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Germania, un piano in 5 punti per contenere l’islam politico

La Cdu e la Csu hanno approvato un documento-guida per limitare l’islam politico in Germania. È un piano in cinque punti dove si afferma che le politiche nazionali adottate sino ad oggi, tra immigrazionismo e sostegni alle moschee, sono state fallimentari. Il testo mette in guardia sulla crescita dei gruppi estremisti e chiede di fermare le donazioni finanziarie opache. Si passerà alla pratica?

Il più grande gruppo parlamentare del Bundestag tedesco, l’Unione Cristiano-Democratica (Cdu) e il suo partito gemello bavarese, l’Unione Cristiano-Sociale (Csu), hanno approvato, all’unanimità, un documento di posizione per tentare di contenere la diffusione dell’islam politico in Germania. “Preservare la società libera, promuovere la coesione sociale, combattere l’islamismo politico”, è il documento che sta interrogando la politica, e la Germania tutta, sul destino che le politiche degli ultimi anni stanno disegnando.

Ci sono alcuni parlamentari che sono finalmente pronti a denunciare quella parte di Paese dove la legge tedesca è stata soppiantata dalla shari’a, e che sono già società “parallele” a guisa di quelle francesi. “Il concentrarsi solo sul terrorismo islamista non rende giustizia al problema generale”, si legge nel documento politico. “L’islamismo ha una base ideologica e l’obiettivo deve essere quello di esplorare questo sottosuolo ideologico. L’islamismo politico, apparentemente, si muove in modo non violento, ma coltiva odio, agitazione e violenza e si batte per un ordine islamico in cui non c’è spazio per libertà di opinione e religione e nemmeno per la separazione tra religione e stato”. È messo nero su bianco che “l’islamismo politico promuove un sistema di governo che è un’alternativa fondamentale alla democrazia, al pluralismo e ai diritti individuali di libertà”.

È un documento politico che non ha eguali in Occidente e che per la prima volta ammette che le politiche nazionali adottate sino ad oggi, tra porte aperte, immigrazione e sostegni alle moschee, sono state fallimentari. Anzi, si chiede una repentina inversione a U rispetto a quel sostegno ai gruppi estremisti in Germania, che, con il pretesto di promuovere il dialogo, li ha legittimati e ha alimentato la diffusione dell’islam politico. Il testo denuncia le molte moschee e associazioni islamiche che in Germania sono controllate da governi stranieri e che stanno educando una generazione giovanissima di jihadisti tedeschi. Gli autori del rapporto guardano alla Francia come il destino che vorrebbero a tutti i costi evitare: per questo chiedono misure urgenti. 

In Germania, come in Italia, Francia, Regno Unito e Spagna, il dibattito sull’islam è di solito ridotto alla violenza e al terrore. Il che disorienta sulla vera natura di una religione che è anche un progetto politico con tanto di annessa ideologia. E pertanto rende complicato capirne il potenziale. È per questo che il documento del Bundestag è atipico: teso al miglioramento della ricerca, dell’analisi e dei metodi di espansione dell’islam in Europa, si fa propositivo quando chiede che in Germania venga vietato ogni finanziamento straniero delle moschee e che si riduca drasticamente il numero di imam importati nel Paese. 

Berlino è da tempo la capitale degli imam che arrivano da Ankara e uno dei Paesi europei che più manda i suoi adolescenti a studiare per imam da Erdoğan.  Poiché hanno diritto di voto, le ultime campagne elettorali di fatto si sono decise più tra i turchi sparsi in Germania che tra gli elettori tedeschi presenti in Anatolia. Erdoğan, ha da sempre investito molto, in termini economici e politici, sui suoi connazionali presenti in Europa. Per di più il presidente turco può contare su uno strumento di propaganda che, nel corso degli anni, si è sempre rivelato utile non solo per diffondere i suoi ideali politici ma anche per tenere ben saldo il proprio elettorato: si tratta della Diyanet, ossia l’istituto per gli affari religiosi, il braccio destro dell’aspirante sultano che finanzia l’apertura di moschee e centri culturali islamici. L’enorme moschea di Colonia è stata inaugurata, per esempio, dallo stesso Erdoğan. Il numero approssimativo di moschee nel Paese è di circa 2750, poi c’è tutta la rete di siti clandestini. 

La Merkel oggi ha circa 3,5 milioni di cittadini turchi, detentori di doppia cittadinanza. Ma non è solo Ankara a preoccupare il Bundestag. “Preoccupanti sono gli sviluppi presso il Centro islamico di Amburgo (IZH), che è sotto l’influenza del regime islamico di Teheran ed è il centro di propaganda dell’estremismo sciita in Germania”, si legge nel rapporto politico. 

Il piano d’azione del parlamento tedesco è in cinque punti. Il primo è teso a sostenere la ricerca sulle radici dell’islamismo politico in Germania e in Europa, quindi creare cattedre accademiche che si concentrino sull’islamismo e le sue strutture, reti e finanziamenti. E attuare uno studio scientifico sui problemi dell’insegnamento scolastico che l’islam sta creando. Ma soprattutto condurre indagini che facciano chiarezza sulla misura in cui l’islam sta influenzando i bambini e gli adolescenti. 

Come secondo punto, il piano auspica la fine della cooperazione statale e dei rapporti contrattuali con le organizzazioni dell’islamismo politico. Le donazioni finanziarie e le collaborazioni con club e associazioni islamici monitorati dalle agenzie di sicurezza tedesche andrebbero interrotte. Si pretende trasparenza per i finanziamenti da Paesi terzi alle moschee e comunità religiose, e quindi l’obbligo di comunicare all’ufficio federale per le imposte ogni fonte di finanziamento diretta e indiretta. Al quarto punto il documento vuole che gli imam si formino in Germania. Infine, Cdu e Csu, allo scopo di prevenire la radicalizzazione, vorrebbero una migliore cooperazione tra i vari livelli di governo e la società civile.

La strategia è stata accolta con un misto di approvazione e scetticismo. Alcuni dicono che le proposte sono attese da tempo, mentre altri ribattono che la strategia è carente e tardiva. Altri ancora guardano al rapporto politico come un mero espediente a fini elettorali, considerato che il 22 settembre in Germania ci saranno le elezioni federali. 

Un recente sondaggio ha rivelato che tre quarti dei tedeschi sono a favore di un’azione più risoluta contro l’islamismo. Stando all’indagine, condotta dall’istituto Insa Consulere, il 74% dei tedeschi concorda sul fatto che il governo dovrebbe combattere l’islamismo. Solo l’8% degli intervistati si è opposto a una linea più dura; il 12% non ha un’opinione in merito. 

In che modo reagirà la ricca e numerosissima comunità islamica di Germania se il Bundestag riuscisse a passare dalla teoria alla pratica? Già nel 2019 il governo Merkel chiese una conoscenza sufficiente del tedesco a chi in futuro richiederà il permesso di soggiorno per l’esercizio di un’attività legata al culto. L’Unione turco-islamica per gli affari religiosi e la comunità islamica Millî Görüş non la presero benissimo.

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