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L'ACCORDO OMS-UE

Green pass mondiale: non c'entra la salute, ma la libertà

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È ampiamente dimostrato che il Green pass non sia servito a frenare i contagi. Ma proprio adesso che la sua scadenza di giugno si avvicina, ecco che l'Ue e l'Oms lo rendono permanente e mondiale.La sanità non c'entra: in ballo c'è la sistematica ricerca di controllo, a rischio libertà di movimento e di lavoro. «Decisione assurda perché passata senza il vaglio parlamentare e viziata da conflitti di interesse della Commissione». Parla l'europarlamentare Donato. 

Attualità 08_06_2023

L’accordo tra l’Oms e l’Unione Europea sull’istituzione di un green pass mondiale, annunciato nei giorni scorsi, è un messaggio preoccupante scagliato contro la libertà dei cittadini. Non si tratta di favorire la mobilità, come ingenuamente recitano i comunicati stampa ufficiali, ma di istituire in forma permanente e su scala mondiale uno strumento di controllo sanitario che era stato istituito temporaneamente con la scusa della pandemia.

Di questo ne sono convinti anche gli europarlamentari che hanno appreso dalle agenzie dell’accordo che trasferirà il know how acquisito da Bruxelles a favore dell’Organizzazione mondiale della sanità, i cui scopi – come abbiamo visto durante la pandemia – sono stati fortemente orientati da una visione politica. Dubbi e criticità espressi anche da Francesca Donato (in foto) europarlamentare indipendente che in un colloquio con la Bussola ha stigmatizzato l’istituzione di un processo ancora non chiaro e che sicuramente non ha ricevuto il via libera parlamentare.

Ed è questo il primo grande problema evidenziato dal super green pass. «Da quello che è stato comunicato sul sito dell’OMS, pare che sia una decisione concordata, senza nessun passaggio parlamentare, tra la commissione europea e l’Oms nella quale la commissione ha deciso di fornire all’OMS il proprio know how e l’infrastruttura digitale per sviluppare la stessa infrastruttura a livello globale. È impensabile che queste decisioni siano prese senza il vaglio democratico soprattutto se si considera la tempistica: il Green Pass era stato concepito come strumento destinato ad un uso temporaneo e la proroga, guarda caso, scade a fine giugno mentre non c’era in agenda una ulteriore proroga. Mi sembra chiaro che senza una proroga non votata dal parlamento, sia impensabile pensare di estendere questo strumento oltre l’UE».

Molti sono gli aspetti ancora nebulosi. A cominciare dalla gratuità con la quale l’Unione Europea si mette a disposizione di questo progetto per proseguire con il rischio di quella che sarà la finalità del nuovo Green Pass. «Investimenti ingenti in infrastrutture digitali sono infatti previsti espressamente nella bozza sul trattato sulle pandemie, che tra le varie cose prevede un obbligo per gli stati membri di costruire e mantenere sempre efficiente una complessa infrastruttura digitale per il controllo della salute e il tracciamento».

Apparentemente si potrebbe pensare che l’utilizzo di questo strumento possa favorire il trasferimento in digitale dei certificati vaccinali, fino ad ora cartacei. Ma sbaglia chi pensa che la misura servirà solo per – ad esempio – garantire chi deve viaggiare per il Kenia ed essere a posto con il vaccino anti febbre gialla. «I certificati vaccinali che avevamo fino a un anno fa prevedevano il vaccino del covid e nulla osta che in questo certificato sia anche incluso quell’obbligo specifico – prosegue la Donato -. Basta inserire un’antinfluenzale più l’anti covid per persone di una certa età, indipendentemente da zone geografiche o da particolari rischi, ed ecco che questo nuovo strumento potrà prestarsi ad un utilizzo coercitivo che presupponga limitazioni alla libertà, anzitutto quella di circolazione, ma non solo: col Green Pass abbiamo visto che è stato utilizzato per impedire di lavorare, entrare in uffici pubblici, svolgere attività di qualunque tipo».

Non è dunque un problema di tipo sanitario, ma di libertà e tutto questo apre all’inquietante realizzazione come in un romanzo distopico di una dittatura.

Il teorema su cui si basa questo provvedimento nasconde in realtà una bugia. «Il Certificato vaccinale viene presentato come un successo dell’Ue, ma è una enorme mistificazione: i dati della ricerca scientifica indipendente hanno dimostrato che col GP i contagi sono esplosi; inoltre è stato dimostrato che questo strumento non era in grado di frenare i movimenti tra persone contagiose, anzi, questi sono stati amplificati perché milioni di cittadini sono andati in giro senza sapere di essere contagiose».

Che cosa succederà ora? A livello parlamentare credo che si debba reagire, purtroppo questa commissione ha dimostrato di non essere affidabile, in primis per l’evidente e noto conflitto di interessi che alberga nel cuore della presidente von der Leyen: basta andare a leggere la dichiarazione di conflitto di interessi, aggiornata negli ultimi anni, per capire che la posizione del coniuge della Presidente sia l’incarnazione del conflitto di interessi. Finché avremo un organo esecutivo e di iniziativa legislativa che tratta a nome dell’Ue con tutti e che è in lampante conflitto di interessi non possiamo aspettarci dei provvedimenti democratici o nell’interesse pubblico».