I vescovi tedeschi scelgono Wilmer, falco dell'anti-dottrina
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Favorevole all'abolizione del celibato, alla modifica della morale sessuale e persino al gender: scegliendo come presidente il vescovo Heiner Wilmer, la Conferenza episcopale tedesca fa un passo decisivo nell'ottica dell'anti-dottrina auspicata dal cammino sinodale.
Nel primo giorno della loro assemblea plenaria di primavera, i vescovi tedeschi hanno eletto monsignor Heiner Wilmer a nuovo presidente della Conferenza episcopale. Come avevamo scritto qualche giorno fa, toccherà proprio al quasi prefetto del dicastero per la dottrina della fede trattare con Roma nella delicata partita della Conferenza sinodale.
Sessantaquattro anni, vescovo di Hildesheim, già superiore generale dei dehoniani, Wilmer rappresenta l'inevitabile continuità rispetto alla linea già vista con Marx e Bätzing. Le azioni e le dichiarazioni problematiche del nuovo presidente della Conferenza episcopale sono tante. Nel 2018, da poco fatto vescovo, il dehoniano definì «profetico» l'ex prete e psicoterapeuta Eugen Drewermann a cui l'ex Sant'Uffizio guidato da Joseph Ratzinger ritirò l'autorizzazione a insegnare in nome della Chiesa cattolica.
Personalmente favorevole all'abolizione del celibato e all'ammissione delle donne al sacerdozio, il nuovo capo dei vescovi tedeschi ha detto almeno di voler tenere conto dei punti di vista diversi sull'argomento. Nel 2022, di fronte ad una delle scene più tristi del Cammino sinodale tedesco con la reazione isterica di chi pianse perché una bozza che chiedeva il cambiamento della morale sessuale non raggiunge i 2/3 di voti favorevoli, Wilmer intervenne pubblicamente per guadagnarsi gli applausi dell'opinione pubblica dicendosi deluso per l'esito del voto e sostenendo che «la riforma della morale sessuale cattolica rimane una questione essenziale».
Nella sua diocesi Wilmer ha aperto le porte all'ideologia gender introducendo una brochure, contenente raccomandazioni per l’uso del linguaggio inclusivo nei confronti pastorali. Tra di esse c'erano richieste come quella di non riferirsi a Dio con la parola «Signore» e di chiamarlo «Padre e Madre» e non solo «Padre».
Iniziative che ormai nelle diocesi tedesche sono la norma come dimostra anche il recente caso di Amburgo dove però a provare a rimettere in riga l'arcivescovo Stefan Heße c'è un gruppo agguerrito di un centinaio di genitori. Protestano contro le nuove linee guida «inclusive» per l'educazione sessuale nelle scuole cattoliche. I vertici dell'arcidiocesi, guidata dal presule di cui Francesco rifiutò le dimissioni dopo che uno studio legale lo accusò di una reazione inadeguata alle segnalazioni di possibili abusi ai tempi in cui era a Colonia, non hanno dato la giusta importanza alle lamentele di queste famiglie che ora sono determinate a rivolgersi al nunzio apostolico. L'aspetto interessante della vicenda è che molti di questi genitori sono migranti che non si sentono più in sintonia con la linea ultraliberal scelta dalla Chiesa tedesca. In Germania la frattura tra semplici fedeli e vescovi con le organizzazioni laicali è sempre più evidente e la presidenza di Wilmer difficilmente cambierà l'andazzo.

