I database di Europol “scoppiano”: è il grande fratello europeo
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L'organo di raccolta del materiale di indagine destinato ad Europol, la CFN, ha ampliato moltissimo il suo ruolo e ha accumulato due petabyte di informazioni andando oltre la privacy e creando un sistema parallelo.
La privacy è un valore talmente assoluto in Europa che, con la scusa di tutelarla insieme alla democrazia, l’Europol controlla i dati di decine di migliaia di cittadini comuni, incensurati e per nulla legati a criminali o terroristi. Nessuno mette in dubbio la professionalità, l’indipendenza e l’importanza delle forze dell’ordine nazionali ed europee, tuttavia nei giorni scorsi un'inchiesta congiunta di testate giornalistiche investigative del Regno Unito, della Germania e della Grecia ha scoperto che Europol, l'agenzia di polizia dell'UE con sede all'Aia, ha gestito sistemi paralleli per l'archiviazione e l'analisi dei dati.
La notizia è rimbalzata su diversi giornali e agenzie on-line dell’intero continente europeo. Ieri, 20 maggio, trentacinque membri del Parlamento europeo hanno esortato la Commissione europea ad abolire una clausola di riservatezza illegale sull’operatività dei singoli data center, sulla scia di un’indagine condotta dalle testate giornalistiche, accusando la Commissione di violare le norme sull’accesso del pubblico alle informazioni con le nuove modifiche garantirebbe la trasparenza in un settore in rapida espansione.
Al centro dell'indagine giornalistica c'è un sistema noto come Computer Forensic Network (CFN), creato nel 2012, era stato progettato per elaborare grandi quantità di materiale digitale collegato alle indagini penali (archiviare e filtrare le informazioni prima di trasferirle nei sistemi ufficiali di Europol). Dopo gli attentati terroristici di Parigi del novembre 2015 la situazione appare radicalmente cambiata, perchè le autorità nazionali hanno iniziato a inviare ingenti quantità di informazioni, tra cui tabulati telefonici, dati di viaggio, rapporti di polizia e materiale proveniente dalle indagini antiterrorismo. Tutto ciò affinché Europol potesse trasformare quella valanga di informazioni in “intelligence utile” a prevenire atti malavitosi e terroristici.
Secondo i documenti interni emersi dall'inchiesta delle tre testate europee, la CFN ha ampliato moltissimo il suo ruolo e, sino al 2019 avrebbe accumulato due petabyte (pari a mille terabyte) di informazioni, circa 420 volte la quantità di dati contenuti nei database ufficiali di Europol. Per aver un'idea concreta di cosa significhi, 1 Petabyte equivale a circa 13 anni di video ininterrotti in alta definizione (o 500 film in formato 4K) o più di 20 milioni di file di testo e documenti stampati.
Nello stesso anno, Daniel Drewer, responsabile interno della protezione dei dati di Europol, avvertì i vertici dell'agenzia che il 99% dei dati operativi veniva archiviato ed elaborato all'interno della CFN senza adeguate misure di sicurezza. I problemi individuati erano seri: controlli di accesso deboli, scarsa tenuta dei registri su chi visualizzava o modificava le informazioni e supervisione limitata delle autorizzazioni amministrative. Le informazioni memorizzate includevano tabulati telefonici, documenti d'identità, dati di geolocalizzazione e informazioni finanziarie. Alcuni file contenevano anche dettagli su persone senza alcun collegamento diretto con attività criminali.
La semplice presenza in una lista contatti, la frequentazione della stessa cerchia sociale o un contatto indiretto con un sospettato erano sufficienti perché le informazioni di una persona venissero conservate. Il Garante europeo della protezione dei dati aveva già denunciato questo tipo di espansione, la sua disputa con Europol ha infine portato a quella che è diventata nota come la "Big Data Challenge", uno scontro che si è concluso con l'ordine di cancellare grandi quantità di dati archiviati oltre i limiti di legge e di introdurre norme di conservazione più rigorose.
Ma, mentre le autorità europee preposte alla tutela della privacy chiedevano limiti più stringenti e garanzie più solide, Bruxelles stessa premeva per ampliare i poteri di Europol. Infatti la Commissione europea sta valutando in queste settimane la possibilità di conferire all'agenzia poteri ancora maggiori, con più finanziamenti e un ruolo operativo più ampio e lo stesso commissario Magnus Brunner ha suggerito pubblicamente di raddoppiare il budget e il personale di Europol per trasformarla in un organismo di polizia più attivo.
Se le indiscrezioni venissero tutte confermate, ci troveremmo davanti ad una Ue che oltre a “tutelare i cittadini”, privandoli o condizionandone la libertà di scelta e giudizio politico, con vari strumenti per evitare influenze pericolose per la democrazia (ne abbiamo descritto più volte su queste pagine gli inquietanti contorni), ora accresce i poteri di esfoliazione di dati, uso incontrollato e conservazione di dati di privati cittadini incensurati e nemmeno mai indagati.
Ieri Angela Merkel, nell’accettare neo costituita onorificenza dell'Ordine al Merito del Parlamento europeo, ha chiesto un maggiore controllo sui social media, ennesimo segnale che conferma come il “Grande Fratello” sia già qui e non mai per il nostro bene. Non può essere una semplice coincidenza che, mentre l’Europa rafforza controlli e schedature illegalmente, a difesa della “democrazia e sicurezza”, al di là dell’oceano la fondazione di George Soros ha annunciato di voler destinare almeno 300 milioni di dollari per “sostenere” la democrazia statunitense…semplicemente inquietante.


