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omelia

I consacrati «in continua tensione tra terra e Cielo»

La festa in cui «la Fonte della luce si offre come lampada al mondo» è «icona della missione dei religiosi e delle religiose nella Chiesa e nel mondo». Le parole di Leone XIV nella XXX Giornata della Vita Consacrata.

Borgo Pio 03_02_2026
(AP Photo/Gregorio Borgia) Associate Press/ LaPresse

Nell'incontro con Gesù di Simeone e Anna «l’attesa del popolo d’Israele è rappresentata al suo zenit, come apice di una lunga storia di salvezza, che si snoda dal giardino dell’Eden ai cortili del Tempio; una storia segnata da luci e ombre, cadute e riprese, ma sempre percorsa da un unico vitale desiderio: ristabilire la piena comunione della creatura con il suo Creatore». Alla luce (è il caso di dirlo) della festa della Presentazione del Signore, in cui «la Fonte della luce si offre come lampada al mondo e l’Infinito si dona al finito», Leone XIV vede «un’icona della missione dei religiosi e delle religiose nella Chiesa e nel mondo», nella XXX Giornata della Vita Consacrata, celebrata ieri 2 febbraio. Ricorrenza che coinvolge personalmente l'agostiniano Prevost.

Ai consacrati il Papa ricorda che la Chiesa li chiama a essere «profeti: messaggeri e messaggere che annunciano la presenza del Signore e ne preparano la via», sul modello dei rispettivi fondatori che «in continua tensione fra terra e Cielo, con fede e coraggio si sono lasciati trasportare, partendo dalla Mensa Eucaristica, chi al silenzio dei chiostri, chi alle sfide dell’apostolato, chi all’insegnamento nelle scuole, chi alla miseria delle strade, chi alle fatiche della missione. E con la stessa fede sono tornati, ogni volta, umilmente e sapientemente, ai piedi della Croce e davanti al Tabernacolo, per offrire tutto e ritrovare in Dio la sorgente e la meta di ogni loro azione».

Leone XIV sottolinea inoltre la specifica luce che i religiosi irradiano nel nostro tempo, «chiamati a testimoniare, in una società dove fede e vita sembrano sempre più allontanarsi l’una dall’altra, in nome di una concezione falsa e riduttiva della persona, che Dio è presente nella storia come salvezza per tutti i popoli» – e sempre con lo sguardo rivolto al di là del tempo: «La vita religiosa, infatti, col suo distacco sereno da tutto ciò che passa, insegna l’inseparabilità tra la cura più autentica per le realtà terrene e la speranza amorosa in quelle eterne, scelte già in questa vita come fine ultimo ed esclusivo, capace di illuminare tutto il resto».