• FINANZA E POLITICA

Gufi delusi: i mercati premiano la vittoria della Meloni

I partiti più filo-Draghi diffondevano previsioni di Borsa catastrofiche per il giorno dopo l'annuncio di una vittoria della Meloni. Invece Fratelli d'Italia ha vinto e la Borsa di Milano sale. Si trattava, quindi, solo di propaganda, smentita dalla realtà. I mercati premiano la stabilità e non temono la Meloni.

Meloni, poster elettorali a Milano

Alla vigilia del voto, pur di non far vincere la Meloni, i partiti più filo-draghiani, alcuni media nazionali e internazionali e le cancellerie europee profetizzavano tuoni e fulmini qualora a prevalere nelle urne fosse stata la leader di Fratelli d’Italia. In particolare i cosiddetti gufi paventavano il rischio che i mercati mostrassero sfiducia verso l’Italia in caso di successo elettorale della destra e che, di conseguenza, lo spread salisse alle stelle. Un film peraltro già visto fin dai tempi di Berlusconi Presidente del Consiglio, soprattutto nel 2011, prima che arrivasse Mario Monti.

Visto e considerato che una legge non scritta, ma considerata imprescindibile, prevede che l’incarico di formare il nuovo governo debba andare a chi prende più voti, parte della propaganda elettorale si era concentrata sul bersaglio Meloni, al fine di azzoppare la leader post-fascista e di impedire alla sua coalizione di prevalere. Questi disegni sono naufragati miseramente perché il centrodestra ha stravinto, sia in termini percentuali che di seggi, e dunque la propaganda anti-meloniana non ha ottenuto quanto si era prefissa: abbattere il nemico.

E non l’ha ottenuto neppure sul fronte dei mercati finanziari. Lunedì, con la riapertura dopo le elezioni politiche, le borse europee si sono mostrate caute, ma in Piazza Affari si è addirittura registrato un segno più, con oltre un punto percentuale in più della quotazione precedente. Anche le altre borse europee hanno fatto registrare indici positivi. Dunque, nessuna catastrofe annunciata e nessuno scossone a causa dell’ascesa del centrodestra in Italia.

Tutto nella norma, con una normale amministrazione delle quotazioni e, semmai, qualche segnale di irrequietezza dello spread, che ha toccato quota 236, con il rendimento del decennale italiano che è salito al 4,48%. Ma questo indicatore non dipende dalle vicende politiche del nostro paese, bensì dalle stime Ocse sull’inflazione e dalle mosse delle banche centrali. Secondo l’Ocse, a causa della carenza di materie prime energetiche, soprattutto del gas, potrebbe esserci una contrazione della crescita in Europa fino all’1,25% nel 2023. Per quanto riguarda l’Italia, le stime dell’Ocse parlano di una crescita del 3,4% nell’anno in corso, con una flessione dello 0,4% l’anno prossimo.

Tornando alla vittoria del centrodestra, sembra quasi che i mercati la stiano festeggiando. Altro che terremoto finanziario, altro che panico in Borsa. La Meloni sembra rassicurare gli operatori finanziari, soprattutto perché viene percepita come filo-americana e dunque in continuità con Mario Draghi per quanto riguarda le scelte di politica estera, con riferimento alla guerra russo-ucraina e non solo.

E poi, se proprio la vogliamo dire tutta, ai mercati da sempre interessa di più la stabilità anziché il colore politico di vincitori e vinti. Quando percepiscono instabilità, i mercati si agitano. Successe nel 2018, quando dalle urne non uscì un chiaro vincitore, tanto che ci vollero quasi tre mesi prima di formare il primo esecutivo giallo-verde a guida Giuseppe Conte. Questa volta, a quanto pare, potrebbe non succedere, nonostante la pandemia e le tensioni internazionali disegnino uno scenario decisamente più allarmante e precario.

Peraltro Fratelli d’Italia ha raccolto il triplo dei voti della Lega, che sul piano internazionale poteva essere percepita come un fattore di destabilizzazione. Le uscite di Salvini su Putin e i russi non avranno più, agli occhi degli investitori internazionali, il peso che avevano durante la campagna elettorale. E anche questo contribuisce a stabilizzare il quadro finanziario.

Ma tutto questo evidenzia che la propaganda elettorale della sinistra italiana, secondo alcuni fomentata da ambienti massonici riconducibili alla lobby franco-tedesca, speculava su paure che si sono rivelate infondate. La prima donna alla guida di un governo in Italia e la prima vittoria di un partito post-fascista nella storia d’Italia non hanno minimamente allarmato gli ambienti finanziari internazionali, perché c’è grande fiducia nella collocazione filo-atlantista della Meloni.

Certo, sarà importante misurare le reazioni delle borse quando la Presidente del Consiglio in pectore sceglierà i ministri e presenterà il suo programma in Parlamento. Se i ministri più importanti (Economia, Esteri, Interni, Difesa) saranno graditi alla Casa Bianca e al Quirinale, non ci saranno scossoni neppure sui mercati e gli speculatori si terranno ben lontani dal nostro Paese. La legge di bilancio da presentare nelle prossime settimane sarà decisiva per fare il punto sulle intenzioni del governo di frenare il caro-bollette con interventi mirati di aumento della spesa.

L’ipotesi che appare più realistica è quella di un nuovo governo italiano più attento ai desiderata americani che a quelli della lobby franco-tedesca, con conseguente ridefinizione dei rapporti di forza in seno all’Ue. Ma è ancora presto per tirare conclusioni. Fino all’insediamento del nuovo governo, fra quindici giorni, le bocce saranno ferme e a lavorare saranno solo le diplomazie dei vari partiti, nel tentativo di rassicurare ulteriormente i mercati sul fatto che non ci sarà alcuna involuzione autoritaria nella democrazia italiana.

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