino al 17 ottobre, che vieterebbe ai minori di 18 anni i «servizi di intimità virtuale» e gli algoritmi che inducono dipendenza emotiva o spesa eccessiva. Le multe possono arrivare a dieci volte i ricavi della piattaforma. Le norme in vigore da luglio hanno spinto ByteDance e Alibaba a spegnere le funzioni di Doubao e Qwen che permettevano di creare personaggi con nome e carattere fissi. Si tratta, in pratica, di limitare l’uso di quei servizi che siano stati progettati per simulare o sostituire una relazione familiare o di coppia. Sacrosanto, ma resta il dubbio sul movente. Ricordiamo che per il Partito la tecnologia fa rima con stabilità politica e con istanze di controllo più capillari.
Il 28 settembre, sul volo di ritorno dalla Francia, Leone XIV ha detto che le preoccupazioni di molti esperti sul rischio d’estinzione del genere umano da parte dell’Intelligenza Artificiale vanno prese sul serio e che non sono «fake news, come alcuni hanno detto». Ha anche aggiunto di dormire la notte e di dirsi relativamente ottimista, perché la Chiesa continua a promuovere il dialogo, lo studio e la ricerca perché l'IA non arrivi a distruggere l'umanità, come riporta Forbes. Le sue parole chiamano in causa leader politici, dirigenti del settore e responsabili della società civile. Bisogna fare attenzione. L'enciclica Magnifica Humanitas ha già parlato di una moderna Torre di Babele edificata sull'avidità e sulla volontà di essere come Dio.
Se lo scenario apocalittico dovesse davvero realizzarsi, avrebbe autori con nome e cognome e un movente che si conosce dai tempi dell’Eden, cioè la sete di potere. In questa settimana chi dispone di più autorità politica e tecnica si è mosso nei modi più disparati, cambiando nome allo strumento o stringendo le maglie del controllo. Una sola è invece la voce che richiama l'uomo alle proprie responsabilità, cioè Leone XIV.

