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America Latina

Giro di vite in Nicaragua contro la Chiesa

Nel mirino del regime è entrata anche Radio Maria che si è vista bloccare i propri conti correnti con il pretesto di documentazioni non aggiornate

In Nicaragua il regime del presidente Daniel Ortega e della moglie, che pure si professano cattolici, continua a perseguitare la Chiesa a causa del suo ruolo in difesa della giustizia e delle vittime della repressione. Dal 2018, anno di inizio dello scontro tra la Chiesa e il regime, si sono verificati almeno 740 attacchi tra profanazioni, aggressioni, arresti arbitrari, sequestri, espulsioni dal paese. Nel 2023 gli episodi di violenza registrati sono stati 175. La persecuzione assume diverse forme. Nei giorni scorsi nel mirino del regime è entrata l’emittente Radio Maria che, con il pretesto di una documentazione non aggiornata, si è vista bloccare l’acceso ai propri conti bancari presso il Banco de la Produccion. Il coordinatore generale dell’emittente, Róger Munguía, ha commentato dicendosi fiducioso che Radio Maria potrà continuare a svolgere la propria opera di evangelizzazione. Tuttavia l’evidente intensificarsi della persecuzione nei confronti della Chiesa desta molta preoccupazione. Dall’inizio dell’anno diversi religiosi sono stati arrestati, dei fedeli denunciano la sospensione delle celebrazioni nelle loro parrocchie dovuta al fatto che i sacerdoti risultano irreperibili. Tra le vittime più recenti della repressione ci sono undici pastori evangelici dell’organizzazione statunitense Mountain Gateway che il 28 marzo sono stati condannati a pene detentive da 12 a 15 anni e a una multa di 80 milioni di dollari ciascuno perché ritenuti colpevoli di riciclaggio di denaro. Erano stati arrestati due mesi prima e da allora tenuti in isolamento, senza contatti con avvocati e familiari. Il processo si è svolto a porte chiuse. L’ong Adf International, Alleanza in difesa della libertà, ha dichiarato che il processo si è svolto in maniera irregolare e che le autorità non sono state in grado di presentare alcuna prova reale dei reati contestati.